Il lungo matrimonio tra tennis e cocaina

Il lungo matrimonio tra tennis e cocaina

Cocaina e tennis si intrecciano in una maglia fitta che accomuna tutte le decadi della storia. La polvere bianca si pone come metodo per sconfiggere la solitudine che fama, soldi e successo si portano dietro come effetto collaterale.

di Nicola Corradi

Southampton, New York, 17 Settembre 1994. Sono le tre del pomeriggio quando nel cottage di Martin Rayes si sente l’urlo di un domestico. Vitas Gerulaitis è sul letto, con i vestiti addosso, come se si fosse appena sdraiato per dormire. Invece è morto e lo è già da parecchie ore. La mattina dopo, i giornali parlano di overdose. Ritorna, sull’ex numero 3 del mondo, l’ombra della cocaina che negli anni passati lo aveva travolto, portando effetti devastanti nel momento più alto della sua carriera. L’autopsia rivelerà poi infondate le ipotesi di morte perabuso di droga, indicando come causa del decesso un’intossicazione di ossido di carbonio dovuta alla rottura della caldaia nell’edificio in cui soggiornava.  Non fu dunque la cocaina a stroncare la vita di uno dei più istrionici giocatori dell’era d’oro del tennis, ma fu senz’altro quella uno degli elementi che portò in lui, dal 1977 in poi, unirreversibile declino. Proprio così, il 1977 è un’annata particolare per il circuito maschile. In Giugno si gioca a Wimbledon. La prima semifinale vede da una parte Gerulaitis e dall’altra Borg, campione in carica. Due stili opposti, due campioni di rapidità. Borg, un muro inscalfibile. Gerulaitis, l’imprevedibilità di una volee eccezionale. Cinque set come un romanzo. Se nel tennis esistesse il pareggio, sarebbe stato il risultato più giusto. Vince Borg 8-6 al quinto e il giorno dopo solleva di nuovo il trofeo. Borg, quella infernale macchina da tennis che, a soli venticinque anni, aveva già vinto 11 titoli Slam. Per i colleghi era l’Orso di Ghiaccio, impassibile in ogni situazione, dedito al lavoro come nessuno prima di lui. L’atleta perfetto, dietro al quale si celava un uomo che, rapito dalla bella vita notturna, finì a piedi pari nel tunnel della droga. Ne parla in questi termini Loredana Bertè, sua ex moglie, che nella propria biografia racconta serate in cui, irriconoscibile, lo svedese tornava a casa distrutto. “La sua dipendenza dalla cocaina era mostruosa e aumentò con il passare dei mesi. Quando gli partiva il desiderio di farsi, non si frenava. Voleva la coca. La coca e basta. Per la cocaina aveva lasciato vincere McEnroe a Wimbledon nel 1981, con grande scorno della madre che aveva preparato nella madia lo spazio per la sesta coppa”Dichiarazioni forti, se si pensa che la sconfitta di Wimbledon fu la scintilla che portò Borg, meno di due anni dopo, ad annunciare il ritiro dal tennis giocato. Il caso di Borg fu dunque il più eclatante di quegli anni, dove l’arrivo sul mercato di nuove sostanze stupefacenti portò con sé anche un proliferarsi di situazioni analoghe. Verranno trovati positivi Yannick Noah e Mats Wilander, due campioni Slam che all’epoca godevano di grande fama. Nel 1997 è il turno di Agassi, che dichiara solo nel suo libro, uscito nel 2012, di aver fatto uso di metanfetamina. “Slim cala una piccola pila di polverina sul tavolino. La taglia e la sniffa. La taglia di nuovo e stavolta la sniffo io. Mi rilasso sul divano e considero il Rubicone che ho appena attraversato. C’è un momento di rimpianto, seguito da un’enorme tristezza. Poi arriva un’ondata di euforia che porta via tutto quel che c’è di negativo nella mia testa. Non mi sono mai sentito così vivo, così fiducioso, e non ho mai avuto così tanta energia”. Agassi racconta di essere stato scoperto dall’Atp per via di un test antidoping fallito. Confessa di aver mentito ai vertici del circuito per non rovinare la sua immagine, sostenendo di aver involontariamente ingerito la droga bevendo la soda del suo assistente Slim, un noto tossicodipendente. L’Atp gli crede e lascia che tutto scorra nel silenzio, evitando così di perdere una delle stelle del momento. Nel Novembre del 2007 Martina Hingis, svizzera dai lineamenti graziosi che con cinque Slam vinti tra il 1997 ed il 1999 aveva fatto innamorare pubblico e stampa, viene trovata positiva alla cocaina dopo un test effettuato a Wimbledon. Si dichiara innocente, negando totalmente ogni sua responsabilità ed annuncia l’immediato ritiro dalle competizioni per non dover essere costretta a combattere una guerra con le autorità antidoping. Due anni dopo è il turno di Gasquet, positivo alla cocaina e provvisoriamente sospeso. Il francese dal rovescio angelico, disprezzato in patria per non aver mai raggiunto i risultati che, per via del suo talento, in tanti gli avevano pronosticato, si giustifica alludendo ad un bacio dato ad una ragazza tossicodipendente incontrata in un night club. Il “bacio alla cocaina” diventa un tormentone nazionale. Due bravi avvocati riescono ad evitare, a Gasquet, due anni di squalifica, concordando, per lui, solo due mesi e mezzo di lontananza dai tornei. Cocaina e tennis si intrecciano in una maglia fitta che accomuna tutte le decadi della storia. La polvere bianca si pone come metodo per sconfiggere la solitudine che fama, soldi e successo si portano dietro come effetto collaterale. 

E in molti, purtroppo, non riescono a resisterle.

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  1. Sergio Borg - 7 mesi fa

    ma questi articoli li leggete prima di pubblicarli?
    io non so anche perché odio fumo e droghe come bjorn si possa essere fatto coinvolgere.
    ma che la Bertè faccia la moralista e che accusi il dio del tennis di essere un debosciato mi sembra un po’ esagerato.che poi non replica neppure da signore quale era.
    ma l avete vista come si è ridotta già da 10 anni? possiamo ritenerla fonte affidabile?

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    1. Tennis Circus - 7 mesi fa

      Buonasera Sergio, quale sarebbe la parte sbagliata dell’articolo? La Bertè è stata sposata con Borg, è logico pensare ne sappia più di noi, non credi? Da parte dello svedese, inoltre, non è mai arrivata nessuna smentita, dunque un motivo è da presupporre ci sia

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    2. Sergio Borg - 7 mesi fa

      Tennis Circus ma l avete vista? come da più di 10 anni si presenta anche in tv, già con pippo baudo che doveva sorreggerla?
      è come se ad un alcolista permettessimo di giudicare e criticare juncker. ve lo voglio scrivere alla crozza

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    3. Andrea Alberici - 7 mesi fa

      Tennis Circus che Bjorn si facesse lo sappiamo, ma non trovo corretto dare voce alla Bertè sul fatto che abbia lasciato vincere Mac per la droga. Non ha alcun senso e non andrebbe pubblicata quella frase a mio parere

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    4. Marco Biggi - 7 mesi fa

      Tennis Circus Scusate ma l’autore dell’articolo è consapevole che Borg e la Bertè iniziarono la loro relazione quando Borg era ritirato da tempo ? Si tratta di dichiarazioni ridicole

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  2. Jacopo Viola - 7 mesi fa

    Ma che titolo è?

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  3. Marco Sereni - 7 mesi fa

    Giovanni Colomboni

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  4. Marco Sereni - 7 mesi fa

    Giovanni Colomboni

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