Nella notte italiana il pluridecorato Roger si è dilettato nell’ennessima dimostrazione di bullismo poetico, vivisezionando a cielo aperto l’incolpevole Darcis.
Il mite altoatesino dovrà sfoderare la tigna delle grandi occasioni, onde evitare l’erosione psicologica da parte del martellante belgradese. In fondo Andreas, sia nel remoto che nel recente passato, ha più volte dimostrato di poter competere con i famigerati big four. Nel lontano 2008 batté, in quel di Rotterdam, un certo Rafael da Manacor, successo al quale va sommata la sbalorditiva affermazione su Roger Federer nel corso dell’ultimo Australian Open.
Molteplici le analogie tra la sfida che lo vide contrapporsi all’elvetico a quella che lo vedrà impegnato contro il serbo: sia con Roger che con Novak il fatidico scontro giunge al terzo turno di un Major. Inoltre, alla vigilia del successo australe di Seppi, l’italiano era reduce da un bilancio di dieci sconfitte su dieci incontri contro Federer. Il passivo nei confronti di Nole è ancora più impietoso: 11 sconfitte su 11 sfide. Gli ultras del Seppio nazionale possono abbarbicarsi a questo incoraggiante parallelismo, prima di farsi sbatacchiare dall’annunciato uragano Novak.
Di tutt’altro tenore si annuncia il sedicesimo di finale del nostro ineffabile Fogna. Il ligure, una volta tanto, si è guadagnato l’onore delle cronache grazie ad un’inattesa redenzione. Ormai è risaputo che alla vigilia degli Us Open il ligure fosse a secco di successi sui campi veloci in tutto il 2015. Onta igniminiosa che Fognini è riuscito a cancellare, seppur parzialmente, quando ormai si dava per scontato l’ennesimo tracollo della sterminata serie.
L’indecifrabile taggiasco, invece, ha omaggiato la grande mela col suo insindacabile talento, stavolta supportato da determinazione e volitività. Johnson e Cuevas potevano rappresentare due insidie irrisolvibili per il Fognini di un paio di settimane fa, non per l’attuale ed agognata versione del più dotato tennista peninsulare.
Questa notte, per noi mangia spaghetti, andrà in scena il secondo round della scazzottata iniziata poco più di un mese fa ad Amburgo con Rafa Nadal. Da allora i due non si sono più affrontati, visti o parlati. Nelle conferenze stampa di vigilia Fogna ha utilizzato toni distensivi nei confronti del maiorchino, facendo ricadere la responsabilità dell’accaduto sull’onnipresente zio Toni. Nadal dal canto suo ha tradito una certa insofferenza una volta stuzzicato su questo tema, dimostrando di non aver ancora archiviato l’accaduto.
Le premesse umorali sono all’altezza di quelle tecniche. Dei tre confronti diretti di questo 2015 Fabio se n’è aggiudicati due (Rio de Janeiro e Barcellona) mentre Rafa si è rifatto conquistando il titolo ad Amburgo, al termine di una finale comunque memorabile, anche al di là del velenoso battibecco. Se Fogna manterrà il livello dei due turni precedenti potrà fare una bella figura in mondovisione. Se giocasse al meglio delle proprie possibilità potrebbe persino vincere. Molto più probabile che incappi nella solita ricaduta e faccia scempio di se stesso.
Merita menzione, tra gli incontri di rilevanza minore, l’impegno del campione in carica Marin Cilic (non è una battuta, controllate l’albo d’oro) opposto al trottolino finto-kazako Kukushkin. Non ci chiedete perchè ma sentiamo profumo, o per meglio dire olezzo, di cinque set.
Anche nel caso di Tommy Robredo-Benoît Paire e Milos Raonic-Feliciano Lopez non escludiamo sviluppi tantrici: Tommy e Benoit sono talmente complementari da essere spesso protagonisti di durature maratone all’insegna della schizofrenia. Nello scontro iberico-canadese Feliciano ha dimostrato in più di un’occasione di poter complicare i piani, o per meglio dire il piano, del monolitico Milos.



