Un ritorno amaro dopo il trionfo di Parigi
Dopo l’impresa al Roland Garros, dove aveva battuto Aryna Sabalenka in rimonta conquistando uno dei titoli più importanti della sua carriera, Coco Gauff è tornata in campo sull’erba di Berlino. Ma l’entusiasmo della campionessa americana ha subito una battuta d’arresto: al primo turno del torneo tedesco è stata eliminata a sorpresa dalla cinese Wang Xinyu, numero 49 del ranking WTA. Il punteggio, 6-3 6-3, ha raccontato una partita in cui Gauff ha faticato a trovare ritmo e continuità, complici anche i sette doppi falli e ben 25 errori non forzati.
L’amarezza per la sconfitta è emersa anche nel messaggio pubblicato sui suoi canali social: “È stata una giornata difficile, ma sono felice di essere tornata in campo. Ho provato ad adattarmi al passaggio rapido dalla terra all’erba, ma non è bastato. Sto ancora imparando, spero di fare meglio la prossima volta. Berlino, grazie per la breve ma dolce visita. Tornerò più forte l’anno prossimo”.
La n°2 del mondo, ora attesa da Wimbledon, ha comunque cercato di guardare avanti: “Sono entusiasta di allenarmi ancora per arrivare pronta a Londra. Ci vediamo presto!”.
L’altra partita di Gauff: combattere l’odio sui social
Se la sconfitta in campo è stata dolorosa, ciò che colpisce ancora più duramente Coco Gauff arriva fuori dal terreno di gioco. Durante il torneo di Berlino, l’americana ha parlato apertamente di un tema sempre più centrale nel mondo dello sport: gli abusi online. E le sue parole non lasciano spazio all’equivoco: “È la cosa peggiore che ti possa capitare. Minacce di morte a me, alla mia famiglia. Commenti razzisti. Persino nudità. È disgustoso ciò che succede nel tennis”.
La campionessa ha raccontato come i messaggi di odio spesso coinvolgano anche i suoi cari: “Ho ricevuto messaggi diretti su Instagram rivolti al mio fidanzato e ai miei amici. Non si fermano a me”. E ha puntato il dito contro le piattaforme digitali, chiedendo maggiore responsabilità e intervento: “Vorrei che i social media si impegnassero di più. Non solo per i tennisti, ma anche per influencer e altri sportivi che subiscono questo tipo di molestie”.
Tra le piattaforme, Gauff ha fatto una distinzione precisa: “TikTok fa un lavoro migliore nel filtrare i commenti, quindi davvero non li vedi. Ma Instagram è, secondo me, la peggiore”. E ha aggiunto che gestisce personalmente i propri profili social, leggendo quindi direttamente ogni insulto: “Cerco di filtrare alcune parole, ma le persone diventano creative e trovano modi alternativi per scriverle”.
La solitudine dietro la fama
Le parole di Coco Gauff aprono uno squarcio doloroso sulla solitudine che spesso accompagna gli atleti professionisti. Il supporto ricevuto dalla WTA è reale, ma non sufficiente. Come emerge anche dai dati recenti raccolti da WTA e ITF, il 40% dei messaggi di odio e minacce ai tennisti è legato alle scommesse online. Una pressione invisibile, ma costante.
Gauff non è la prima a denunciare questo fenomeno: prima di lei lo hanno fatto anche Katie Boulter e Carlos Alcaraz. Ma le sue dichiarazioni, arrivate subito dopo la sconfitta berlinese, risuonano con forza: un grido di allarme che chiede ascolto, protezione e rispetto.
Verso Wimbledon con coraggio
Ora l’attenzione si sposta su Wimbledon, dove Coco Gauff proverà a lasciarsi alle spalle la delusione tedesca e concentrarsi sul tennis. Ma il suo coraggio nel denunciare una realtà troppo spesso nascosta è forse il gesto più importante di questa settimana: perché difendere il proprio spazio, dentro e fuori dal campo, è parte essenziale della sua lotta quotidiana.


