Un ritorno atteso: Berrettini riparte da Wimbledon
Dopo quasi due mesi lontano dai campi, Matteo Berrettini è pronto a tornare in scena nel teatro a lui più caro: Wimbledon. L’erba dell’All England Club, dove nel 2021 sfiorò il sogno più grande raggiungendo la finale, accoglie di nuovo il campione romano, che ha scelto di rientrare nel torneo senza aver disputato competizioni preparatorie. Il debutto è previsto contro il polacco Kamil Majchrzak, primo ostacolo di un percorso che Berrettini affronterà “una partita alla volta”.
“Adesso sto molto meglio. Mi sono stancato di fermarmi e ripartire. Questa volta è stata davvero dura”, ha confessato, evidenziando la fragilità di un fisico che troppo spesso lo ha messo alla prova. Nonostante ciò, il tennista si dice fiero del lavoro svolto, del supporto ricevuto e del percorso fatto: “Sarei orgoglioso della mia carriera anche se finisse oggi”.
La forza di una squadra e il valore delle pause
Il rientro a Londra non è solo un atto sportivo, ma un gesto carico di significato personale. Dopo il ritiro a Roma contro Ruud, Berrettini ha scelto di prendersi un lungo stop, saltando anche i tornei di Stoccarda e Queen’s. Una decisione ponderata, maturata insieme al suo team e alla sua famiglia, che si sono dimostrati ancora una volta il suo punto di riferimento: “Mi hanno lasciato spazio quando serviva e hanno trovato le parole giuste nei momenti difficili”.
Quella di Berrettini è una sensibilità rara, che si riflette anche nel modo in cui affronta le relazioni professionali. Dopo la separazione dal preparatore Umberto Ferrara, ha sottolineato quanto sia complesso trovare l’equilibrio giusto nel rapporto atleta-staff: “Non c’è stato nulla di personale, ma semplicemente non ci siamo incastrati. È giusto separarsi quando non si cresce più insieme”.
Wimbledon come ancora emotiva
Tornare a Wimbledon per Matteo significa ritrovare una parte essenziale di sé. Il torneo è per lui una fonte di energia, un punto fermo in una carriera segnata da ostacoli e rinascite. “Questo posto mi fa sentire bene. Mi dispiace perché so quanto posso dare su questa superficie”, ha dichiarato sorridendo amaramente. Ma nel suo sguardo non c’è rimpianto, bensì fame di competizione: “Sono nato competitivo e morirò competitivo. Non mi accontenterò mai”.
Nel 2023, nonostante i dubbi, riuscì a superare nomi importanti come Sonego, De Minaur e Zverev, fermandosi agli ottavi contro Alcaraz. Anche allora rientrava da un momento complicato. Oggi si presenta con più allenamento e la consapevolezza che il vero obiettivo non è un risultato specifico, ma ritrovare il piacere del gioco: “Essere qui e stare bene è già una vittoria. Ma il ritmo partita mi manca e non vedo l’ora di viverlo”.
Il peso delle critiche e il rapporto con il corpo
Berrettini non si è mai nascosto, nemmeno davanti alle difficoltà emotive. Ha ammesso quanto le critiche, soprattutto quelle gratuite, abbiano fatto male. “Leggere certe cose fa male, soprattutto se penso che le leggono mia madre o mia nonna”. Ma nel tempo ha imparato a filtrare, a riconoscere il valore delle persone che lo circondano e a fare pace con sé stesso.
Il rapporto con il proprio corpo, invece, resta un campo di battaglia. “Mi ha tradito tante volte, mi ha fatto saltare tornei che sognavo. Ma senza di lui non sarei quello che sono”, ha detto con orgoglio. La paura di non farcela, di sentire ancora dolore, è stata spesso peggiore dell’infortunio stesso: “Quando inizi a dubitare, è lì che smetti di dare il 100%”. Un rischio che oggi sembra voler esorcizzare con il sorriso e con la fiducia nelle sue scelte.
Una sfida personale prima che sportiva
Berrettini si prepara dunque a vivere il suo Wimbledon con la consapevolezza di chi ha sofferto, riflettuto e scelto di non mollare. “Ho capito che se le cose sono ben oleate, posso rinascere dai momenti difficili”. Più che una dichiarazione d’intenti, la sua è una filosofia di vita: vivere ogni incontro come un’occasione, ogni ritorno come una vittoria, ogni passo sul prato inglese come un gesto di amore verso il tennis e verso sé stesso.


