Le contraddizioni di Jelena Jankovic. Cosa le sta succedendo?

Le contraddizioni di Jelena Jankovic. Cosa le sta succedendo?

Cadute e rinascite di Jelena Jankovic, numero 14 nel Ranking WTA.

Articolo a cura di Vittorio Orlini

 Essere fan di Jelena Jankovic è sempre stata cosa ardua. Durante gli anni, la serba ci ha abituato a risultati deludenti, a partite da cardiopalma con score decisamente poco razionali e a vittorie inaspettate. Se a fine 2008 la gentil serba basò la sua fortuna su fondamenta di continuità e di forza mentale invidiabili che le fecero toccare la vetta dell’Olimpo del tennis femminile, ora Jelena sembra aver perso molto di quel mordente che tanto l’aveva contraddistinta JelenaPensando ad un paragone azzardato che va oltre il “genere”, Jankovic assomiglia, sotto molti punti di vista psicologici, a Tomas Berdych.

Entrambi hanno un gioco unico e stilisticamente esaltante, ma, a causa di diverse turbe mentali, incappano sempre in “quella partita” che impedisce loro di toccare il beneamato slam e di ottenere risultati importanti. Con un tennis come il loro, di vittorie Slam ce ne potrebbero essere in quantità.

I tifosi sono impressionati negativamente dalle prestazioni della “Jankovic edizione 2014” a causa della mancanza di quello che comunemente si definisce  “killer instinct” nelle partite che avrebbero potuto portarla a risultati di gran lunga più adatti ad una tennista del suo calibro.

Jankovic non è mai stata una giocatrice “cattiva”, ma in diversi momenti cruciali dei suoi anni migliori, ha mostrato al globo che almeno quell’istinto da predatrice lo ha posseduto.

Le annate  2011 e 2012 furono letteralmente da dimenticare per la serba,  che perse completamente il mirino del suo gioco e la concentrazione necessaria per vincere partite molto semplici.

Noi, amanti del tennis, ci auguriamo che non stia accadendo nuovamente qualcosa del genere.

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Probabilmente in questo 2014 le dinamiche sono abbastanza differenti.

Se negli anni sopracitati Jelena usciva da stagioni di grande successo, che aveva vissuto nella scalata della classifica senza capitomboli, quest’anno si ha la sensazione che Jankovic sia incappata nell’ “anno della conferma”.

Il 2013 è stato l’anno della rinascita per la serba. Grazie a risultati insperati ha potuto toccare di nuovo la tanto agognata Top Ten e in questo 2014 la tennista di Belgrado ha forse ceduto nel momento in cui doveva dimostrare al mondo di essere veramente tornata nell’élite del tennis mondiale.

Le insicurezze di Jankovic potrebbero risalire al periodo successivo alla mancata difesa del titolo di Bogotà.

Il piccolo torneo colombiano in questi ultimi due anni ha assunto un ruolo cruciale nella carriera della serba.

Nel 2013, dopo ben cinque finali perse malamente,  conquistò il suo primo titolo dal 2010 e le diede la sicurezza necessaria per tornare a giocare bene.

Quest’anno, invece, Bogotà ha segnato la discesa di Jelena, che si è arresa ancora una volta in finale, questa volta per mano della giovane Caroline Garcia in due set.

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Queste riflessioni  sorgono spontanee vedendo Jankovic perdere al secondo turno a Tianjin da Zheng Saisai con un netto 6-3, 6-3.

E’ anche vero che Jankovic,  a ventinove anni, non può più contare sulla mobilità che aveva in passato, che le permetteva di raggiungere come un missile ogni palla e tirare fuori dal cilindro dei lungolinea impressionanti
Jelena è probabilmente l’unica giocatrice della “passata generazione”, insieme a Serena Williams che, per ovvii motivi, ha dovuto modificare molto il proprio tennis per rimanere in gioco.
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Dallo scorso anno,  Jankovic si è fatta più aggressiva, leggermente meno atletica (non assistiamo più alle sue spaccate su cemento) e con un servizio molto più potente.

Se si aggiunge il fatto che il carattere della serba è talmente complicato da gestire da parte dei vari coach che l’hanno affiancata negli anni, forse una risposta la potremmo trovare.

Jelena Jankovic rimane un mistero, ma come ogni mistero che si rispetti, suscita in coloro che ne subiscono il fascino, un inguaribile interesse.

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