Andrea Gaudenzi difende la riforma dei Masters 1000: “Un cambiamento epocale per il tennis”

Andrea Gaudenzi difende la riforma dei Masters 1000 a dodici giorni e il profit sharing, definendoli un cambiamento epocale per il tennis. Ecco la sua visione sul futuro del Tour ATP.
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Negli ultimi anni l’ATP ha intrapreso un profondo percorso di rinnovamento sotto la guida del presidente Andrea Gaudenzi, con l’obiettivo di garantire maggiore sostenibilità economica e più opportunità ai giocatori. Al centro delle riforme ci sono il profit sharing e l’estensione dei Masters 1000 a dodici giorni, due pilastri del piano strategico OneVision.

Il profit sharing e la crescita del Tour

Introdotto nel 2022, il profit sharing ha distribuito nel 2024 ben 18,3 milioni di dollari ai giocatori, una cifra 2,7 volte superiore rispetto all’anno precedente. I fondi vengono calcolati sui risultati ottenuti nei Masters 1000 e rappresentano, secondo Gaudenzi, la prova che “l’ecosistema è sano e in crescita”. Il presidente ha sottolineato che il vero potenziale è ancora tutto da esprimere: “Siamo solo all’inizio. Con i formati ampliati e investimenti strutturali stiamo sbloccando nuovi livelli di sviluppo. Sono certo che il profit sharing, insieme all’espansione dei tornei, sarà visto come un cambiamento epocale”.

Questo modello ha già permesso grandi investimenti, come il progetto da 260 milioni di dollari a Cincinnati, e l’espansione del fondo pensionistico ATP da 165 a 300 giocatori. Parallelamente, i montepremi dei tornei Challenger sono raddoppiati dal 2022, aumentando le opportunità per chi si trova nelle retrovie del ranking.

Masters 1000 da dodici giorni: critiche e benefici

Se da un lato i tornei godono di maggiore stabilità e capacità d’investimento, dall’altro molti giocatori hanno espresso preoccupazioni per un calendario sempre più fitto e una stagione che lascia poche settimane di pausa. Gaudenzi riconosce le difficoltà ma ribadisce un concetto: “Il nostro calendario è lungo e complesso, ma i giocatori scelgono i propri programmi. Questa libertà è rara nello sport professionistico”.

Secondo l’ex tennista azzurro, l’estensione a dodici giorni non solo ha garantito una distribuzione 50/50 degli utili, ma ha creato le condizioni per progetti di lungo termine che altrimenti non sarebbero stati possibili. “Diamo tempo a questo modello, cinque o dieci anni. Guarderemo indietro a questa decisione come alla base di una crescita esponenziale”, ha aggiunto.

Il nodo calendario e le esibizioni

Le polemiche sul calendario si intrecciano con il tema delle esibizioni, sempre più remunerative e in grado di attirare i top player. Gaudenzi non si è detto contrario a queste iniziative, definendole parte della libertà dei giocatori di essere lavoratori indipendenti. Ha però puntualizzato che “le esibizioni avvantaggiano solo una piccola parte di atleti, non assegnano punti e non reinvestono nell’ecosistema. Per questo il nostro focus deve restare sugli eventi ATP”.

Il presidente ha inoltre ricordato che il tennis maschile non può essere costruito attorno alle esigenze di una ristretta élite. Se i big arrivano regolarmente in fondo ai tornei e subiscono un carico maggiore, la maggior parte dei giocatori ha bisogno di competere per mantenersi.

Una visione di lungo periodo

Tra i prossimi cambiamenti spicca anche la modifica al sistema di ranking: dal 2025 verranno conteggiati i migliori 18 risultati nelle ultime 52 settimane, e non più 19. Gaudenzi considera i Masters 1000 come i pilastri della stagione, sia dal punto di vista commerciale che narrativo: “Quegli eventi generano i ricavi che ora tornano ai giocatori con premi record e profit sharing. Sono la spina dorsale della nostra storia sportiva”.

L’ex numero uno azzurro guarda quindi con fiducia al futuro del Tour, convinto che l’espansione dei grandi eventi, il reinvestimento degli utili e la libertà concessa agli atleti possano rafforzare il tennis professionistico nel suo complesso.

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