Australian Open maschile: chi sono i favoriti?

Gli Australian Open si avvicinano ogni giorno di più; il 14 Gennaio è alle porte e il primo slam stagionale aprirà le danze nella notte italiana tra domenica 13 e lunedì 14 Gennaio. A guidare il seeding sarà Novak Djokovic, fresco numero uno del mondo e sei volte campione del torneo. A seguire ci saranno (salvo imprevisti) Rafael Nadal, Roger Federer e Alexander Zverev, i tre tennisti dal rendimento più alto, per titoli vinti e finali raggiunte, del 2018. Il vincitore oggi appare meno scontato di quanto non si supponesse appena prima delle ATP Finals, quando un Novak Djokovic, che sembrava non doversi fermare più, ha iniziato a registrare qualche piccolo cedimento perdendo in sequenza le finali di Parigi Bercy e del Masters di Londra. Anche recentemente non ha brillato nell’ATP 250 di Doha, cedendo in semifinale allo spagnolo Roberto Bautista Agut, dopo aver comunque sofferto nei turni precedenti contro Fucsovics e Basilashvili. In base ai recenti risultati proviamo a stilare una possibile rosa costituita da nove contendenti che, dati alla mano, possono accaparrarsi la prima coppa slam targata 2019.1) NOVAK DJOKOVIC

Il campione serbo, dopo un 2017 in caduta libera e un inizio 2018 in apnea, ha ritrovato se stesso sull’erba londinese vincendo, dopo un digiuno di due anni, il tredicesimo slam, completando in seguito il Carrer Masters 1000 a Cincinnati e coronando il sogno del quattordicesimo major a New York. Non darlo per super favorito è un reato, ma consegnargli la coppa a priori risulta azzardato, dato che le ultime prestazioni profuse non hanno entusiasmato né lui né gli addetti ai lavori. Ma Novak Djokovic è uno che negli slam non si dà mai per vinto, cerca di risollevare situazioni complicate e, soprattutto a Melbourne, ha sempre sfornato prestazioni magistrali, nonché vittorie sontuose come negli ottavi di finale del 2013 contro Wawrinka e nella finale del 2012 con Rafael Nadal. E’ dal trionfo del 2016 che Nole non ottiene grossi piazzamenti in Australia, estromesso nel 2017 al secondo turno da Istomin e lo scorso anno da uno spumeggiante, nonché giovanissimo, Chung. La voglia di rifarsi sarà sicuramente notevole e i bookmakers lo considerano, in assoluto, il favorito alla vittoria finale. La caccia del serbo al settimo titolo è quindi ufficialmente aperta e, qualora andasse a buon fine, lo proclamerebbe come il tennista più titolato sulla Rod Laver Arena.

Novak Djokovic2) ROGER FEDERER

Nessuno nel 2017 credeva che Roger Federer, lontano dai campi da sei mesi abbondanti, potesse trionfare a Melbourne al primo torneo disputato dopo il lungo stop e ancor meno si pensava che, nel 2018, avrebbe messo a segno una storica doppietta che, oltre a regalargli il titolo, gli avrebbe fruttato il ventesimo slam della carriera, record assoluto a livello maschile. Quest’anno le incognite sono tante, perché la seconda parte del 2018 non è stata florida per il maestro di Basilea che ha perso due finali su tre giocate nel circuito ATP e a Wimbledon ha ceduto, sulla lunga distanza, in modo quasi assurdo a Kevin Anderson e non sorte migliore gli è stata riservata agli US Open al cospetto di John Millman, momento in cui lo svizzero ha abbandonato il campo a corto di fiato e gambe. Recentemente, alla Hopman Cup, Roger si è presentato in buona forma, sfoderando prestazioni interessanti e l’umore è parso in sintonia con la forma fisica. Il terzo Australian Open di fila sarebbe un’impresa (l’ennesima) grandiosa per lui, alla soglia di quasi 38 anni. Ma per inanellarlo Federer avrà bisogno di due fattori fondamentali: la totale assenza di acciacchi e un buon girone che lo porti a non spendere troppe energie nei turni iniziali.

