Cosa ne sarà del Roland Garros 2020?

Cosa ne sarà del Roland Garros 2020?

Dall’ipotesi “zero punti” a quella del “passo indietro”: la vicenda Roland Garros non è ancora finita.

di Luca Sassone

Continuano incessanti le polemiche ed i contraddittori riguardanti la scelta degli organizzatori del Roland Garros di spostare autonomamente il torneo al prossimo autunno. Nonostante siano passati ormai più di venti giorni dalla comunicazione ufficiale del rinvio, il tema rimane molto caldo e non potrebbe essere altrimenti in questo clima di incertezza generale. Nell’immenso marasma delle opinioni espresse, si sono sostanzialmente formati due gruppi: da un lato la federazione francese con seguaci (pochissimi) sparsi sul globo, dall’altro tutte le altre “sigle” del tennis. Risulta chiaro che si tratta di due poli di dimensioni completamente antitetiche che faticano a trovare un’intesa. Gli sviluppi della vicenda sono quotidianamente in evoluzione e si avvicendano nuove posizioni concernenti l’esito del suddetto spostamento.

Parole di un certo peso sono arrivate dal vicepresidente della federazione tedesca, Dirk Hordorff, appartenente al primo “fronte” della diatriba. Ponendosi in contrapposizione rispetto agli organizzatori dello Slam parigino, Hordorff si è spinto ad affermare non solo che il Roland Garros non si terrà nelle date prescelte ma anche che tale modus operandi gli costerà un isolamento totale nel panorama tennistico globale. Ha inoltre accennato ad una comunicazione che l’ATP avrebbe inviato agli organizzatori secondo cui, date le circostanze, il torneo non assegnerà punti per le prossime due edizioni. Si tratterebbe di una dura stangata sotto vari punti di vista e che potrebbe indebolirne il prestigio e la partecipazione. La replica non si è fatta attendere ma, almeno per il momento, si è soffermata “solo” sui profili economici dell’evento e sulla preminente necessità di salvaguardare molti posti di lavoro.

Nadal Roland Garros 2019

Dall’altro lato, invece, emergono le parole di René Stammbach, presidente della federazione svizzera, il quale ritiene ingiuste le critiche nei confronti degli organizzatori del Roland Garros. Secondo il suo discorso, gli organizzatori hanno in realtà offerto ai tennisti un’altra possibilità attraverso lo spostamento; l’unico errore deriverebbe dal mancato coinvolgimento delle altre “sigle”. Quella di Stammbach è in realtà una delle poche voci che si schiera (sebbene non totalmente) al fianco della federazione francese, il cui operato è tuttavia difficilmente condivisibile.

La linea operativa scelta dagli organizzatori del Roland Garros si pone infatti in netta controtendenza con quello che dovrebbe essere lo spirito animatore di qualsivoglia decisione, specialmente in questo peculiare momento storico. Sarebbe stato auspicabile un coinvolgimento totale di tutte le figure apicali del mondo del tennis per gestire l’emergenza, in un’ottica maggiormente solidaristica e partecipativa. Un’azione di gruppo, dunque, per comprendere e pianificare il resto della stagione, per quanto possibile. Come saggiamente affermato in poche parole dal nostro Fabio Fognini, ad avere un enorme danno sarà tutta l’economia per cui adesso è di fondamentale importanza remare tutti dalla stessa parte, nella vita come nello sport. L’impatto economico è sicuramente devastante e difficilmente afferrabile dall’esterno, ma di certo non penalizzante come potrebbe esserlo ad esempio per un “piccolo” ATP 250. Tutti hanno ed avranno delle ripercussioni: un’analisi ponderata e sinergica di tutti gli elementi in gioco non avrebbe generato questa disarmonia. Probabilmente per il Roland Garros è giunto il momento di fare un passo indietro, di rivalutare la situazione anche a fronte della definitiva cancellazione di Wimbledon, pur con tutte le differenze del caso. Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi.

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