Luca Vanni, il tennista “operaio”

Luca Vanni, il tennista “operaio”

La storia di Luca Vanni è una delle più belle ed interessanti del mondo dello sport, specchio di una realtà troppo spesso ignorata e nascosta, abituati come siamo ad ammirare le gesta ed il lusso della vita da star di Federer e compagni.
Ma il  mondo del tennis non è sempre e solo una prigione dorata.

di Lorenza Paolucci

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Nella settimana della telefonata al veleno, in cui Claudio Lotito, presidente della Lazio calcio, attacca le realtà provinciali, ree di fruttare pochi soldi al dorato mondo del pallone, nel nostro mondo, quello del tennis, è proprio  un tennista “di provincia” a regalarci la più bella favola di questo febbraio tennistico.
Luca Vanni in provincia ci è cresciuto, a Foiano della Chiana, a pochi chilometri da Arezzo, dove è nato, da mamma Luciana e papà Luciano, ex pallavolista ed ora proprietario di un mobilificio. Luca, classe 1985, di aiutare il papà nel lavoro di famiglia non ci ha mai minimamente pensato, lo sport è sempre stata la sua passione, peccato che quello giusto lo abbia iniziato tardi, a 21 anni, dopo tanto tempo passato a giocare da mediano nei campionati di terza categoria.
E’ il tennis però il suo vero amore, una carriera passata tra Changellers e Futures in attesa del sogno più  grande: entrare nel tabellone di un torneo ATP. Ne ha dovute sudare di camicie, “Lucone”, come lo chiamano gli amici, dato il metro e novant’otto di altezza ma alla fine è riuscito a tagliare il traguardo tanto rincorso.
Ha attraversato lunghe notti in macchina, per trasferirsi da un torneo all’altro, per esserci,  per provare a costruirsi una classifica che gli permettesse di realizzare il suo sogno. Si è battuto con gli avversari di sempre, gli stessi che in ATP erano arrivati a giocarci e  incrociandolo gli raccontavano quanto fosse bello vivere ciò che lui vedeva ancora da lontano.
Luca osservava in silenzio: “prima o poi, toccherà anche a me“, diceva fiducioso e mai pensava di abbandonare la nave e di trovarsi un lavoro “normale”, nonostante le uscite di denaro fossero ben più alte di quanto guadagnasse.
Ha lottato contro innumerevoli infortuni alle ginocchia, l’ultima operazione lo spinse, nel 2014, fino al n.800 del mondo.
Il 2015 però è stato l’anno della svolta: approda finalmente all’ ATP di Chennai e perde in tre set dal lituano Berankis. Poi arriva a Sao Paolo, dove vince il suo primo match nel circuito maggiore, sconfiggendo Thiemo De Bakker, e ci prende gusto, tanto da arrivare in finale. Contro  Pablo Cuevas ha sfiorato l’impresa, nel secondo set è andato a servire per il match, prima di arrendersi al tie- break del terzo.
La mia vita non cambia“, ha detto Luca all’indomani della finale persa che gli ha fruttato un guadagno di 42mila dollari ( in carriera fino ad ora ne aveva guadagnati 160mila). Ora è il n.107 del mondo, e questo vuol dire accesso ai tabelloni ATP ed introiti da “impiegato” e non più da operaio.
Il suo prossimo impegno sarà contro Simone Bolelli, a Marsiglia, dove Luca è già volato per  continuare a rincorrere i suoi sogni.

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