Un sogno chiamato Wimbledon
Per Taylor Fritz, Wimbledon rappresenta molto più di un torneo: è forse la miglior occasione della sua carriera per conquistare il primo titolo del Grande Slam. A 27 anni, lo statunitense numero 5 del ranking mondiale è consapevole che il tempo stringe e il margine per coronare il suo sogno si assottiglia. “Probabilmente ci penserei per sempre se non vincessi mai uno Slam”, ha ammesso senza giri di parole. È una dichiarazione che rivela non solo la sua ambizione, ma anche quanto profondamente il successo sportivo influenzi il suo equilibrio personale.
Tra aspettative e realtà: la vita fuori dal campo
Fritz ha vissuto un percorso atipico per un campione. Cresciuto in una famiglia già immersa nel tennis — la madre Kathy May è stata una top 10 negli anni ’70 — ha dovuto presto affermare la propria autonomia. A 17 anni ha scelto di non essere più allenato dal padre Guy, anche lui ex professionista, per cercare una propria identità nel circuito.
Un anno dopo, è diventato padre del piccolo Jordan insieme alla compagna dell’epoca, la tennista Raquel Pedraza. Quell’esperienza lo ha costretto a maturare in fretta: “A quell’età cercavo di migliorare come tennista, viaggiavo molto, ma volevo anche passare più tempo possibile con mio figlio”. Oggi, Fritz condivide la sua vita con la modella e influencer Morgan Riddle, molto attiva anche politicamente, mentre lui preferisce restare concentrato sul tennis: “La mia felicità dipende dai risultati. Più vado avanti, più è difficile sentirmi davvero soddisfatto”.
Ostacoli, rivalità e il valore dell’illusione
Il recente successo a Stoccarda, dove ha battuto Alexander Zverev in finale, ha riportato fiducia dopo una difficile stagione sulla terra battuta culminata con l’uscita al primo turno al Roland Garros. Ma i problemi logistici — come il volo cancellato per Londra subito dopo la vittoria in Germania — hanno reso complicata anche la sua preparazione per il torneo del Queen’s Club, dove ha perso contro il francese Corentin Moutet.
Nonostante questo, Fritz resta concentrato sul suo obiettivo: affrontare i migliori. “Sinner e Alcaraz sono i più forti. Ora il circuito è dominato da loro”, ha riconosciuto. Eppure la determinazione non vacilla: “Sono deliziosamente ottimista”, dice con ironia, citando il soprannome affibbiatogli dall’amico Reilly Opelka. “Quando avevo 14 anni non ero tra i migliori, ma credevo al 100% che ce l’avrei fatta. Senza quella convinzione, non sarei qui oggi”.
Fritz ha battuto Sinner una volta nel 2021, ma ha perso i quattro incontri successivi. Contro Alcaraz, invece, non ha ancora vinto un set: “Carlos è l’avversario più difficile per me. Alla Laver Cup mi sembrava impossibile contrastarlo. Almeno con Sinner riesco a giocare”.
La pressione del tempo e il futuro post-tennis
Il ricordo di Wimbledon è dolce-amaro. Due quarti di finale persi al quinto set, uno contro Nadal nel 2022 e uno contro Musetti nel 2024. Ma l’erba resta la superficie su cui sente di avere più possibilità. “Wimbledon potrebbe essere la mia occasione migliore per vincere uno Slam”, ha detto.
Con il fisico che inizia a mandare segnali e la consapevolezza che la carriera non è infinita, il tempo è un fattore cruciale: “Tra cinque anni avrò quasi 33 anni. Non so se il mio corpo reggerà così a lungo. Per questo sento ancora di più la necessità di farcela presto”.
Dopo il tennis, Fritz non esclude un ruolo da allenatore o nello sviluppo di giovani talenti. La passione per il lato tattico del gioco è forte, e il legame con il suo attuale coach Michael Russell ne è la conferma: “Ho bisogno di qualcuno che ci tenga quanto me”. E se qualcuno gli chiedesse se considera l’aiuto di uno psicologo dello sport? “No, non credo molto in loro”, risponde con franchezza.
Tra un passato complicato e un futuro incerto, Taylor Fritz continua a inseguire con ostinazione il suo sogno Slam. Con un pizzico di illusione, sì, ma anche con la lucidità di chi sa quanto può ancora dare — e quanto ha da perdere.


