Un Wimbledon rallentato: il mistero delle palline “fluffy”
Wimbledon 2025 è stato finora un torneo sorprendente, segnato da un’insolita sequenza di eliminazioni eccellenti. Ma dietro i risultati inattesi si cela un problema tecnico sempre più discusso tra i protagonisti del circuito: le palline da gioco, accusate di diventare troppo rapidamente soffici, pesanti e lente.
Il fenomeno, già oggetto di critiche nelle ultime stagioni, ha raggiunto un nuovo picco quest’anno, con testimonianze sempre più numerose da parte di giocatori, allenatori e addetti ai lavori. La questione non riguarda solo le prestazioni in campo, ma anche la salute fisica degli atleti e la qualità generale dello spettacolo.
Djokovic: “La differenza più grande rispetto a 10-15 anni fa? Le palline”
Ad aprire il dibattito è stato Novak Djokovic, sette volte campione a Wimbledon, che ha sottolineato come le attuali palline Slazenger “si consumino più rapidamente rispetto a quelle usate 10 o 15 anni fa”. Secondo il serbo, il loro comportamento favorirebbe i giocatori da fondo campo, capaci di generare molta rotazione, rendendo meno efficace il gioco d’attacco: “È più facile giocare da fondo campo oggi che a inizio carriera”.
A fargli eco, anche Emma Raducanu, che ha descritto le palline come “pesanti e lente dopo pochi scambi”, suggerendo che questo tipo di rendimento avvantaggi i tennisti più potenti.
Persino Denis Shapovalov non ha usato mezzi termini: “Le palline sono terribili, il circuito sull’erba è diventato una barzelletta”, lamentando l’eccessivo rallentamento dei campi erbosi, che a suo dire “sono più lenti della terra battuta”.
Materiali diversi e costi ridotti: l’eredità del post-Covid
Secondo Alexander Zverev, le modifiche potrebbero essere legate ai cambiamenti nelle tecniche di produzione introdotte durante la pandemia: “Le aziende usano materiali diversi, una gomma più economica. Le palline sono in media dal 30% al 60% più lente rispetto a prima del Covid”.
Anche Emily Webley-Smith, con oltre vent’anni di carriera, ha notato il cambiamento: “Le palline si gonfiano dopo tre game. Sembra un riccio peloso”. Il problema, oltre a ridurre la durata delle palline — passata da un mese a due settimane nei centri di allenamento —, comporta un costo economico maggiore e un peso fisico più alto per i tennisti.
Più infortuni e burnout: la nuova fatica del tennis
L’impatto non si limita all’estetica del gioco. Molti atleti hanno associato le nuove caratteristiche delle palline a un aumento di infortuni a polsi, gomiti e spalle, dovuti agli sforzi per colpire con maggiore forza una pallina che oppone più resistenza.
Tennisti come Vasek Pospisil, Daniil Medvedev e Stefanos Tsitsipas hanno espresso preoccupazioni concrete, e anche Taylor Fritz ha attribuito un problema al polso alla variabilità delle palline tra un torneo e l’altro.
Lo scenario preoccupa anche per la tenuta mentale: Alex de Minaur ha ammesso di sentirsi “bruciato”, mentre Alexei Popyrin, eliminato al primo turno, ha parlato di un senso di “intorpidimento” che lo ha spinto a prendersi una pausa.
L’erba, le palline e l’equilibrio perduto
Oltre alle palline, anche le condizioni dei campi sono finite sotto osservazione. Secondo Neil Stubley, head groundsman di Wimbledon, “la palla sembra viaggiare più lentamente quando l’erba si secca leggermente”, perché tende ad aggrapparsi di più al manto. Una variazione apparentemente minima che, ad alti livelli, può alterare radicalmente il timing di gioco.
L’insieme di questi fattori potrebbe spiegare — almeno in parte — il record di eliminazioni precoci tra le teste di serie. Più minuti in campo, maggiore sforzo fisico e campi che rallentano ulteriormente il ritmo potrebbero aver favorito gli underdog meno logorati.
Verso una soluzione: l’intervento dell’ATP
Una risposta concreta è arrivata dall’ATP, che ha finalmente centralizzato la selezione dei fornitori di palline, in un tentativo di uniformare le condizioni di gioco. Un piccolo passo verso una maggiore coerenza e sostenibilità del calendario, anche se la vera sfida resta migliorare la qualità dei materiali, tornata oggi al centro delle discussioni.
Se il tennis moderno vuole continuare a essere uno spettacolo coinvolgente e fisicamente sostenibile, la questione delle palline non può più essere ignorata. Gli atleti parlano chiaro: qualcosa è cambiato — e le loro racchette, corpi e risultati lo stanno dimostrando.


