Aspettando Wimbledon, dialogo con le racchette. E non solo…

Aspettando Wimbledon, dialogo con le racchette. E non solo…

E’ stato presentato a Palermo il nuovo libro del maestro Fit Giulio Bari. Tante storie, aneddoti e curiosità raccontati con ironia e leggerezza da chi vive questo mondo con passione.

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Edito dalla casa editrice Zacco e finito di stampare a dicembre 2015 è stato presentato sabato, alla Mondadori di Palermo, “Aspettando Wimbledon“, il nuovo lavoro letterario del maestro della FIT, Giulio Bari. Nella sala conferenze della nota libreria nel centro storico di Palermo, il maestro Bari, con gli interventi di Cristina Picciotto (docente di letteratura al liceo classico del Convitto Nazionale di Stato “Giovanni Falcone”), Vittorio Di Simone (esperto di organizzazione sportiva e marketing), con la moderazione di Melinda Zacco, giornalista e presidente delle omonima neonata casa editrice palermitana, tra vecchie racchette di legno, palline depressurizzate e video d’epoca, ha aperto una finestra sulla propria vita privata e sul mondo del tennis deliziando la platea fatta di tanti appassionati, amici, colleghi, allievi grandi e, soprattutto, piccini, del maestro che hanno riempito la sala in ogni ordine di posto.

Nato a Palermo nel 1959, ex-giocatore di serie A, laureato all’ISEF, ex-docente di scienze motorie, insegnante di educazione fisica al Convitto Nazionale di Stato “Giovanni Falcone” dove ha avuto il merito di introdurre il tennis tra le discipline sportive praticate, papà e maestro a tempo pieno, dopo avere raccontato nel suo libro d’esordio l’esperienza di maestro presso una realtà dell’entroterra siciliano tra ragazzini che non avevano mai visto una racchetta prima d’allora, in questa sua seconda opera, Bari veste i panni di un moderno Fedro e ci racconta sotto forma di “favola breve” le origini e la storia del tennis.

Influenzato da “Aspettando Godot”, uno dei testi più famosi del noto drammaturgo irlandese Samuel Beckett, il maestro colloca il lettore in una dimensione temporale di costante attesa per un evento che mai arriverà. Con “Aspettando Wimbledon”, il lettore si apre a conoscere le tematiche care al nostro autore. Il Diaologo con le racchette. E non solo. La storia e le origini del tennis, i suoi campioni, le sue regole; l’amore per la figlia Paola, a cui il libro è dedicato; l’amore per la natura; l’attenzione per le coincidenze o il fato come lo chiamavano i latini. L’idea di scrivere un nuovo racconto era da tempo nelle intenzioni dell’autore ma, come confermato dallo stesso, l’occasione per decidersi è nata da diverse “coincidenze”.

I fatti si svolgono nella casa di campagna del maestro. Immersa nella macchia mediterranea delle campagne di Terrasini. Affacciata sullo splendido golfo di Castellamare. Chiusa tra la Montagna Femmina Morta e la costa frastagliata. A picco sul mare, costellata da antiche torri di avvistamento erette a sua guardia contro gli invasori saraceni. Una dimensione bucolica dove pascolano, ancora liberamente, le mucche e, ogni tanto, fanno capolino i tanti simpatici conigli che da secoli, ormai, hanno scelto di abitare questo tratto incantevole di costa. E’ questo il “buen ritiro” del nostro autore. Rifugio dallo stress e dalla frenesia della città.

Dove ritemprare il corpo e lo spirito. La “mia Africa” come la definisce lui stesso. E’ qui che sono conservati molti ricordi. Sulla parete del camino vive il piccolo mondo antico del maestro Bari. Su di esso sono “poggiate di sbieco, ad incrociarsi nel cuore, un po’ come si vede in molte riproduzioni, quasi che stessero per baciarsi, la Maxima Torneo de Luxe e la Wilson Jack Kramer”.

E’ una domenica di luglio e tra qualche minuto scenderanno in campo Novak Djokovic e Roger Federer. Rispettivamente numero uno e numero tre (e leggenda vivente) del tennis mondiale. La posta in palio è la vittoria del torneo più antico e prestigioso del mondo. Quello che si disputa All England Lawn Tennis and Croquet Club di Wimbledon, piccolo sobborgo alla periferia di Londra. Una sfida già diventata un classico, quella tra i due. Per il tennista serbo si tratterebbe della seconda vittoria e della conferma di un talento spesso snobbato dagli addetti ai lavori.

