L’attesa di Wimbledon e il peso delle aspettative
Il conto alla rovescia per Wimbledon è quasi terminato. Dal 30 giugno, i prati sacri di Church Road tornano protagonisti del grande tennis, con un’edizione che promette scintille, grandi ritorni e, forse, nuovi equilibri. In testa ai pronostici ci sono Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, numero uno e due del mondo, pronti a contendersi lo Slam più iconico del circuito. Ma non sono soli. L’ombra lunga di Novak Djokovic, sette volte campione sull’erba londinese, incombe silenziosa ma minacciosa.
Ljubicic: Alcaraz ha il tocco da erba, Sinner ancora no
L’ex numero 3 del mondo Ivan Ljubicic, oggi opinionista per Sky, ha tracciato un quadro lucido e privo di fronzoli sul momento attuale dei due fuoriclasse. “Carlos ha tutto quello che serve per giocare bene sull’erba. Risponde bene, si muove bene, è molto potente. Ma non è una sorpresa, ha trovato subito il feeling. Federer, come lui, ha avuto questa facilità”, ha detto in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.
Per Ljubicic, la superficie verde è un test di adattamento e naturalezza. E se Alcaraz ci è arrivato già pronto, Sinner deve ancora imparare a sentirsi a casa sull’erba: “Sulla carta dovrebbe trovarsi bene, ma non mi sembra abbia avuto lo stesso feeling di Carlos. Però sta crescendo, soprattutto a partire dal servizio”.
L’erba moderna, come sottolinea l’ex coach di Federer, è profondamente cambiata: “La palla oggi rimbalza molto più alta, quasi come sul cemento. Ai miei tempi era imprevedibile e molto più bassa”. Un’evoluzione che dovrebbe agevolare un giocatore come Sinner, dominatore sul duro, ma che ancora fatica a trasferire la sua solidità su questa superficie.
L’effetto Parigi e il “tarlo” Alcaraz
La recente finale persa al Roland Garros brucia ancora. Tre match point svaniti contro Alcaraz e una grande occasione sprecata. Ma, per Ljubicic, il tempismo potrebbe giocare a favore del numero uno azzurro: “È stata una bella tranvata. Ma Wimbledon arriva subito dopo, e se prendi la legnata a Parigi, hai tre settimane per rimetterti in gioco. È il momento ideale”.
Il problema più grande, però, potrebbe essere mentale. “Alcaraz è l’unico che lo batte. Quando perdi sempre contro un solo giocatore, è inevitabile che ti rimanga in testa. È il nodo che Jannik deve sciogliere”. Eppure, trovare un antidoto allo spagnolo è complicato: “Carlos è uno che, quando prende in mano il gioco, fa quello che vuole. Devi metterlo in difesa, farlo correre. Ma è difficile: la partita dipende tanto da lui”.
Djokovic e gli outsider: nessuno è escluso
Nel gioco dei favoriti, Novak Djokovic non può essere ignorato. Anche Ljubicic lo conferma: “Uno che ha vinto Wimbledon sette volte non può mai essere considerato fuori dai giochi. Sta bene, il Roland Garros l’ha rimesso in condizione ed è molto motivato”.
Accanto ai big, il torneo inglese ha spesso regalato sorprese. Ljubicic cita Alexander Bublik, protagonista anche al Roland Garros, e il giovane francese Giovanni Mpetshi Perricard, definito “un grande battitore molto pericoloso”. Attenzione anche a Hubert Hurkacz, se in condizione, e al britannico Jack Draper, “un giocatore molto naturale sull’erba”, che sarà la quarta testa di serie.
Gli italiani: Musetti e Berrettini, incognite e speranze
Occhi puntati anche sugli altri azzurri. Lorenzo Musetti, reduce da un buon periodo di forma, arriva a Wimbledon senza tornei di preparazione sull’erba: un dettaglio che, secondo Ljubicic, potrebbe pesare. L’incognita più grande resta Matteo Berrettini, finalista nel 2021: “Speriamo che Wimbledon gli risvegli ricordi piacevoli”, dice con un filo di speranza.
Oltre il duello Sinner-Alcaraz
Per quanto il tennis mondiale sembri oggi polarizzato sul duello Sinner-Alcaraz, Ljubicic invita a non limitarsi a una lettura così binaria. “Non ridurrei tutto al solo dualismo Sinner-Alcaraz. Wimbledon è un torneo che ha spesso riservato sorprese. I primi turni sono insidiosi, l’erba è nuova e difficile da leggere. Anche i più grandi sono caduti, come Federer con Stakovsky o Nadal con Rosol e Brown”.
In uno Slam dove l’imprevedibilità è una tradizione e il prato fa emergere qualità diverse rispetto alle altre superfici, il vero protagonista potrebbe essere proprio chi non è ancora sotto i riflettori.


