Gaudenzi uno, Federer zero

Gaudenzi uno, Federer zero

Il futuro numero uno dell’Atp è stato un buon tennista: Roger se lo ricorda bene.

di Jacopo Crivellari, @JacoCrivellari

Andrea Gaudenzi dall’1 gennaio 2020 sarà il nuovo Presidente dell’Atp. Succederà a Chris Kermode e sarà il primo italiano a capo dell’Association of Tennis Professional. Andrea fa già parte del board di Atp Media, società che cura i diritti televisivi di tutti i tornei maschili (Slam esclusi). La sua elezione era nell’aria, e ancora più probabile era l’addio di Kermode, che comunque è a fine mandato, dopo un anno di polemiche sulle retribuzioni dei giocatori.

Questo però, forse, già lo sapevate. Quello che magari non sapete è che Gaudenzi è stato un giocatore di tennis di buon livello, ha vinto tre titoli sul circuito maggiore oltre agli US Open e al Roland Garros Juniores. Il 1995 fu l’anno d’oro: il romagnolo rimase nella top 20 per trentacinque settimane e raggiunse la diciottesima posizione del ranking, la settima migliore mai raggiunta da un italiano. Capirai, penserete, ora ne abbiamo uno undicesimo e un altro dodicesimo. E avete ragione, vi rispondo io, ma Gaudenzi ha un record che gli amici Berrettini e Fognini nemmeno si sognano. Il futuro chairman Atp è in vantaggio negli head-to-head con Federer.

Ebbene sì, parlo proprio di Roger, non di un suo cugino o di un omonimo qualsiasi. Andrea Gaudenzi è uno dei pochi giocatori al mondo che può vantare di avere più vittorie che sconfitte con il venti volte campione Slam. Calma, però. Prima che qualche federeriano s’indigni oltremodo è bene che io spieghi meglio come stiano le cose. Gaudenzi e Federer si sono incontrati una sola volta, a Roma nel primo turno degli Internazionali del 2002. Roger era un ventenne con già un paio di titoli in bacheca, la settimana dopo avrebbe vinto il terzo ad Amburgo, stessa superficie del Foro (battendo Safin in finale). Il 7 maggio 2002, giorno della sfida, Roger era quinto nella Atp Race e numero undici del mondo; Gaudenzi scese in campo con una contrattura alla coscia destra. L’italiano, tuttavia, concesse una sola palla break all’elvetico, unica cosa su cui quest’ultimo potè dolersi, ahilui, di tutta la partita. Infatti l’azzurro su cinquantadue punti con la battuta ne perse solo undici, riuscendo a chiudere in un’oretta di gioco con un doppio 6-4.

Se fossi un buon cronista dovrei aggiungere che Gaudenzi perse al turno successivo in tre set contro l’abbordabile James Blake. Ma dato che il pezzo che state leggendo avrebbe dovuto parlare quasi solo di politica, è bene che almeno in parte adempia al mio dovere. Andrea nel proprio mandato quadriennale avrà sicuramente a che fare con la questione sollevata da Pospisil e sostenuta da una crociata di giocatori comandata da Novak Djokovic. I tennisti vorrebbero che i guadagni ricavati dagli organizzatori dei tornei verrebbero immessi in una percentuale maggiore dell’attuale (che in alcuni casi è al 7%) nel montepremi totale del torneo.

Le premesse sono buonissime, visto che lo stesso serbo ha espresso felicità per la scelta di Gaudenzi. Uguale ha fatto Federer, che si è detto soddisfatto dato che l’italiano è stato un tennista e, come tale, sa bene quali siano i problemi e gli interessi dei giocatori. Non dubitavo che Roger se lo ricordasse, che Gaudenzi è stato un giocatore di tennis.

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