Una crisi che non conosce fine
Il 2025 si sta rivelando un anno nero per Stefanos Tsitsipas, e il recente crollo al Masters 1000 di Toronto è solo l’ultimo atto di una stagione segnata da delusioni, cambi di rotta e sconfitte sorprendenti. Battuto al primo turno da Christopher O’Connell, numero 78 del mondo, in tre set (6-4, 4-6, 6-2), il tennista greco ha mostrato ancora una volta tutti i segnali di un’involuzione preoccupante. Incertezza mentale, cali fisici e difficoltà tattiche stanno caratterizzando un’annata in cui la continuità sembra essere un miraggio.
Nel match contro l’australiano, Tsitsipas ha provato a reagire nel secondo set, ma è poi crollato nel parziale decisivo, incapace di trovare soluzioni efficaci nei momenti chiave. Non è bastato il ritorno di Apostolos Tsitsipas, padre e storico coach, per riportare equilibrio in campo: la sensazione è che la crisi vada ben oltre la guida tecnica.
I numeri di una stagione da dimenticare
Il bilancio stagionale è impietoso: 19 vittorie a fronte di 14 sconfitte, molte delle quali contro giocatori nettamente inferiori nel ranking. Un rendimento insufficiente per un atleta che fino a pochi anni fa ambiva a vincere Slam e mantenersi saldamente in top 10. Oggi, invece, rischia seriamente di scivolare fuori dalla top 30, evento che non accadeva dal 2019.
Il 2025 di Tsitsipas era iniziato male già a gennaio, con la sconfitta contro Alexander Shevchenko alla United Cup e l’uscita al primo turno dell’Australian Open per mano di Alex Michelsen, allora numero 42 del mondo. Nemmeno il titolo a sorpresa conquistato a Dubai — battendo in finale Felix Auger-Aliassime — è riuscito a cambiare l’inerzia di una stagione in cui i passaggi a vuoto sono diventati troppo frequenti.
Tra le eliminazioni più clamorose spiccano quelle subite da tennisti come Matteo Gigante (n° 167) al Roland Garros, Valentin Royer (n° 113) a Wimbledon, e ancora Michelsen e O’Connell nei tornei successivi. Tutti nomi che, sulla carta, non avrebbero dovuto rappresentare ostacoli insormontabili per un giocatore del calibro di Tsitsipas.
Cambi falliti e tensioni interne
La ricerca di una nuova identità tecnica ha portato Tsitsipas ad allontanarsi per un periodo dal padre, nel tentativo di rendersi indipendente e di rinnovarsi sotto la guida di Goran Ivanisevic. Ma la collaborazione con l’ex coach di Djokovic si è rivelata breve e turbolenta infatti le maniere forti del croato erano troppo per lui. Così, l’ateniese è tornato sotto la guida del padre, ma senza ottenere miglioramenti tangibili.
I tentativi di rivoluzione sono falliti, e ora Stefanos sembra stretto in una spirale di insicurezza dalla quale non riesce a uscire. I dati parlano chiaro: nel 2022, 2023 e 2024 le sconfitte inaspettate erano già numerose, ma il 2025 ha segnato un picco negativo, rendendo questa la sua peggior annata in termini di performance e risultati sorprendenti.
Cosa resta da salvare?
Con l’orizzonte di Cincinnati all’orizzonte e un finale di stagione ancora da giocare, il tempo per una svolta non è del tutto esaurito, ma serve una scossa vera, non più solo cambi cosmetici. È evidente che Tsitsipas debba lavorare non solo sul piano fisico e tecnico, ma soprattutto su quello mentale e motivazionale. La fiducia, la capacità di gestire i momenti di difficoltà e il desiderio di rilanciarsi sembrano essere gli ingredienti mancanti.
Ritrovare la solidità che lo aveva portato a sfiorare uno Slam nel 2021, riconnettersi con il proprio gioco e fare pace con un contesto tecnico che oggi appare più instabile che mai: questa è la sfida che attende Stefanos Tsitsipas. Ma il tempo delle giustificazioni è finito. Il campanello d’allarme non suona più, ormai è un grido che non può essere ignorato.


