Billie Jean King scuote Wimbledon: “Basta total white, servono nomi sulle maglie”

Billie Jean King propone l'abolizione del total white a Wimbledon e l'introduzione dei nomi sulle maglie: "La tradizione si può cambiare".
Tennis - Australian Open - Melbourne, Australia, January 12, 2018. Billie Jean King speaks at a media conference. AAP Image/Julian Smith/via REUTERS       ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. NO RESALES. NO ARCHIVE. AUSTRALIA OUT. NEW ZEALAND OUT.
Tennis - Australian Open - Melbourne, Australia, January 12, 2018. Billie Jean King speaks at a media conference. AAP Image/Julian Smith/via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. NO RESALES. NO ARCHIVE. AUSTRALIA OUT. NEW ZEALAND OUT.

Un’icona del tennis sfida la tradizione

Quando Billie Jean King parla, il mondo dello sport ascolta. Non solo per i suoi 12 titoli del Grande Slam, ma per l’eredità sociale e culturale che ha costruito oltre i campi da gioco. Alla vigilia di Wimbledon, la leggendaria ex campionessa ha acceso il dibattito lanciando una proposta tanto radicale quanto simbolica: “La tradizione si può anche cambiare!”.

Nel mirino, il celebre dress code total white del torneo londinese, considerato da molti un marchio di stile e continuità, ma che per King rappresenta ormai un ostacolo al riconoscimento visivo dei giocatori in campo. “Sta per iniziare una partita, ti siedi, guardi e ti chiedi: chi è chi?”, ha dichiarato in un’intervista al Telegraph. “Non dovrei guardare un segno, non dovrei guardare nulla. Dovrei sapere chi è. A volte il mio sport mi fa impazzire”.

L’identità prima di tutto

La proposta di King va ben oltre la questione estetica. Oltre a chiedere la fine dell’obbligo del bianco integrale, la sei volte vincitrice di Wimbledon ha suggerito di inserire i nomi dei giocatori sulle maglie, proprio come avviene in altri sport. Una soluzione che, secondo lei, migliorerebbe la visibilità degli atleti e aprirebbe nuove opportunità economiche per tutti: “Ci sarebbero gadget con i loro nomi sul retro delle maglie, così farebbero soldi, il torneo farebbe soldi, tutti farebbero soldi. I bambini adorano i numeri… Prendi quello che fanno gli altri sport e quello che piace alla gente”.

Per King, il tennis non può più permettersi di restare indietro. E anche se Wimbledon ha già fatto piccoli passi verso la modernità – come l’abolizione dei giudici di linea – la sua proposta punta dritto al cuore di una delle tradizioni più longeve del tennis.

Una visione che va oltre il campo

Le parole di King non si esauriscono nella critica al bianco wimbledoniano. Il suo intervento è parte di un pensiero più ampio sul futuro dello sport e sul ruolo sociale che può e deve avere. Dalla parità salariale ottenuta negli US Open nel 1973, alla sua attività filantropica nel basket, nel calcio e nell’hockey femminile, King ha sempre spinto per l’inclusione e l’equità.

Nel corso dell’intervista, ha toccato anche temi delicati come i diritti LGBTQ+, la questione delle donne transgender e i rapporti tra la WTA e l’Arabia Saudita. “So che le cose non cambiano senza impegno… Se lo fai, sei dannato, se non lo fai, sei dannato lo stesso. Ma ho la sensazione che a lungo termine aiuterà”, ha affermato, sottolineando l’importanza del coinvolgimento anche in territori difficili come la Cina o la stessa Arabia Saudita, dove il fondo PIF finanzia iniziative a favore della maternità nel tennis femminile.

King non ha esitato a condividere riflessioni personali, come il desiderio, se avesse potuto, di congelare i propri ovuli negli anni ’70, per conciliare maternità e carriera sportiva. “Ognuno è unico. Fai in modo che si sentano inclusi, perché davvero non sai. Con ogni persona che incontro cerco di partire da zero”.

Tradizione o progresso?

La proposta di Billie Jean King scuote le fondamenta di uno dei templi più iconici dello sport mondiale. E mentre è improbabile che l’All England Club ceda facilmente su un simbolo come il total white, il messaggio è chiaro: il tennis deve parlare anche alle nuove generazioni, evolversi e aprirsi, senza temere di mettere in discussione le sue liturgie.

Che si tratti di un nome sulla maglia o di un gesto più profondo, King continua a essere la voce coraggiosa di uno sport che può – e deve – fare di più.

Potrebbe interessarti anche...

NEWS

PIù POPOLARI