Paolo Bertolucci difende Sinner: “Nessuna tragedia, contro Alcaraz basta un 5% in meno e perdi”

Paolo Bertolucci smonta i processi contro Jannik Sinner dopo la finale persa agli US Open con Alcaraz: “Nessuna tragedia, bastava un 5% in meno”.
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La sconfitta agli US Open senza drammi

La finale degli US Open persa da Jannik Sinner contro Carlos Alcaraz ha scatenato, come spesso accade, una pioggia di commenti eccessivi. Tra chi ha parlato di disfatta e chi ha invocato cambiamenti radicali, è arrivata la voce schietta di Paolo Bertolucci a riportare equilibrio. L’ex campione e oggi commentatore televisivo ha smontato i processi sommari: “Il numero uno che perde contro il numero due mondiale è una cosa normalissima. Nello sport si vince e si perde”.

Il peso dei dettagli nei duelli con Alcaraz

Secondo Bertolucci, tra i due fenomeni del tennis moderno la differenza si gioca sui dettagli: “Se uno dei due è sotto anche di un 5% rispetto al proprio standard, perde in quattro set. È successo a Wimbledon, è successo a New York. Niente di clamoroso”. Per il toscano, Alcaraz ha disputato una partita praticamente perfetta, mentre Sinner ha pagato soprattutto al servizio e nei momenti chiave.

Nessun processo a Sinner

Il problema, per Bertolucci, non è la sconfitta ma il modo in cui viene raccontata. Nel podcast La Telefonata ha denunciato l’abitudine di esaltare un atleta quando vince e demolirlo alla prima battuta d’arresto: “Sono partiti i processi nei confronti di Sinner. Non capiscono che nello sport si perde anche sette-otto volte all’anno. Ieri sera Alcaraz ha giocato benissimo, mamma mia. Quando gioca così non si può battere”.

Le aree di crescita e il futuro

Sinner, secondo l’analisi dell’ex Davisman, ha ancora margini di miglioramento, soprattutto nella gestione del servizio e nella capacità di variare il gioco quando è lui a comandare lo scambio. Ma si tratta di dettagli, correzioni minime che fanno la differenza al livello più alto: “Non ci sono margini enormi, solo piccoli aggiustamenti, come in Formula 1”. E ogni modifica, che sia nello staff o nell’approccio, resta una scelta personale del tennista.

Il tennis e i suoi problemi organizzativi

Oltre all’analisi tecnica, Bertolucci ha puntato il dito anche contro l’organizzazione degli Slam. Orari incerti, finali ritardate e decisioni discutibili penalizzano lo spettacolo: “Abbiamo già problemi di programmazione, poi arriva il presidente e la finale inizia con 45 minuti di ritardo. È demenziale”.

L’Italia c’è

Nonostante le critiche, Bertolucci invita a non dimenticare un dato di fondo: l’Italia oggi è protagonista assoluta del tennis mondiale. “Nella ‘tragedia’ abbiamo il numero due del mondo. Io vorrei che in tutti i settori italiani avessimo il numero due del mondo”.

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