Per il maestro Roger Federer si tratterebbe, invece, dell’ottavo storico titolo. Un record -i-m-p-r-e-s-s-i-o-n-a-n-t-e- che lo consegnerebbe, ancor più se possibile, più di quanto già non lo sia, alla storia del meraviglioso mondo del tennis.

I due esprimono stili di gioco antitetici. Regolarità, solidità, costanza il primo. Estro, fantasia, guizzi e lampi di genio l’altro. Così che i fans dell’uno difficilmente possono esserlo anche dell’altro. Giulio cerca di convincere la figlioletta Paola a vedere la partita con lui. Ma, come si sa “nemo profeta in patria” e la piccola Paola, che di tennis non ne vuole sapere, preferisce continuare a giocare con la bici nel giardino di casa.

Lasciato da solo alla sua passione, il nostro si appresta, allora, a seguire comodamente dal divano della sala la tanto attesa finale. I due giocatori dovrebbero avere già iniziato il riscaldamento. Accende il televisore. Prende il mano il telecomando. Accende anche il decoder ma, coincidenze!?! Per il forte vento che spazza gli alberi non c’è segnale! Come!? Nessun segnale dalla parabola. Idem per il digitale terrestre. Che fare!? La finale di Wimbledon. Un evento da non perdere.

Rasserenato dal familiare ambiente domestico, stanco di armeggiare con il decoder e rassegnato, ormai, a non poter vedere l’evento tanto atteso, probabilmente si appisola sul comodo divano e inizia così a entrare in una dimensione onirica in cui prima si sente osservato e poi sente una voce chiamarlo dalla parete del caminetto. “Ehi! Ciao Giulio, scusa serve aiuto? Perché non me lo hai detto prima? Ne avremmo parlato…Non mi riconosci?”. “Chi parla? Chi sei?”, dice Giulio. “Sono io – risponde la vocina – la tua racchetta. Ti ricordi? Ma ti sei proprio fatto vecchio! Sono Maxima! La tua Maxima Torneo de Luxe, mi hai dimenticata!?!?!?”.

Racchette-maxima-torneoEra, proprio la sua prima racchetta. Quella che gli fu comprata dal padre per diecimila lire. Una volta racchetta prediletta e maneggiata con cura. Oggi rimpiazzata da colleghe, Maxima si lamenta essere stata abbandonata. Di avere, ormai, il grip “malandato e colloso”. Di non sentersi più solleticare dall’incordatore o pressata dall’elastocross. Come Tom Hanks in “Cast away”, il nostro cantastorie, quasi esterrefatto, inizia a rispondere alle lamentele di Maxima cui a breve, in una atmosfera ormai surreale, si aggiungeranno anche quelle di Wilson Jack Kramer, il signor Wilson, come ama farsi chiamare. “Un gentleman d’altri tempi, attento al suo look, rivestito di una livrea bianca e marrone…”. Che riesce, addirittura, ad ottenere l’invito del maestro a bere uno cherry per schiarirsi la gola! Il passo è breve.

Da li a poco, Giulio sente che “Maxima e Wilson dialogavano come se niente fosse con Tip e Tap (due palline depressurizzate un po’ discola una, più rispettosa l’altra) e Prince (la racchettina rosa della figlia)”. Si susseguono, così, in un turbinio di date e di nomi, anedotti e storie sulle origini del tennis, sui suoi campioni. Dal maggiore Clopton Wingfield al Real tennis, dal badminton allo squash, da McEnroe e Borg a Lendl e Connors fino ad arrivare ai giorni nostri.

