Un ritorno che emoziona
Marketa Vondrousova ha scritto una delle pagine più intense del tennis femminile recente vincendo il WTA 500 di Berlino 2025. Un successo che va ben oltre il valore sportivo del titolo: la ceca, scesa al numero 128 del ranking dopo una lunga serie di infortuni e operazioni, ha sconfitto avversarie del calibro di Madison Keys e Aryna Sabalenka per poi trionfare in finale contro Xinyu Wang. Ma la vera vittoria è stata tornare a competere, a sentire il campo come casa, a giocare senza più convivere con un dolore costante.
Il calvario degli ultimi due anni
Dopo il trionfo a Wimbledon nel 2023, Vondrousova è stata colpita da una serie di problemi fisici, culminati con un intervento chirurgico alla spalla sinistra. A raccontarlo è lei stessa in un’intervista alla WTA, dove ha descritto il periodo più duro della sua carriera: “Ho ricominciato a giocare due o tre mesi dopo l’intervento, ma il dolore è tornato. Quella è stata la parte più difficile: non stavo bene nemmeno dopo l’operazione”. La frustrazione era enorme, al punto da farle dubitare di poter tornare: “Ogni volta ti chiedi: ‘Posso farlo di nuovo? Posso giocare ancora contro queste tenniste?’. Ma non hai mai la risposta”.
La ripresa è stata lenta e faticosa, scandita da ore di esercizi quotidiani e da una determinazione incrollabile: “Dovevo rimanere positiva. Ho sempre creduto di poter tornare, ma nella mia mente mi chiedevo: ‘Tornerò mai a giocare senza dolore?’”.
La magia di Berlino
Nonostante i pochi match giocati nel 2025 – solo sei vittorie nei primi sei mesi dell’anno – Vondrousova ha trovato a Berlino la scintilla giusta. Le prime partite le ha affrontate senza pressione, con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere: “Saltavo in campo pensando che fosse normale perdere. Questo mi ha aiutato a rilassarmi e godermi il gioco”. La svolta è arrivata proprio nel match contro Keys: “Quel sorteggio mi sembrava durissimo. Ma ho servito bene e ritrovato il mio gioco sull’erba”. Una superficie che fino a pochi anni fa non sentiva sua, ma che ora sa affrontare con consapevolezza: “Ci vuole tempo per imparare a giocare sull’erba. Negli ultimi due anni ho imparato come muovermi anche su questa superficie”.
Un traguardo che vale doppio
Nel match decisivo contro Wang, Vondrousova ha messo in campo pazienza, resistenza e intelligenza tattica. “Ho cercato di rimandare indietro più palle possibili, di difendermi. Serve molta pazienza, e questa non mi manca dopo tutto quello che ho passato”. Al punto finale, si è lasciata andare a un gesto istintivo: è caduta in ginocchio, travolta dall’emozione: “Era come un sollievo. In quel momento ho ricordato tutto quello che abbiamo fatto per arrivare fin qui”.
Sguardo rivolto a Wimbledon
Ora l’attenzione si sposta inevitabilmente su Wimbledon, dove sarà campionessa in carica ma non testa di serie. Un paradosso che però non sembra turbarla: “È solo un torneo, una settimana. Cercherò di godermi qualche giorno di pausa, poi tornerò a lavorare sodo. Devo restare con i piedi per terra, concentrata sul mio tennis”. Un approccio lucido, maturato in due anni difficili che le hanno insegnato il valore della resilienza.
Con la vittoria di Berlino, Vondrousova non solo ha dimostrato di essere ancora tra le grandi, ma ha anche regalato al tennis una storia autentica di caduta e rinascita. La sua, oggi, è una lezione di forza mentale che va ben oltre il campo da gioco.


