Severin Luthi: “Ciò che fa di Roger un mito è la sua voglia di continuare a crescere a 34 anni”

Severin Luthi: “Ciò che fa di Roger un mito è la sua voglia di continuare a crescere a 34 anni”

Roger Federer aveva annunciato su Facebook che il suo nuovo coach sarebbe stato Ivan Ljubicic.”Roger è molto forte quando è circondato da persone diverse. Gli permette di mantenersi “giovane”-rivela Luthi-credo che “Ljubi”, sia stata una grande scelta”

Roger stesso l’aveva annunciato sul suo profilo Facebook: «Dopo due anni pieni di successi voglio ringraziare Stefan Edberg, mio idolo d’infanzia, per aver accettato di entrare nel mio team. È stato un sogno diventato realtà.
Sebbene si pensava che sarebbe stato solo per il 2014, Stefan è stato grande e ha accettato di prolungare la partnership anche per quest’anno, cosa che ho molto apprezzato. Mi ha insegnato molto a nel mio gioco resterà la sua influenza. Sarà sempre parte del mio team. Il mio allenatore principale continuerà ad essere Severin Luthi, che lavora con me dal 2008, e sarà accompagnato da Ivan Ljubicic. Daniel Troxler e Pierre Paganini, rispettivamente fisioterapista e preparatore atletico, continueranno a lavorare con me».
Oggi, dopo l’esordio di Ljubicic a Brisbane Le Temps ha intervistato Severin Luthi, coach principale di Federer dal 2008 chiedendogli delle motivazioni che hanno portato alla scelta di Ivan Ljubicic come secondo allenatore di Re Roger.
Dice Luthi “Abbiamo parlato un po’ con Roger. Sapevamo che Stefan avrebbe voluto fermarsi a fine stagione. L’estate scorsa Roger mi ha chiesto se io avessi voluto seguirlo a tempo pieno. Ma secondo me era meglio se prendevamo qualcuno. Per due ragioni. Per lui perchè penso che sia molto forte quando è circondato da persone diverse. Gli permette di mantenersi “giovane”. Alcuni credono che non sia positivo cambiare ma è sempre un arricchimento avere qualcuno che conosca bene il tennis. E secondo, penso sia importante per me rimanere fresco, ciò mi permette di aiutarlo di più. Così gli ho detto che avrebbe fatto bene a chiamare qualcuno e ha scelto “Ljubi”, penso sia stata una grande scelta”

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Luthi, coach di Federer dal 2008 alla domanda se questa scelta sia mirata a battere Djokovic risponde: “Non è questo il motivo principale. Si cerca in primo luogo di sviluppare il suo gioco. E’ chiaro che Djokovic era talmente forte l’anno scorso che in alcune partite contro di lui avremmo avuto bisogno di altre soluzioni. Ma Roger ha anche altri avversari e l’obiettivo è proprio quello di concentrarsi sul suo gioco per farlo migliorare.”

“Cosa può apportare Ljubicic al gioco di Federer?
Josè Higues, Paul Annacone e Stefan Edberg hanno portato qualcosa di diverso. Ljubi aiuterà tatticamente ma anche a livello di motivazione e di programmazione dei tornei. Ci scambieremo opinioni con lui. Non è che dobbiamo fare una rivoluzione. Non posso dire: “Lavoreremo su quell’aspetto specifico”. E’ interessante avere una prospettiva nuova sul suo gioco, sulle sue possibilità di evolvere e sul nostro modo di lavorare. Le persone dicono sempre: “Una volta che ha iniziato una cosa con Edberg, Ljubicic cosa farà…”. Ma è lui un giocatore che si sviluppa, a volte i risultati si vedono subito altre volte un po’ più tardi. E’ difficile dire chi è responsabile di cosa.”

Pensi che si troverà a suo agio Ljubicic in questo nuovo team?
“Dipende dalla persona- risponde Luthi- Edberg non lo conoscevamo veramente e lui non conosceva molto il circuito. Ho dovuto spendere più tempo a parlare con lui, per farlo integrare nella squadra. Ivan invece conosce bene il circuito, sa esattamente cosa accade ed è rimasto in contatto con Roger. Facilita un po’ le cose.”
Sembra impossibile che Federer a 34 anni abbia ancora voglia di migliorare e di fare nuove esperienze con gente nuova
“Sì per lui è essenziale. Non sarebbe dov’è ora a 34 anni se non avesse avuto la volontà di sviluppare il suo gioco.
Ma lo fanno tutti i migliori. Stan è così, Djokovic sta ancora sviluppando il suo gioco, Nadal non era soddisfatto per come ha giocato qui ed è anche in cerca di soluzioni. Non si fanno prendere dal panico, sanno che se si fermano a un certo livello, si ritireranno. Perciò cercano di trovare rimedi, e ho grande rispetto per questo. E così facendo Roger dimostra la motivazione che ha a 34 anni.”

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