 3) RAFAEL NADAL

Il maiorchino non calca un campo da Tennis, a parte la malriuscita esibizione di Abu Dhabi, dal Settembre 2018. Il cemento australiano non sempre gli è stato amico, dato che su quattro finali disputate ne ha vinta solo una, spesso perdendo sul fil di lana. In più a Melbourne, Nadal, ha contratto alcuni infortuni importanti come nel 2014, dove un risentimento alla schiena non gli ha permesso di giocare alla pari con Stan Wawrinka e nel 2018, quando uno stiramento al muscolo Psoas lo ha costretto al ritiro contro Marin Cilic. Ma togliere lo spagnolo dalla rosa dei possibili vincenti non è possibile per due ragioni essenziali: la principale perché lo spirito di Rafa Nadal è quello del vincente e del lottatore per vocazione, impossibilitato caratterialmente ad arrendersi senza prima aver combattuto; la secondaria è che, seppur fermo da quattro mesi, ricopre ancora la posizione numero due, perciò con un buon tabellone potrebbe riuscire a superare la prima settimana in scioltezza e tutti sappiamo che, una volta arrivato in fondo, Nadal può essere piegato solo se il fisico non dovesse reggere o se davanti gli si parasse un super esperto del cemento come Novak Djokovic.

4) ALEXANDER ZVEREV

Il tedesco, dopo aver vinto le ATP Finals e aver apportato dei miglioramenti al proprio gioco grazie all’arrivo di Ivan Lendl, entra di diritto tra i pretendenti al titolo. Secondo i bookmakers è il più quotato dopo Djokovic e Federer. Nonostante i progressi, però, molte sono le incognite che pesano su Sascha Zverev, dato che da quando è esploso, nel 2017, i risultati a livello slam hanno sempre deluso, avendo collezionato sconfitte ai primi turni a ripetizione, salvo i quarti di finale raggiunti allo scorso Roland Garros. Il teutonico, alla Hopman Cup, non ha particolarmente impressionato, in virtù anche della sonora sconfitta rimediata contro Roger Federer. Ma un torneo di esibizione non è mai troppo attinente per azzardare previsioni certe, dunque bisogna capire se il giovane Alexander è riuscito ad incrementare il livello di resistenza al meglio dei cinque set e a stabilizzare la tenuta nervosa ed emotiva, punto debole che lo ha portato, in diverse occasioni, a perdere match quasi già vinti, come successo a Wimbledon contro Gulbis.

5) MARIN CILIC

Il 2018 è stata una stagione altalenante per il croato di Zagabria, iniziata benissimo con la finale conquistata agli Australian Open e conclusasi alla grande con la vittoria della Coppa Davis (formato old style) a Lille. Nel mezzo, però, Marin Cilic ha espresso ottime prestazioni, come al torneo del Queen’s, accompagnate da sconfitte inaccettabili, come quella rimediata a Wimbledon contro Guido Pella, partita nella quale era avanti due set a zero, con tanto di match point nel quarto. Il campione degli US Open 2014 è chiamato ora a difendere una finale prestigiosa, oltre che un bottino di punti considerevole (1300). Se Cilic, come purtroppo spesso gli accade, dovesse cadere vittima della tensione e della pressione e dovesse uscire prematuramente dallo slam australiano, metterebbe a rischio anche la permanenza in top ten, qualora Anderson e Khachanov dovessero ottenere risultati ragguardevoli. Ma il cemento di Flinders Park è il luogo ideale per sfoderare il proprio repertorio fatto di servizi potenti e accelerazioni devastanti. Ergo se la testa reggerà, il buon Marin potrà arrivare lontano, lui che è alla ricerca del secondo titolo slam da quasi due anni.

6) KEVIN ANDERSON

Il sudafricano sta vivendo, da un anno e mezzo a questa parte e all’età di 32 anni, il miglior momento della carriera. Due finali slam, ottime prestazioni sparse un po’ ovunque e il recente titolo ATP a Pune, preceduto dalla vittoria a Vienna nel precedente finale di stagione, rappresentano ottimi viatici per includerlo tra i favoriti. Kevin Anderson è uno di quei giocatori che, pur limitato dall’altezza e da una mobilità non troppo elastica, non ha mai smesso di lavorare seriamente per migliorarsi in ogni settore. A Melbourne, aiutato da un’ottima posizione in classifica, potrebbe riuscire a collezionare la terza finale slam della carriera e quando si giunge ad un passo dal cielo, si sa, niente diventa impossibile, considerando -oltremodo- che l’introduzione del super Tie Break nel quinto set permetterà a lui, che di tie-break ne gioca tantissimi, di non arrivare del tutto privo di forze e di risorse alla partita successiva.

