A tu per tu con Matteo Berrettini

A tu per tu con Matteo Berrettini

Matteo Berrettini rilascia un’intervista a Supertennis (canale 64 DTT), in cui parla della recente semifinale raggiunta allo Us Open, nonché dell’importanza dell’esperienza maturata a Wimbledon contro Federer e del supporto della famiglia che lo ha accompagnato in questo lungo viaggio. Lo stesso romano conferma anche la relazione con la tennista Ajla Tomljanovic.

di Redazione Tennis Circus

Il 2019 rappresenta l’anno di svolta nella carriera del tennista romano Matteo Berrettini, o, quanto meno, l’inizio di un percorso importante: oltre ad aver vinto 2 titoli Atp 250 (a Budapest e a Stoccarda) e ad aver raggiunto per la prima volta in carriera un ottavo di finale in uno Slam (a Wimbledon), poche settimane fa Berrettini si è garantito un risultato importante a New York, arrivando in semifinale a Flushing Meadows, dove è stato sconfitto in tre set dal futuro campione, Rafael Nadal. L’insieme di questi risultati ha consentito al romano di classificarsi al nono posto nella Race (a venti punti di distanza dal giapponese Kei Nishikori) e raggiungere la posizione n. 13 nella Classifica Atp, risultato impensabile ad inizio anno.

Sul canale Supertennis (64 DTT), il tennista romano ha rilasciato al giornalista Livio D’Alessandro un’intervista sui suoi recenti risultati. Proprio relativamente alla semifinale dello Us Open, Berrettini analizza quello che è stato il suo match contro il maiorchino: “Naturalmente giocare contro Nadal è sempre difficile, soprattutto 3 set su 5. Sono molto soddisfatto del match che ho giocato. L’unica amarezza sono i due set points sul 6-4 nel tiebreak del primo set, in cui sul secondo ho sbagliato un diritto comodo. Questo è il tennis, ma sono più che soddisfatto del torneo che ho giocato in generale.”

Partendo proprio dalla sconfitta con Nadal, il giovane romano mette a confronto il dualismo tra Federer e Nadal, come contrasto di gioco e di stili: “Contro Nadal non sono entrato impaurito: sicuramente, l’esperienza con Federer sul centrale di Wimbledon mi è servita, soprattutto dal punto di vista mentale. Federer è sempre stato il mio idolo sin da piccolo; il mio sogno è sempre stato giocare contro di lui sul centrale di Wimbledon, che è il secondo campo che preferisco in assoluto dopo Roma. Federer ha la capacità di mandarti letteralmente nel pallone: riesce a giocarti slice, palle corte, cambi di ritmi, servizi imprevedibili, non sai mai dove servire… insomma riesce a variare molto bene, è quasi divino quando gioca. Nadal invece ti porta via energie fisiche, sai che per vincere devi mantenere un’intensità fisica molto alta e non ci riesci quasi mai perché ha sempre più energia di te.”

 A proposito dello svizzero, gli vengono mostrate le immagini di quando un giovane Berrettini (con 20 kg in meno) si allenava per la prima volta sul campo di Roma con Roger Federer, quasi casualmente: “All’inizio avevo programmato il day off. Poi Vincenzo (Santopadre) mi chiama e mi chiede se mi avrebbe fatto piacere allenarmi con Federer. Io pensavo fosse uno scherzo, dato che Vincenzo è una persona molto ilare. Poi, quando l’ho visto davanti, nei primi 3-4 palleggi ero bloccato, non riuscivo a giocare, mi tremava il braccio.”

Tornando alle emozioni vissute a Flushing Meadows, Berrettini ripercorre il suo cammino nel torneo americano, considerando che all’inizio del torneo non era al 100 %: “Tornavo dall’infortunio alla caviglia che mi sono procurato quasi casualmente in allenamento con Vincenzo. Ho dovuto fare tanta riabilitazione e allenarmi con i miei due preparatori atletici e Vincenzo. A Montreal non mi sentivo di giocare, a Cincinnati non stavo benissimo. I primi match vinti a New York non sono stati facili: infatti, ho vinto con Gasquet, Thompson e Popyrin, ma non mi sentivo al massimo. Tutto è cambiato dalla partita contro Rublev: sapevo che era un giocatore a cui piace tirare dritto per dritto senza fronzoli (Fognini ha definito il gioco di Rublev quasi “da Playstation”), per cui dovevo sicuramente variare con slice e palle corte. Quello è stato il match in cui ho capito di poter fare tanto nel torneo. Contro Monfils invece è stata una marea di emozioni. Sul primo match point ho commesso un doppio fallo strano: mi tremava la mano, ho dovuto cambiare l’impugnatura della racchetta e ho sbagliato. Ho sorriso a me stesso e mi sono detto: ‘Matteo, è normale. Servi per una semifinale Slam’. Quando poi ho vinto, è stato ancora più bello, anche se molti mi hanno detto di averli fatti soffrire troppo.”

Per quanto concerne alla sua vita personale, Matteo conferma la relazione con la tennista Ajla Tomljanovic: “Stiamo insieme. Ci siamo conosciuti a Wimbledon. Mi ha fatto molto piacere che lei sia venuto a vedermi durante la partita con Rublev, io poi ho fatto lo stesso mentre giocava nel torneo. È bello il fatto che siamo riusciti a ritagliarci un po’ di spazio.”

Andando a conoscere meglio il Matteo-persona, il tennista romano rivela di essere un grande appassionato di cinema, che il suo film preferito (per la gioia dei fans di Quentin Tarantino, tra cui anch’io) è Pulp fiction e che è un grande seguace della Nba, soprattutto di Lebron James. Ama leggere manga, fumetti e giocare nel tempo libero con suo fratello Jacopo alla Playstation.

Proprio sull’importanza della famiglia, Berrettini sottolinea come i suoi genitori e i suoi nonni siano stati fondamentali nella sua crescita: “Certamente devo ringraziare loro per quello che sono. Il viaggiare troppo spesso in giro per il mondo non mi consente di stare sempre con loro. Sono il cocco di nonna. A volte mio padre viene a vedermi, mia madre di meno. Ora è tutto cambiato, perché non vivo più con loro, ho una casa mia, però tutto va per il verso giusto, perché sto realizzando i miei sogni.”

L’augurio è che tu possa realizzarli, Matteo.

di Donato Marrese

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