Un commento che fa rumore
Le parole di Federica Pellegrini sul caso doping di Jannik Sinner hanno scatenato un’ondata di polemiche nel mondo dello sport italiano, portando alla ribalta un acceso confronto tra il marito dell’ex nuotatrice, Matteo Giunta, e il capitano della nazionale italiana di tennis, Filippo Volandri. Tutto è partito da un’intervista in cui la campionessa olimpica ha dichiarato: “So che non si è dopato intenzionalmente, ma il suo caso è stato gestito in modo differente”. Una frase che ha acceso il dibattito, spingendo Volandri a replicare con tono polemico e sarcastico.
La risposta tagliente di Volandri
Chiamato in causa, Volandri ha risposto in modo diretto, mettendo in discussione le competenze della Pellegrini per esprimere giudizi su una vicenda così delicata. “Quando sento persone che giudicano, come nel caso della Pellegrini, penso: magari ha una laurea magistrale in giurisprudenza e noi non ne eravamo a conoscenza. O si è letta le oltre 40 pagine della sentenza. Ma anche se le ha lette, ha dimostrato di non averle capite”, ha dichiarato il capitano azzurro, lasciando intendere che certi giudizi sarebbero meglio evitati da chi non è esperto in materia legale o antidoping.
Matteo Giunta entra in scena: “Tutti dovremmo misurare le parole”
A replicare alla risposta di Volandri ci ha pensato Matteo Giunta, intervenuto alla trasmissione RAI La volta buona. Con toni fermi ma misurati, ha voluto difendere la moglie e allargare il discorso alla sensibilità sul tema doping. “Per me, che da sempre vivo nel mondo dello sport, come per Fede, il discorso del doping è sensibile. Per noi c’è sempre stata tolleranza zero e quando succedono queste cose è giusto che l’antidoping sia severo”, ha spiegato Giunta, ricordando che esistono situazioni in cui l’assunzione di sostanze proibite può avvenire anche “inconsapevolmente o a causa di effetti collaterali”.
In un passaggio particolarmente significativo, Giunta ha chiamato in causa lo stesso Volandri, ricordando un episodio del passato: “Anche Volandri penso che lo sappia, ha avuto a che fare con il doping. È stato squalificato per tre mesi, quindi probabilmente anche per lui è un argomento molto sensibile”. Un riferimento al caso del 2009, quando il CAS di Losanna giudicò Volandri innocente, confermando che non aveva violato alcuna norma antidoping.
Proprio per questo, secondo Giunta, sarebbe opportuno adottare maggiore cautela: “Penso che tutti dovremmo misurare molto le parole, ma anche quando lo fai c’è sempre qualcuno che vuole fraintendere”. Una frase che suona tanto come un invito al rispetto quanto come una frecciatina a chi, in questa vicenda, ha alzato i toni della polemica.
Sinner rimane in silenzio, ma la pressione resta
In mezzo a questa bagarre verbale, il diretto interessato, Jannik Sinner, ha preferito non alimentare ulteriormente le polemiche. Concentrato sul suo rientro in campo, il giovane tennista ha dichiarato: “La pressione si sente, ma so gestirla. Sono solo felice di poter giocare”. Un atteggiamento di distacco che molti hanno apprezzato, ma che non ha impedito alla vicenda di continuare a tenere banco sui media e tra gli addetti ai lavori.
Una riflessione più ampia
Il confronto tra Giunta e Volandri, nato da un caso specifico, riporta l’attenzione su una questione più ampia: il modo in cui lo sport italiano affronta i temi della trasparenza, della comunicazione e del giudizio pubblico. L’episodio dimostra quanto sia difficile, anche per figure di spicco, esprimere un’opinione su questioni sensibili senza incorrere in critiche o malintesi. Il doping resta un argomento delicato, non solo per le implicazioni tecniche, ma anche per il suo impatto reputazionale e morale.