7) KAREN KHACHANOV

Il russo, indubbiamente, è uno dei giovani col maggior potenziale per vincere o quantomeno arrivare lontano. Da picchiatore a tutto spiano, piano piano si è trasformato in un atleta dalle accelerazioni devastanti sì, ma alternate da giocate di fino anche nei pressi della rete. E’ stata questa la chiave di volta che ha permesso a Karen Khachanov di vincere l’ultimo Masters 1000 stagionale e di mettere in seria difficoltà Nadal agli US Open. Il moscovita, oggi numero 11 del mondo, potrebbe ottenere il colpaccio se riuscisse a mantenere la stessa continuità fisica e mentale come a Parigi Bercy e, contrariamente agli altri coetanei, sembra non risentire la fatica dovuta alle lunghe maratone e in più è supportato da un carattere d’acciaio, che gli consente di non tremare nei momenti clou.

8) KEI NISHIKORI

Il nipponico, dopo un digiuno triennale, ha finalmente vinto il dodicesimo titolo della carriera a Brisbane, succedendo nell’albo d’oro a Nick Kyrgios. Kei Nishikori, prima di questo trionfo, aveva perso la bellezza (si fa per dire) di nove finali consecutive, tra cui alcune a livello mille. Il giapponese è un grande lottatore, limitato da una schiena fragile come il cristallo, che non gli permette di avvalersi di un gran servizio, arma imprescindibile per un ribattitore “morbido” come lui. Ma in occasione degli ultimi US Open ha dimostrato di saper combattere e di poter essere un avversario ostico per chiunque, grazie alla sua rinomata intelligenza tattica. Nishikori, attuale numero 9 del ranking, potrebbe approfittare di qualche buco nel tabellone o di un upset inaspettato per raggiungere la seconda finale slam della carriera e di certo non la regalerà come accaduto nel 2014 a Flushing Meadows, giorno in cui la tensione e l’emozione gli hanno impedito di ripetere l’impeccabile prestazione elargita, solo due giorni prima, ai danni di Novak Djokovic.

9) STANISLAS WAWRINKA

Quanto manchi al Tennis uno Stan The Man al top è risaputo dentro e fuori il circuito. Sembra impensabile allegare il suo nome alla cerchia dei papabili alla vittoria, ma i bookmakers non la vedono alla stessa maniera e pongono lo svizzero in una posizione persino più alta rispetto a quella di Thiem, Anderson, Dimitrov e Nishikori. Stan Wawrinka è un giocatore dotato di una classe eccelsa, che se solo avesse avuto in dote un fisico più scattante avrebbe potuto fare man bassa di tornei su ogni superficie. Il campione dell’edizione 2014, dopo una delicata operazione al ginocchio e il divorzio da Magnus Norman, ha faticato moltissimo per risalire la china, ma ora sembra essersi rimesso in carreggiata e la riappacificazione col mentore svedese potrebbe riportarlo sugli allori nei quali ha alloggiato dal 2014 al 2017. Nessun tennista si augura mai di trovarlo davanti al proprio cammino, nemmeno quando sa che non è al meglio della condizione, perché le sforbiciate di dritto e rovescio che è capace di mettere a referto, lasciano i segni non solo sul campo ma anche sulle velleità degli avversari. Novak Djokovic ne sa qualcosa, suo malgrado.

LA NEXT-MIDDLE GEN

Difficile stabilire chi, tra i giovani, possa compiere l’impresa della vita oltre ai già citati Zverev e Khachanov. Shapovalov e Tsitsipas, pur dotati di un tennis completo sotto tutti gli aspetti, sembrano ancora lontani da un simile prodigio, soprattutto il canadese, ancora molto immaturo sul piano tattico e mentale. Borna Coric appare come il tennista maggiormente cresciuto; la cura Piatti ha dato i suoi frutti da subito, rendendolo un avversario ostico ad Indian Wells e Shanghai e conducendolo alla vittoria dell’ATP 500 di Halle. Il coreano Hyeon Chung, autore di una cavalcata trionfale lo scorso anno, non sembra nella condizione tale da poter ripetere l’exploit del 2018, considerata anche la sconfitta subita a Auckland, e molte incognite permangono sullo stato di concentrazione di Nick Kyrgios, che negli ultimi tempi ha intrapreso un percorso di sostegno psicologico, per arginare gli alti e bassi tipici della sua labile tenuta mentale. Dominic Thiem a New York ha giocato molto bene e non parte certamente battuto, mentre di Grigor Dimitrov ben poco si può dire, dato che a Brisbane ha mostrato alcuni progressi, ma non tali da permettergli di aggiungere in bacheca un risultato così clamoroso.

Come detto in apertura di articolo, nessuno parte con la coppa in mano in questo Australian Open e l’andamento della prima settimana sarà fondamentale per capire chi, alla fine, potrà davvero aspirare a diventare il campione della centosettesima edizione del major oceanico, definito anche Happy Slam, in virtù della solarità (a volte insopportabile) del luogo e dei suoi abitanti.

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