Nel corso di una lunga intervista al Jay Shetty Podcast, Novak Djokovic si è raccontato senza filtri, offrendo uno sguardo intimo sulla propria carriera, sulla crescita personale e su ciò che immagina per il futuro. Il 24 volte campione Slam ha parlato non solo di tennis, ma anche di emozioni, fragilità e della ricerca costante di equilibrio interiore.
Il tennis come scuola di vita
Djokovic ha sottolineato come il tennis sia stato per lui molto più che uno sport: “Il tennis è stato una piattaforma per crescere come persona”. Fin da giovane, grazie all’influenza della sua prima maestra Jelena Gencic, ha imparato a vivere lo sport in un’ottica olistica, fatta non solo di allenamenti e competizioni, ma anche di musica, scrittura e immaginazione. Una formazione che, a suo dire, lo ha aiutato a diventare un uomo curioso, sempre alla ricerca di nuove conoscenze.
Emozioni nascoste e momenti di crisi
Uno dei passaggi più toccanti riguarda il rapporto con le emozioni. Djokovic ha raccontato di aver passato anni a reprimere i propri sentimenti per conformarsi alla narrazione sportiva che vieta la vulnerabilità: “Se piangi sei visto come un debole. Per anni ho cercato di non far trasparire nulla, ero arrivato al punto di non esprimere alcuna emozione”. Una rigidità che lo ha portato a chiudersi persino nei confronti di chi gli stava più vicino, finché non ha scelto consapevolmente di cambiare approccio.
L’infortunio al gomito del 2017 ha rappresentato un momento cruciale: “Avevo giurato a me stesso che non mi sarei mai operato, e per questo ho pianto per giorni”. Una ferita profonda che, però, ha acceso in lui una nuova sfida, culminata con il ritorno vincente fino all’oro olimpico di Parigi 2024.
La forza delle sfide e del pubblico
Djokovic ha spiegato come, per restare motivato a questo livello, sia fondamentale trovare sempre nuove sfide. In certi momenti, anche l’ostilità del pubblico è diventata una risorsa: “Ho avuto molte esperienze non semplici col pubblico, ma ho trasformato quell’energia in benzina per vincere”. Non a caso ha citato Michael Jordan e la sua abitudine di inventarsi un “nemico” per accendere la competizione.
Guardando al futuro
Il pensiero del ritiro inevitabilmente lo accompagna, ma Djokovic non vuole lasciarsi cogliere impreparato: “Sarà un giorno triste ed emozionante, lo so, ma bisogna canalizzare l’adrenalina su altri canali”. La sua grande passione oggi è il benessere: alimentazione, idratazione, sonno, esercizio fisico. “Amo lo sport e lo praticherò per tutta la vita. Vorrei che il mondo fosse più sano”, ha dichiarato, svelando anche alcune abitudini particolari, come portare con sé strumenti e dispositivi per mantenersi sempre in forma, dalle luci a infrarossi agli oli naturali.
Djokovic ha ammesso che il suo avversario più duro è sempre stato se stesso, mentre il più impegnativo sul piano fisico resta Rafael Nadal. Ma ciò che emerge da questa intervista è soprattutto il ritratto di un atleta che, pur avendo vinto tutto, continua a cercare nuove sfide e nuove ragioni per spingersi oltre.


