Bernard Tomic al bivio: nel 2020 il riscatto o l’oblio

Bernard Tomic al bivio: nel 2020 il riscatto o l’oblio

La peggior stagione di sempre di Bernard Tomic lascia più di qualche interrogativo sulle prospettive del tennista australiano. Il sipario sulla sua carriera è definitivamente chiuso o c’è ancora qualche residua possibilità di riscatto?

di Luca Sassone
Tomic

Il 2019 di Bernard Tomic rappresenta a buon diritto l’annus horribilis della sua promettente ma finora deludente carriera: peggior ranking di fine stagione dal 2010 (n. 186 ATP) quando però aveva solo diciotto anni, condito da alcuni comportamenti dubbi che hanno condotto all’applicazione di sanzioni nei suoi confronti, tra cui spicca la multa inflittagli a Wimbledon pari all’intero montepremi guadagnato. Nelle sue precedenti stagioni, pur non brillando particolarmente da ormai parecchi anni, non era mai caduto così in basso: ciò sia da un punto di vista meramente tennistico (il rapporto vittorie/sconfitte è a dir poco impietoso) che da un punto di vista professionale.

Circa dieci anni fa, il talento aussie si affacciava al mondo del tennis e dava prova di essere dotato di un gran bel talento: facilità e fluidità nell’esecuzione dei colpi, in particolare dal lato sinistro; forza, velocità e solidità già importanti in relazione all’età ed all’esperienza a cui faceva da sfondo una buona capacità di variare il gioco. In sostanza, un bagaglio tecnico abbondante e qualitativamente impressionante, che gli ha permesso in più occasioni di disputare match alla pari con i primissimi della classe (sì, sempre quei tre che lo sono ancora oggi). Grandi dimostrazioni di talento, prospettive più che rosee e ben quattro titoli ATP, oltre ad un prestigioso quarto di finale a Wimbledon nel 2011 ed agli ottavi di finale nello Slam di casa raggiunti per ben tre volte. Da qui in poi, però, il nulla o quasi.

Un carattere parecchio complesso da gestire, unito ad una scarsa predisposizione al sacrificio, hanno gradualmente condotto l’australiano fuori dal panorama tennistico di alto livello. Considerato pressoché all’unanimità come uno dei talenti più puri degli anni 2000, Tomic rappresenta il classico esempio di quello che viene definito “talento sprecato” e di cui ne è pieno il tennis e lo sport in generale. Tanto per citarne uno a caso, prendiamo il bad boy per eccellenza, Nick Kyrgios, affine al suo connazionale tanto per scarsa attitudine alla fatica quanto per spiccata predisposizione alla vita mondana. Kyrgios, tuttavia, è sovente riuscito negli anni a ritagliarsi i suoi spazi e momenti di gloria nell’élite tennistica mondiale, grazie a fiammate di puro spettacolo e tennis di livello mostruoso, inserite in un contesto di assoluta sregolatezza comportamentale ed attitudinale. Polemiche, liti, urla e racchette spaccate: un modo non esemplare per far parlare della propria persona ma al contempo una strategia efficacissima per tenere sempre i riflettori puntati addosso.

Tomic
Bernard Tomic

A Bernard Tomic non è invece riuscito nemmeno questo se non in un paio di occasioni nella stagione appena conclusa, quando è stato multato per scarso impegno e mancanza di professionalità. Ricevere una sanzione simile implica un comportamento palesemente contrario al senso minimo di rispetto che si deve al proprio avversario ed al pubblico pagante ed è indice di evidenti difficoltà (o di scarso interesse) nel ritrovare il bandolo della matassa. Il classe ’92, ormai peraltro nemmeno più giovanissimo, è completamente scomparso dai radar, affossato anche dalla spietata concorrenza che si è scatenata ai vertici del ranking mondiale. Nella sua stessa patria, complici i pessimi rapporti con la federazione e con il capitano di Davis Leyton Hewitt, fatica a trovare seguaci convinti, specialmente adesso che un gran giocatore come Alex De Minaur si sta appropriando della scena tennistica australiana.

Agli albori di una nuova entusiasmante stagione tennistica, risulta difficile pensare che Tomic abbia effettivamente voglia di rimettersi in gioco ad alti livelli. Recenti sue dichiarazioni, che manifestano un interesse meramente economico (“Conto solo il denaro, che è tutto ciò che faccio”), sono sintomatiche dello scarso interesse del ragazzo verso il tennis. L’ideale del bad boy australiano risulta essere quasi alla stregua di uno stereotipo, solo il buon De Minaur sembra incanalato su strade diverse. Sarebbe forse errato avventarsi in giudizi definitivi; ma se più indizi costituiscono una prova, Tomic difficilmente risorgerà dalle sue ceneri. O quantomeno ha una delle ultime occasioni per dimostrare il suo effettivo valore.

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