Un’amicizia speciale nata in Alto Adige
Dietro il numero uno del tennis mondiale, c’è un ragazzo che cerca ancora di rimanere con i piedi per terra. Jannik Sinner, simbolo dello sport italiano e idolo internazionale, conserva un lato umano e semplice che spesso sfugge ai riflettori. A raccontarlo in un’intervista a Il Giornale con affetto e sincerità è Tania Cagnotto, ex campionessa di tuffi e oggi amica di famiglia del tennista altoatesino.
Entrambi originari di quella terra riservata e rigorosa che è l’Alto Adige, Sinner e Cagnotto condividono più che una semplice passione per lo sport: condividono valori, educazione e un legame che va oltre la notorietà. Di recente, Jannik ha fatto visita a casa di Tania a Bolzano, un momento che l’ex tuffatrice ricorda con calore: “È stato come avere in casa una persona normalissima”, ha raccontato, sottolineando quanto il tennista sia “simpatico, educato e senza un lato negativo”.
“Gli manca una vita normale”
Nel corso degli anni, Cagnotto ha imparato a conoscere anche il Sinner lontano dai riflettori. Dietro al rigore in campo, si cela una fragilità comune a molti sportivi di alto livello: “Gli manca poter condurre una vita normale, gli dispiace”, ha confidato Tania, lasciando intravedere il peso emotivo che può avere il successo, soprattutto su un ragazzo di appena 23 anni.
Quello di Jannik, spiega Cagnotto, è un talento cresciuto in un ambiente protetto e sobrio, tipico della loro regione: “Il luogo in cui siamo cresciuti aiuta, poca vita mondana e tradizioni forti. Conta anche la famiglia, e poi sì, noi altoatesini siamo un po’ cocciuti”. Una tenacia che ha portato entrambi sul tetto del mondo nei rispettivi sport.
Il rituale delle figlie Cagnotto e la “macchina da guerra”
Oggi Tania è vicepresidente federale e madre di due bambine, Maya e Lisa. Anche loro, in un modo del tutto tenero, partecipano al successo di Sinner: “Quando gioca Jannik, le bimbe si addormentano. È diventato un piccolo rituale di famiglia”, ha raccontato con un sorriso.
Per lei, Jannik resta prima di tutto un ragazzo: “Mi ricorda i compagni di squadra più giovani, è normalissimo. Poi in campo si trasforma in una macchina da guerra”. Ed è proprio questa doppia anima – quella del giovane umile e quella del fuoriclasse – a renderlo una figura tanto amata anche al di fuori delle partite.
Un confronto tra mondi diversi
Anche se i percorsi sportivi sono diversi, il dialogo tra Cagnotto e Sinner si muove su una lunghezza d’onda comune. “Nel tennis, a differenza dei tuffi, puoi recuperare dopo un errore”, osserva Tania, evidenziando quanto la componente mentale sia centrale in entrambe le discipline. Il rispetto reciproco è evidente, ma è la consapevolezza delle pressioni psicologiche condivise a creare una comprensione autentica tra i due.
In un mondo in cui il successo spesso allontana dalla realtà, il racconto di Tania Cagnotto restituisce l’immagine di un Sinner autentico, educato e umile, che continua a cercare un equilibrio tra la gloria sportiva e il desiderio di normalità.