Raccontati, direttamente, dalla voce dei “veri” protagonisti! Maxima, suo cugino Dunlop Fort. Boron, la racchetta di Artur Ashe. Wilson Jack Kramer…

La finale è lunga. Dura quasi quattro ore: “Roger Federer e Novak Djokovic hanno dato vita a una delle più belle partite di sempre. Un tennis superlativo, di grandissima intensità. Una finale cosi non si vedeva da anni. Hanno giocato sull’erba anche ventiquattro colpi consecutivi. Un vero record!”.

roger-federer-vs-novak-djokovic-wallpaper-wimbledon-238312639-600x336Per una strana coincidenza quel giorno, molto ventoso, anche io, mi trovavo in quel di Terrasini. A poche centinania di metri dalla casa dell’autore. Nella splendida cornice del centro federale estivo di Città del Mare. Là, dove avevo appena teminato il corso di istruttore di primo livello della FIT. In mezzo al trambusto dei saluti finali, delle corse di chi deve arrivare al vicino aeroporto in tempo per non perdere l’aereo o semplicemente deve fare un bel po’ di chilometri per raggiungere casa e quindi ha fretta di partire, seduto al bar dell’hotel in compagnia di qualche collega di corso e di alcuni turisti di chissà quale nazionalità, soffrivo dannatamente nel vedere il maestro RF, dopo essere andato sotto due set a uno, doversi arrendere, al quinto set, con il punteggio di 6-7 6-4 7-6 5-7 6-4 in favore del serbo. Ma questa è un’altra storia.

Il nostro autore, invece, per un simpatico scherzo del buon vecchio Eolo non riuscirà a vedere la finale. Come pure non vedrà quella del 2015. Stesso spettacolo, stesso scenario, stessi protagonisti. Stesso risultato (purtroppo! Anzi peggio se possibile). Stesso vento! Quella di Terrasini è una zona ventosa, paradiso per gli amanti del windsurf. Ma che debba esserci vento sempre nelle stesse occasioni, poi…

Verrà, infatti, svegliato ormai a tarda sera dalla figlia Paola che, dopo un pomeriggio trascorso a giocare all’aria aperta, entra in casa per reclamare la cena. Si interrompe qui la dimensione fantastica e si torna alla realtà del buen ritiro. L’orto coltivato con tanta cura dove Giulio si dirige per raccogliere un po’ di verdure per l’insalatina. Il rumore delle onde che si infrangono sulla costa. Il verso delle cicale. Gli aerei che vanno e vengono dal vicino aeroporto, rompendo il silenzio con il loro boato.

Il libro è molto piacevole da leggere. In formato tascabile. Le pagine sono piene di colore e corredate dai disegni della piccola Ornella Greco. E’ adatto ai grandi, che troveranno notizie e informazioni dettagliate nelle varie note a pié di pagina, e ai più piccini, che potranno sognare con le ali della propria fantasia: Maxima,Wilson, Tip e Tap. Senza dimenticarci della piccola Prince.

Lo consiglio, vivamente, a tutti i maestri come supporto didattico per il loro lavoro. Da adottare al pari di una racchetta o di un buon paio di scarpe. Come era solito affermare Lacoste: “per diventare campione sono necessarie due cose: una collezione completa di libri di tennis e un muro”.

Lo consiglio ai papà che vogliono avvicinare in modo garbato i propri figli al mondo delle tennis. Potrebbe essere il vostro fidato compagno in attesa che si liberi il campo o che smetta di piovere. O, semplicemente, per fare a gara con gli amici a chi ricorda cosa fosse il Sphairistikè!

E’ dedicato alla piccola Paola che di tennis non ne vuole sapere niente e compie gli anni il 23 febbraio. Lo stesso giorno in cui, nel 1874, si fa risalire la nascita del tennis. Quando, il maggiore Wingfield deposita alla Camera dei Mestieri di Londra il brevetto per l’invenzione di un nuovo gioco, consistente in un campo a forma di clessidra, diviso al centro da una rete sospesa.

kit wingfield
Il primo kit per giocare a tennis

Confezionato in una scatola contenente alcune palle, quattro racchette, la rete e le indicazioni per segnare il campo. Il gioco era fondato sulle regole del vecchio real tennis e, su suggerimento di Arthur Balfour, venne chiamato lawn-tennis. Il libro è stato scritto quando l’autore rimase lontano dai campi per un infortunio. È stato convinto dall’amico medico che lo aveva in cura a scrivere quelle bellissime storie che era solito raccontargli durante i loro incontri.

Saranno coincidenze ma, per saperlo, dobbiamo aspettare…il seguito!

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