Cori Gauff, la più giovane numero uno junior della storia

Cori Gauff, la più giovane numero uno junior della storia

Cori Gauff è la nuova ragazza prodigio del tennis americano; a soli 14 anni, infatti, ha raggiunto la vetta della classifica junior, stracciando qualsiasi record di precocità. Per la statunitense, dopo la finale dello Us Open dello scorso anno e la vittoria del Roland Garros, si tratta dell’ennesimo grande traguardo di una carriera da assoluta predestinata.

di Pierluigi Serra, @pierluigi_serra

L’edizione n. 132 dei Championship di Wimbledon è stata caratterizzata, a livello maschile, dalla tanto attesa rinascita di Novak Djokovic, tornato a vincere un titolo dopo più di un anno di astinenza, e, a livello femminile, dall’ormai conclamata e confermata imprevedibilità del circuito Wta, sempre ricco di sorprese e ribaltoni sconvolgenti. La notizia più eclatante, però, è arrivata dal circuito junior, dove la quattordicenne statunitense Cori Gauff è diventata la più giovane numero uno della storia, surclassando qualsiasi record di precocità fatto registrare prima d’ora.

La giovanissima afroamericana, che, nel modo di camminare, ricorda molto Venus Williams, si è presentata a Wimbledon come testa di serie n. 3 e come una delle favorite assolute per la vittoria finale, anche in virtù del bel trionfo ottenuto nel torneo di preparazione su erba a Roehampton. Dopo aver superato brillantemente i primi turni del torneo londinese, Gauff, però, è stata sconfitta dalla testa di serie n. 10, la cinese Xiyu Wang; nonostante questo, grazie alla semifinale raggiunta nel torneo di doppio in coppia con l’argentina Maria Lourdes Carle, la quattordicenne, nata ad Atlanta, ma residente a Miami, ha scavalcato la connazionale Whitney Osuigwe in vetta alla classifica, diventando la più giovane numero uno di sempre.

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Per capire appieno e per rendersi effettivamente conto della portata e dell’importanza di questo record, basti pensare che tra le prime 250 giocatrici della classifica junior solamente tre sono nate nel 2004, di cui due fuori dalla top 150.

Questo traguardo, però, per quanto straordinario, non era sicuramente inaspettato, è da più di un anno, infatti, che Cori Gauff fa parlare di sé per i suoi incredibili risultati sul terreno di gioco. La giovanissima americana, che si allena abitualmente alla New Generation Tennis Academy a Delray Beach e all’Accademia di Patrick Mouratoglou, sul finire del 2017 ha raggiunto la finale ai Prince George’s County International Hard Court Junior Tennis Championships e, successivamente, allo Us Open Junior, dove è stata sconfitta dalla più esperta connazionale Amanda Anisimova.

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Compiuti i 14 anni a marzo, Gauff ha fatto il suo debutto nel circuito professionistico nel torneo da 25,000 dollari di Osprey (Florida) e, dopo aver superato le qualificazioni, ha anche ottenuto la sua prima vittoria nel main draw, la prima giocatrice classe 2004 a riuscirci. La gioia più grande, però, è arrivata in Francia, dove, in occasione del Roland Garros, è riuscita a spingersi fino alla finale e, infine, alla conquista del titolo, diventando la quarta più giovane campionessa dell’Open di Francia dopo Martina Hingis, Jennifer Capriati e Gabriela Sabatini.

Cori, per gli amici “Coco”, dal punto di vista tecnico è una giocatrice con ampi margini di miglioramento, è dotata di un ottima prima e di un discreto dritto, ma il suo colpo migliore è senza ombra di dubbio il potente rovescio bimane. Ciò che sorprende, tuttavia, è la sua grande sapienza tattica e l’abilità di variare il gioco anche con colpi in back e con intelligenti discese a rete.

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A causa della giovanissima età l’americana non potrà giocare molti tornei professionistici da qui alla fine della stagione, ma è certo che tra qualche mese cercherà di conquistare il titolo junior dello Us Open, quel titolo che, meno di un anno fa, le è sfuggito per un soffio.

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  1. Ho una domanda bizzarra, come mai negli ultimi decenni i maggiori talenti del tennis femminile sono di colore, dalle Williams a Keys, a Stephens ? Genetica che le favorisce? O è un fattore culturale? Come mai nel maschile non c’è questa tendenza?

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