Ho amato profondamente Maria Sharapova

Ho amato profondamente Maria Sharapova

L’importanza e il valore della Divina.

di Jacopo Crivellari, @JacoCrivellari

La vita è fatta di persone. Persone con cui condividi momenti di cui ti ricordi, di cui sorridi e a cui ripensi in quella vita in cui sei da solo. Ogni uomo, anche l’eremita, conosce e ricorda almeno un altro uomo a cui pensa più o meno spesso, e che per lui è più o meno importante. L’importanza di un essere umano per un altro dipende da quanti e quali attimi si sono condivisi, quanto intense sono state le emozioni e quanto l’animo è stato scosso durante l’incontro. Se quando sei da solo puoi respirare e rivivere sulla tua pelle i sentimenti che quella persona ha lasciato su di te, allora significa che quella persona è importante nella tua vita.

La consapevolezza non conta nulla. Intendo quella vicendevole. L’uomo per natura pensa di conoscere più di quanto conosca o di essere meno consapevole di quanto in realtà non sia. Non importa se una donna sia a conoscenza di quanto un uomo la ami, né se un uomo sia consapevole di quanto un amico gli voglia bene. Conta fare esperienza di quel sentimento, provarlo, essere capaci di viverlo. Conta l’essere innamorati di quell’emozione verso quella persona, e saperlo. Ha importanza capire di poter provare di più e di meglio, sempre, di poter essere più precisi e saldi nell’amare o voler bene o apprezzare un altro uomo.

La consapevolezza inizia a contare quando ci si capacita del fatto che quell’emozione sia divenuta parte dell’essenza dell’uomo. Quando quel sentimento diventa parte attiva dell’identificarsi dell’io con sé stesso. Nella mia vita ho cercato di imparare ad amare Maria Sharapova. L’ho amata con tutto il mio cuore ma avrebbe meritato di essere amata meglio, con più attenzione. È diventata importante come la rosa del Piccolo Principe: iniziavo ad essere felice dall’ora precedente al suo ingresso in campo, dai momenti che venivano prima di quello in cui l’avrei rivista giocare. Poche persone sono state determinanti nella mia vita e lei è stata indubbiamente una di queste. L’ho amata peggio di come hanno fatto altri ma forse più intimamente di altri. Masha ha occupato, prendendosela con forza, la parte più profonda del mio cuore e mi ha insegnato più di quanto abbiano fatto persone con cui mi rapporto quotidianamente. Perché lei è stata parte attivissima di ogni mio giorno, del mio pensiero razionale.

Sharapova per me è stata il tennis e tutto quello che il tennis insegna. La volontà di resilienza, la concentrazione e l’attenzione ai dettagli. Non mi piace dire che sia stata un’icona, è un termine che l’allontana troppo da me. E anche dall’umanità che c’era in quelle “lacrime non dette” di cui ha raccontato e di quella che ha messo nell’”i’m such a dork” con cui si è nascosta dietro al foglio bianco su cui c’erano scritte le parole con cui si è congedata dalla sua prima vita. Se sono follemente innamorato dello sport con la pallina gialla è perchè Maria me l’ha fatto amare. Proverò per sempre un sentimento di gratitudine nei suoi confronti. È stata una delle migliori professoresse di vita che potessi desiderare, e che abbia mai avuto.

Non so se con il suo ritiro la sentirò più lontana o più vicina a me. Quello di cui sono certo è che mi mancherà vederla girarsi verso il raccattapalle dopo ogni punto e stare immobile per cinque secondi, prima di chiedere le palline o di andare a ricevere. Mi mancherà vederla darsi dei colpetti sulla coscia mentre attende che il servizio parta dall’altra parte della rete. Mi mancherà la sua classe, innata. La sua capacità di farsi guardare e di non sentirsi mai fuori posto, o almeno di non darlo mai a vedere. Mi mancheranno la sua eleganza, la sua camminata aggraziata a spalle strette e il pugnetto, a volte più, altre meno garbato.

Ho amato molto, per quel che ho potuto, Maria Sharapova. È uno di quei momenti in cui perde di senso tutto: non so se avrò il coraggio di guardare il tennis con gli stessi occhi e di riguardare il tennis negli occhi. Mi ha regalato e tolto una delle persone per cui ho vissuto la mia giovinezza. Non so nemmeno se per me ci sarà un tennis oltre Maria. Se ci sarà, sarà più triste, meno bello. Con meno amore.

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