Dominic Thiem, il guerriero gentile: dai duelli con Nadal al futuro tra giovani e sostenibilità

Dominic Thiem racconta la sua carriera tra ricordi indelebili, sfide con Nadal e Djokovic, infortuni e nuovi progetti tra giovani e sostenibilità.
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L’ascesa di un campione partito da Wiener Neustadt

Dominic Thiem ha appeso la racchetta al chiodo, ma il suo viaggio nel mondo del tennis continua a ispirare. Ex numero tre del mondo, vincitore degli US Open 2020 e protagonista di finali leggendarie contro i giganti del tennis, oggi si dedica a progetti che vanno oltre il campo: dalla formazione dei giovani al suo impegno per l’ambiente. Ma prima di tutto, Thiem resta l’immagine di un atleta che ha saputo affrontare i più grandi senza mai perdere l’umiltà.

I momenti indimenticabili: “Il miglior tennis della mia vita? A Melbourne 2020”

Thiem guarda al passato con una consapevolezza sorprendente. Non è la vittoria dello US Open il suo ricordo più intenso, ma il livello di gioco espresso agli Australian Open nel 2020: “Era un tale senso di pienezza. Quando sognavo di diventare tennista, era quel livello che immaginavo”. In quell’occasione raggiunse la finale battendo top player come Rafael Nadal e Alexander Zverev, arrendendosi solo al quinto set contro un ottimo Djokovic.

Lo Slam conquistato a New York nello stesso anno, in rimonta su Zverev, resta un traguardo storico, ma anche una finale condizionata da circostanze uniche: l’assenza di Federer e Nadal, la squalifica di Djokovic e un’atmosfera surreale senza pubblico dopo mesi di stop per la pandemia. “Le condizioni non erano ideali, ma è stata un’esperienza interessante”, ha ammesso Thiem con onestà.

Gli avversari più duri e la montagna Nadal

Quando si tratta di ricordare gli avversari più difficili da affrontare, Thiem non ha dubbi: “Rafa! Soprattutto sul campo Philippe-Chatrier”. La rivalità con Nadal al Roland Garros ha segnato una parte importante della sua carriera. In particolare, la finale del 2019 è rimasta impressa nella sua memoria per la sensazione di impotenza provata: “Giocavo una delle mie migliori partite, ma lui era comunque di un’altra categoria”.

Tra i tennisti che più lo hanno messo in difficoltà, cita anche Tomas Berdych e Juan Martin Del Potro, contro i quali non è mai riuscito a vincere. Altri, come Kei Nishikori e David Goffin, pur battuti, lo hanno sempre spinto al limite con il loro tennis anticipato e aggressivo. Ma Thiem non si è mai tirato indietro: “Contro Novak dovevi tentare qualcosa di speciale. Se giocavi al suo gioco, non lo battevi. Almeno, non io”, ha spiegato parlando del suo iconico rovescio lungolinea, il colpo che spesso gli permetteva di sorprendere anche i più forti.

Il rimpianto più grande: “Non ho ascoltato il mio corpo”

Tra le pieghe di una carriera luminosa, non mancano gli errori. Il più grande? Non aver rispettato i tempi di recupero dopo il primo infortunio al polso nel 2021. “Il medico mi aveva detto di fermarmi per cinque settimane, ma ho ripreso troppo presto. L’infortunio è tornato, peggiore di prima. Non ho mai davvero ritrovato il mio polso”. È il momento che, forse più di ogni altro, ha segnato l’inizio della discesa.

Nonostante tutto, Thiem non si lascia dominare dal rimpianto. Oggi rivendica con fierezza la possibilità di ascoltare il proprio corpo, anche solo per dire: “non ho voglia di fare sport, non ho voglia di muovermi”. Un lusso che durante la carriera non poteva permettersi.

Un futuro tra giovani e sostenibilità

Lontano dai riflettori del circuito ATP, Thiem non si è chiuso in sé stesso. Presto aprirà un’accademia di tennis per trasmettere ai giovani ciò che ha imparato in anni di sfide ad altissimo livello. Al tempo stesso, ha fondato Thiem Energy, una piattaforma dedicata a soluzioni nel campo delle energie rinnovabili. Un impegno concreto per un futuro più sostenibile, coerente con la sua sensibilità.

Nel tennis di oggi si rivede in Casper Ruud, per via del top spin del diritto e della comprensione profonda della terra battuta. Ma il suo cuore resta legato al campo Suzanne-Lenglen, teatro dei suoi match più intensi, e a Madrid, dove un ristorante austriaco gli faceva sentire il calore di casa.

Dominic Thiem ha lasciato il tennis professionistico, ma non ha mai abbandonato la passione. Quella che lo ha portato, partendo da Wiener Neustadt, a sfidare i più grandi e a costruirsi una carriera fatta di talento, lotta e autenticità. Ora, con la stessa dedizione, guarda avanti, pronto a restituire ciò che ha ricevuto.

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