#TennisYearsChallenge

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La sfida della nuova decade contro la precedente ha coinvolto anche il tennis. Gli anni passano ma c’è qualcosa che non sembra cambiare mai: sarà ancora l’anno dei tre fenomeni assoluti?

di Luca Sassone

Con l’avvento del nuovo decennio, sui social si è scatenata la guerra del confronto di quel che fu dieci anni fa, con un coinvolgimento trasversale di tutti i settori del vivere quotidiano, dallo spettacolo alla politica, dalla vita quotidiana allo sport. C’è chi ha vinto oscar, chi è entrato in Parlamento, chi si è sposato e chi ha vinto trofei. Ci sono poi aspetti invece immutabili: il sole sorge ancora, la morte purtroppo non è evitabile e Federer, Nadal e Djokovic sono sempre i primi tre del ranking mondiale.

Partiamo proprio da questo dato: ad oggi, esattamente dieci anni dopo, l’unica differenza per questi tre mostri è l’ordine in classifica (Federer, Nadal, Djokovic a fronte di Nadal, Djokovic, Federer) e, fortunatamente per gli altri, l’età che avanza. Per il resto sono sempre lì, dominanti e sempre ingombranti per i poveri NextGen che faticosamente tentano di abbatterli. Alcuni tra i top ten del 2010 invece hanno già (si fa per dire) appeso la racchetta al chiodo da tempo.

Ricordate Nikolaj Davydenko, il russo tutto anticipo e ritmo che di tanto in tanto insidiava i tre mostri sacri? Dieci anni fa di questi tempi era il numero 6 del mondo e conquistava il titolo di Doha battendo uno dietro l’altro Roger e Rafa. A seguirlo, a ruota, l’immenso ed amato Andy Roddick, sfinito mentalmente dalla memorabile finale di Wimbledon contro il maestro, fotografia e contemporaneamente simbolo della sua gloriosa ma “sfortunata” carriera. A chiudere la top eight, troviamo lo svedese di ghiaccio Robin Soderling, che tanto male fece a Nadal l’anno precedente a Parigi e che poi, a causa di gravi problemi fisici, non riuscirà ad ottenere ciò avrebbe probabilmente meritato.

Andy Roddick

Tutti gli altri, con sorte più o meno favorevole, sono ancora in gara e tentano di ridare forma o di cristallizzare le proprie posizioni in carriera. Andy Murray e Juan Martin Del Potro, nel 2010 rispettivamente al quarto e quinto posto del ranking, condividono un destino a tratti comune e stanno tentando, ribellandosi alla sfortuna, di sconfiggere i tanti infortuni e tornare a competere ai livelli che hanno dimostrato di poter esprimere. Agli ultimi due posti della top ten, si collocavano Fernando Verdasco e Jo-Wilfried Tsonga, due tennisti tanto divertenti quanto incostanti e che oggi sono decisamente più lontani dai riflettori. Una menzione d’onore va rivolta ad un tennista che, nonostante all’epoca dei fatti qui di interesse fosse fuori dai primi dieci, ha da poco deciso di chiudere la sua costante lotta quotidiana: il rimando è a David Ferrer, la cui grandezza per il nostro sport è spesso sottovalutata.

Gli stessi calendari poi hanno subìto inevitabilmente dei cambiamenti e, ripercorrendo l’albo dei vincitori di gennaio 2010, non può che sopraggiungere una certa nostalgia: tra i vincitori, oltre a Roddick, Cilic, Isner e Davydenko, compare un certo Marcos Baghdatis, altra vittima dell’incedere inarrestabile del tempo. La novità più rilevante è sicuramente di quest’anno, con l’avvio dell’ATP Cup in luogo della celebre Hopman Cup, competizioni similari ma con diverse caratteristiche ed il cui successo mediatico risiede principalmente nella caratterizzazione a squadre. Per essere precisi, però, l’ATP Cup è la naturale sostituta della World Team Cup che si è disputata a Dusseldorf fino al 2012 per l’ultima volta e servirà ancora del tempo per comprendere i margini di successo della stessa.

Djokovic in azione durante l’Atp Cup

Dieci anni dopo, in definitiva, il tennis non è ancora poi cambiato così tanto. Il trio immortale è sempre lì sul trono a difendersi strenuamente dalle offensive degli inseguitori che mai come ora sembrano essere pungenti e fastidiose. Nell’arco di questa decade, salvo saltuari exploit (su tutti Wawrinka), le stagioni sono state alternativamente monopolizzate e dominate da Djokovic, Nadal e Federer senza che si intravedesse davvero qualcuno in grado di spodestarli. Al momento, inevitabilmente anche per questioni anagrafiche, il vento del cambiamento spira costantemente più forte. Gli inseguitori sembrano gradualmente acquisire più consapevolezza e concretezza, fattori che ancora però probabilmente non saranno sufficienti a far mutare il dominio di fatto del trio delle meraviglie. Gli ultimi giorni di questo mese potranno già darci qualche parziale risposta.

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