US Open, la finale tra Sinner e Alcaraz segnata dalla presenza di Trump: fischi, ritardi e polemiche

La finale degli US Open 2025 tra Sinner e Alcaraz è stata segnata dalla presenza di Trump: ritardi all’ingresso, fischi dagli spalti e una reazione virale che ha scatenato polemiche.
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La finale degli US Open 2025 tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz è stata uno degli eventi sportivi più attesi dell’anno. Ma oltre allo spettacolo sul campo, a catalizzare l’attenzione è stata la presenza sugli spalti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha trasformato la serata in un caso mediatico.

Un inizio tra fischi e ritardi

L’ingresso di Trump all’Arthur Ashe Stadium ha comportato un rafforzamento delle misure di sicurezza. I controlli hanno costretto gli spettatori a lunghe attese, causando un ritardo di circa 45 minuti nell’avvio del match. Quando il primo scambio è stato giocato, lo stadio era ancora per metà vuoto, con molti tifosi bloccati all’ingresso.

La decisione dell’organizzazione ha scatenato critiche pesanti. Tra le voci più autorevoli quella di Martina Navratilova, che non ha nascosto la propria indignazione: “È assolutamente folle che la finale venga posticipata per questo motivo. La gente ha pagato migliaia di dollari per questi biglietti. Era mezzo vuoto alla partenza”.

Ad accendere ulteriormente la tensione ci ha pensato l’ex tennista Laura Robson, oggi commentatrice, che ha riportato in diretta i fischi partiti dagli spalti alla prima inquadratura di Trump. Una presa di posizione che ha infranto la regola dell’USTA, che aveva chiesto ai media di non commentare eventuali contestazioni.

La reazione virale di Trump alla vittoria di Alcaraz

Se l’inizio della serata è stato movimentato, il finale non è stato da meno. Subito dopo il successo di Alcaraz su Sinner, le telecamere hanno ripreso Trump in piedi, impassibile, mentre tutto lo stadio esplodeva di entusiasmo. Un atteggiamento distaccato che non è passato inosservato e che è diventato rapidamente virale sui social.

Ancora una volta Navratilova non ha risparmiato il presidente, scrivendo su X: “Non ho mai visto Trump applaudire. Neanche una volta. È così invidioso! E quando tutto lo stadio è esploso applaudendo Bruce Springsteen mentre suonava Born in the USA è stato magico!”.

Il contrasto tra la freddezza del presidente e la festa del pubblico ha finito per trasformarsi in uno dei momenti simbolo della finale, capace di far discutere tanto quanto il trionfo di Alcaraz.

Una presenza che divide

L’episodio ha confermato il rapporto complicato tra Trump e Flushing Meadows. Già dieci anni fa, durante una precedente apparizione sugli spalti, l’attuale presidente era stato accolto da contestazioni. Lo stesso copione si è ripetuto quest’anno, con l’aggiunta di un ritardo che ha lasciato l’amaro in bocca a molti spettatori.

Alla fine, la vittoria di Alcaraz resterà negli annali, ma l’edizione 2025 degli US Open sarà ricordata anche per un contorno politico e polemico che ha fatto da contrappunto al grande tennis.

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