New York ricomincerà ad illuminarsi grazie al tennis?

Gli Us Open saranno il primo Slam dopo il lockdown? Ecco le varie ipotesi. Di Stefano Maffei

di Redazione Tennis Circus

La grande mela è la città più colpita dal Coronavirus negli Stati Uniti, rendendosi di fatto la maggiore zona rossa alle spalle di Wuhan. Il tennis dal canto suo, come detto nei giorni precedenti, è ufficialmente fermo fino al 31 luglio. Cosa si farà poi? Lo US Open sarà il primo grande torneo a svolgersi dopo il lockdown o vedremo l’evento posticipato come il Roland Garros o addirittura cancellato come Wimbledon? Si giocherà a New York? Proviamo a spiegarvi la situazione.

L’impianto di Flushing Meadows si trova nel distretto del Queens, nella zona ovest di New York, il secondo più grande dopo Manhattan. Il numero di contagi (circa 60.000) e di morti (circa 6.000) potrebbe far pensare ad un epilogo tutt’altro che positivo per il quarto ed ultimo torneo del grande slam, ma si sta facendo di tutto per evitare questo scenario economicamente catastrofico.
La prima ipotesi paventata, ma difficilmente percorribile, è quella dello spostamento della sede del torneo a Indian Wells, malgrado ancora non ci siano stati contatti ufficiali tra Larry Ellison (patron del torneo californiano) e i vertici dell’USTA.

Degli ultimi giorni invece l’ipotesi di sfruttare il nuovo centro tecnico di Orlando (che dispone di 100 campi da tennis) per disputare il torneo. Le smentite in questo caso ancora non sono arrivate, ma si dovrebbe fornire all’impianto postazioni per il pubblico e reti per la copertura televisiva, probabilmente troppo lavoro in così poco tempo. Ci sentiamo quindi di escludere ipotesi di spostamento di città, tenendo New York come sede del torneo qualora si giocasse. Una spinta importante alla disputa del torneo viene da interessi economici. US Open ha infatti rifiutato, al contrario di Wimbledon, di stipulare la costosissima assicurazione che proteggeva la competizione dall’annullamento. Il torneo statunitense, che genera circa 400 milioni di dollari all’anno nelle due settimane in cui si svolge e che copre la quasi intera totalità dei guadagni USTA, vedrebbe il proprio patrimonio pressoché azzerato, malgrado possa contare per buona parte sui diritti televisivi per limitare i danni.

Diritti televisivi che sarebbero, insieme agli sponsor, la totalità dei guadagni (considerando lo svolgimento del torneo a porte chiuse). L’ambito che però più interessa è quello della salute pubblica. Si è riunito un comitato scientifico che prima della fine del mese di giugno dovrebbe indicare le linee guida per l’effettivo svolgimento della competizione. Le prime indiscrezioni parlerebbero di un monitoraggio continuo sugli atleti e test su larga scala (il tutto ad un costo di circa 100 dollari per atleta). Inoltre si sta discutendo di una quarantena di 14 giorni da passare negli Stati Uniti per giocatori ed addetti ai lavori, prima dell’inizio del torneo. L’elevato costo dei test e la quarantena forzata ci spingono a pensare al primo torneo del grande slam ai tempi del Coronavirus senza pubblico, impossibilitato a rispettare la quarantena ed i costi sanitari. Ci sono ancora troppi punti interrogativi per dare una risposta alla domanda “si giocheranno gli US Open?”, quello che possiamo fare è rimanere in attesa e sperare che ad agosto possiamo tornare a guardare la televisione per appassionarci ad una bella partita di tennis e non ai drammi giornalieri che sentiamo tutti i giorni.

Stefano Maffei

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