Un’estate amara per Rune
L’US Open 2025 ha segnato un nuovo stop nel percorso di Holger Rune, eliminato al secondo turno da Jan-Lennard Struff dopo quasi tre ore e mezza di battaglia. Il danese, che non ha mai superato i quarti di finale in uno Slam durante questa stagione, ha chiuso così un’annata difficile sul piano dei Major. Nonostante l’uscita prematura, Rune ha mostrato lucidità nell’analisi del match: “Era difficile fare di più oggi, Struff ha giocato con coraggio prendendo le linee. Io sono stato solido, ma lui è stato migliore nei momenti decisivi”.
Il ko ha un peso anche nel ranking: fuori dalla top 10, Rune occupa l’undicesima posizione nel Live Ranking e la tredicesima nella Race verso le ATP Finals di Torino. Interrogato sul futuro del torneo, non ha avuto dubbi: “Probabilmente vedremo una nuova finale tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. A parte loro due, solo Djokovic e Zverev potrebbero avere delle chance”.
Dal sogno di Bercy al presente incerto
Per comprendere l’attuale fase di Rune, bisogna tornare indietro al Masters 1000 di Parigi-Bercy 2022, quando a soli 19 anni sconfisse Novak Djokovic e conquistò il suo primo grande titolo. Allora sembrava destinato a diventare il principale rivale di Alcaraz, il “villain” perfetto per una rivalità generazionale. Nei primi mesi successivi, il danese mostrò un tennis ricco di risorse, solido tecnicamente e con una spiccata ambizione.
Eppure, gli ultimi tre anni hanno raccontato un’altra storia. Instabilità tecnica e mentale, cambi continui di allenatori e una preparazione fisica non sempre all’altezza hanno frenato la sua crescita. Le sue molte varianti di gioco, inizialmente un’arma in più, sono diventate un’arma a doppio taglio, contribuendo a una certa indefinizione tattica.
La distanza da Sinner e Alcaraz
Mentre Rune faticava a trovare continuità, Carlos Alcaraz e Jannik Sinner consolidavano la loro leadership, diventando i simboli di una generazione pronta a raccogliere l’eredità dei Big Three. La parabola del danese, in questo contesto, ha assunto toni contrastanti: da predestinato a outsider incostante, spesso più vicino all’ombra che alla luce.
Il cambiamento si è notato anche nel linguaggio del giocatore. Da frasi spavalde sul suo futuro numero uno e sulla possibilità di vincere più Slam dei rivali, è passato a dichiarazioni più contenute, accettando persino sconfitte dolorose come quella di New York con una serenità che in passato non avrebbe mostrato.
C’è ancora speranza?
A 22 anni, il tempo gioca comunque dalla sua parte. L’ingaggio di Marco Panichi come preparatore fisico è un segnale di volontà di rimettere ordine in una carriera che rischia di deragliare. La materia prima resta intatta: talento, colpi e mentalità competitiva non mancano.
La vera sfida per Rune sarà costruire una struttura solida attorno a sé, con un progetto tecnico chiaro e un ambiente meno dispersivo. Molti osservatori ricordano il caso di Stan Wawrinka, che fino ai 28 anni non aveva mai realmente inciso negli Slam e poi seppe trasformarsi in un campione.
Per Rune non è ancora tempo di verdetti definitivi. La sua traiettoria non lo pone più al livello di Sinner e Alcaraz, ma il futuro resta aperto: tutto dipenderà dalla sua capacità di mettere ordine al talento e trasformare il caos in forza.


