Auguri ad Omar Camporese, dispensatore di emozioni

Il tennista bolognese, che oggi compie 52 anni, rappresenta un esempio lampante di un tennista che, pur avendo vinto poco, è rimasto nella memoria degli appassionati per le emozioni che ha saputo regalare

di Gabriele Congedo

Il ricordo più bello e nitido che ho di Omar Camporese non è una sua vittoria, ma è comunque stampato nella mia mente sin dal lontano Gennaio del 1991: si tratta di quel match leggendario giocato al quarto turno degli Australian Open contro Boris Becker, terminato col punteggio di 7/6 7/6 0/6 4/6 14/12 in favore del tedesco, poi vincitore di quel torneo.

Perchè lo ricordo così nitidamente? Beh, innanzitutto per l’impresa sfiorata, che ci ha tenuto per ore incollati davanti ai nostri televisori a tubo catodico sintonizzati su Telecapodistria (che allora trasmetteva in chiaro ore ed ore di tennis in diretta); poi perchè dare 6/0 a Becker è qualcosa che non credo possano vantare in tanti (non saprei dirvi nemmeno quante volte è successo). Ma anche è soprattutto per questo: godetevi Rino Tommasi e Gianni Clerici al commento.

Cinque punti incredibili uno dopo l’altro, con cui Omar salva 3 match point consecutivi e strappa il servizio al suo avversario, portandosi sull’11/11; come già detto, non è una storia a lieto fine, ma è una delle tante emozioni (per me, quella a cui sono più legato) che il bolognese ci ha regalato. Una maratona simile ed un’altra impresa sfiorata avrà luogo poche settimane dopo quel match, sempre contro Becker, sempre con una sconfitta in 5 set (dopo un vantaggio di 2 set a zero per l’azzurro), in Coppa Davis a Dortmund.

Ma Omar ci ha regalato anche delle storie a lieto fine, come la finale del torneo di Rotterdam di quello stesso anno, il 1991, vinta in rimonta contro Ivan Lendl, oppure il suo ultimo acuto a Pesaro nel 1997, sempre in Davis, quando da n.156 del mondo sconfisse il n.8 del mondo Carlos Moya dopo essere stato sotto per 2 set a zero, con lo stupore di tutti.

Camporese nel 1997 dopo la vittoria in Davis a Pesaro contro Moya

Il resto lo sappiamo, e lo abbiamo già descritto ampiamente in questo ritratto su di lui. Due tornei vinti in tutto ed una finale a livello ATP, e best rank n.18 del mondo. Avrebbe forse meritato miglior sorte Omar, con quel braccio incredibile che si ritrovava (lo chiamavano turbodritto), e che ha poi purtroppo vissuto l’epicondilite, l’incubo peggiore per un tennista in quegli anni. Ma quando era in giornata, lui teneva testa agli dei del tennis. E questo è bastato per entrare nella memoria collettiva perchè, come detto in apertura, in alcuni casi sono le emozioni che contano. E il bolognese ce ne ha dispensate davvero tante ed intense, da non poter essere dimenticato da chi, come me, mastica tennis da 30 anni e più.

Per la cronaca, in quegli anni (i 90) l’abbigliamento era in generale molto kitch, e anche quello dei tennisti non faceva eccezione. Camporese aveva questa maglietta di una nota marca italiana, con questo grosso triangolo rovesciato con inserti di tanti colori. Se la indossasse un tennista oggi (senza contare la differenza nel tessuto) direbbero che è orribile, e probabilmente avrebbero ragione. Ma quella maglietta è ancora gelosamente custodita nella cassettiera della mia cameretta nel mio paese natale, lontano migliaia di chilometri da dove vivo ora. E anche se non mi va più ed è mezza scolorita (avevo 12 anni quando i miei la comprarono), non si muove da lì: quello è un ricordo di un periodo fantastico, e che mi riporta indietro nel tempo alle emozioni di quando ero un ragazzino. Volete vederla? Eccola:

Cos’altro dire? Buon compleanno Omar Camporese, dispensatore di emozioni, e grazie ancora per tutto!

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