Un ritorno inatteso, ma carico di significato
Sembrava uno dei tanti nomi ormai destinati a restare nella memoria del tennis italiano solo per gli exploit del passato. E invece Marco Cecchinato è tornato, con una voglia di rivalsa che ha stupito anche lui. A Milano, nel suo primo torneo dopo la decisione di farsi seguire nuovamente dal cugino Francesco Palpacelli, l’ex semifinalista del Roland Garros ha centrato la finale dell’ASPRIA Tennis Cup. Un risultato che mancava da quasi tre anni, ma che oggi assume un valore più profondo: “È una seconda carriera per me”, ha dichiarato, “e questa volta voglio viverla con la passione di quando ero bambino”.
Il peso del passato e la forza del presente
Cecchinato era entrato nel torneo da numero 437 del mondo, con una wild card concessa dagli organizzatori – un tributo a chi in passato ha scritto una pagina importante del tennis italiano. L’ha ripagata con quattro vittorie nette, tutte in due set, culminate nel successo sul giovane Jacopo Vasamì. “Onestamente non mi aspettavo questo livello. Significa tantissimo per me”, ha raccontato dopo la semifinale, chiusa con un urlo liberatorio che ha lasciato trasparire l’emozione di un atleta rinato.
Dietro questo cambiamento c’è il ritorno a un ambiente familiare: il cugino Francesco Palpacelli, che gli mise la racchetta in mano da bambino, lo accompagna di nuovo nel suo percorso. “Mi sta facendo il lavaggio del cervello – confessa Marco con un sorriso – devo dimenticare il passato, ritrovare l’atteggiamento giusto, lavorare duro anche nei piccoli dettagli. Dopo ogni match torno in campo ad allenarmi per 20 minuti, proprio come quando ero piccolo”.
Dalla crisi al riscatto
Il 2024 è stato l’anno del reset: dopo un infortunio che lo ha tenuto fermo per cinque mesi, Cecchinato ha scelto di dedicarsi completamente alla risalita nel ranking. L’obiettivo? Tornare tra i primi 200 per poter competere negli Slam. A giudicare dall’energia e dalla costanza con cui si sta allenando e giocando, l’obiettivo non sembra più così lontano. Dopo la vittoria a Milano, il suo ranking virtuale è salito a 351, e con un’altra vittoria potrebbe avvicinarsi alla soglia dei 300.
Ma più che i numeri, colpisce l’atteggiamento. “Mi ero un po’ accontentato dopo i successi del 2018 – ammette con onestà – per restare ad altissimo livello serve molto di più. E forse, allora, non ero pronto mentalmente. Ora lo sono”.
Un legame speciale e uno sguardo al futuro
Palpacelli, oggi suo allenatore, è più di un familiare: “È come un fratello”, dice Marco, sottolineando quanto sia importante per lui essere circondato da persone che gli vogliono bene. Non manca di ringraziare anche Massimo Sartori e il preparatore Luca Franco, figure chiave in questa nuova fase. Un team che lo sostiene non solo tecnicamente, ma soprattutto umanamente.
Nel parlare di Vasamì, Cecchinato mostra anche un animo da mentore: “Gli ho detto che ha un gran futuro. Se continuerà a lavorare, lo vedremo in alto. Mi piacerebbe allenarlo un giorno”. Un pensiero che si allinea alla sua visione post-carriera: sogna di rimanere nel mondo del tennis, magari come telecronista, o allenatore di giovani promesse.
Una nuova sfida: Dino Prizmic
Per conquistare l’ottavo titolo Challenger in carriera, Cecchinato dovrà superare Dino Prizmic, il favorito del torneo e reduce da 14 vittorie consecutive. Il croato ha mostrato una tenacia fuori dal comune nel superare Rafael Jodar in tre set e punta ora a diventare il primo tennista della sua nazione a vincere l’ASPRIA Tennis Cup.
Sarà un match carico di significato, tra il talento emergente e l’esperienza ritrovata. Ma Cecchinato, oggi più che mai, sembra pronto alla battaglia: “La mia forza ora è la voglia di rimettermi in gioco. Ho realizzato tutti i miei sogni da bambino, adesso gioco per passione”.


