Lucic-Baroni, l’enfant prodige croata ed un fantasma ingombrante

Lucic-Baroni, l’enfant prodige croata ed un fantasma ingombrante

Una favola scritta in Croazia, rivisitata in America e completata a Quebec City, la scorsa domenica, non prima di aver dato vita ad un’altra pagina (felice) di storia tennistica. La protagonista è Mirjana Lucic-Baroni, 34 anni ed una forza di volontà indescrivibile. Una guerriera di Dortmund che a soli 15 anni si è vista catapultata in un turbinio di emozioni: la semifinale di Wimbledon, l’arrivo dei primi grandi premi in denaro, le avances di sponsor e giornalisti. di G.Lupi

Una favola scritta in Croazia, rivisitata in America e completata a Quebec City, la scorsa domenica, non prima di aver dato vita ad un’altra pagina (felice) di storia tennistica. La protagonista è Mirjana Lucic-Baroni, 34 anni ed una forza di volontà indescrivibile. Una guerriera di Dortmund che a soli 15 anni si è vista catapultata in un turbinio di emozioni: la semifinale di Wimbledon, l’arrivo dei primi grandi premi in denaro, le avances di sponsor e giornalisti. Insomma, un’adolescenza anomala, fatta di viaggi e duri allenamenti, piuttosto che di chiacchierate con le amiche e passeggiate in centro a fare shopping. Una storia che parte da lontano, dal 1999, che narra di un’andata e di un inatteso ritorno, di una giovane promessa, un enfant prodige, vittima di un padre padrone. Mirjana è tutto questo, e molto più. 

Di certo non ha voglia di parlare del passato. Le dà fastidio, vuole concentrarsi sul futuro. Ma la sua storia non può né deve essere dimenticata.

L’ultima volta che aveva raggiunto il terzo turno in uno Slam era il 2001. Mirjana Lucic era ancora una teenager, cucciolo di campionessa pronta a emergere. Ma papà Marinko aveva deciso, anni prima, di sfogare la sua frustrazione su di lei. L’ha picchiata la prima volta a 5 anni di età, raggiungendo il picco qualche anno dopo, quando la colpì per 40 minuti con una vecchia scarpa Timberland. Nella sua lucida follia la colpiva solo in alcune zone intorno al collo, in modo che i lividi non fossero visibili. E pazienza se la piccola Mirjana non poteva lavarsi i capelli per una settimana. Quel giorno, dopo quella razione di scarpate, Marinko le diede qualche soldo e le disse di andarsi a comprare un gelato. A 16 anni, insieme alla mamma e ai quattro fratelli, è scappata in piena notte per fuggire dalla follia del padre. Alcune fonti dicono sia stata aiutata persino da Goran Ivanisevic, poi si è trasferita negli States dopo 19 giorni di nascondiglio. Era finita sulle prime pagine dei giornali, ma voleva solo scappare via e dimenticare. L’anno dopo volò in semifinale a Wimbledon. Di anni ne sono passati altri 16, e Mirjana è di nuovo la protagonista del momento.

A Quebec City, nella finale della Coupe Banque Nationale, a suon di catenate da fondocampo, la Lucic ha concesso poco alla sua rivale Venus Williams e si è imposta con il punteggio di 6-4 6-3. “E’ un periodo davvero fantastico per me” ha dichiarato la tennista, “con il mio nuovo coach, Julian Alonso, mi sono allenata duramente in questi ultimi mesi e sono felice di aver giocato bene anche qui, dopo che sono arrivata agli ottavi allo Us Open”.Faceva quasi impressione vederla battersi il pugno sul petto. Ma un’impressione positiva, di chi nonostante tutto e tutti, continua a lottare per quello che da sempre ha amato fare, giocare a tennis. Significa che si è messa alle spalle le turbe adolescenziali anche grazie al marito, un imprenditore italiano di nome Daniele Baroni. I due stavano insieme da 5 anni quando si sono sposati il 15 novembre 2011 a Sarasota. E poco importa se i risultati non sono sempre straordinari. “Non mi sono mai ritirata. Semplicemente ho aspettato che arrivasse il mio momento”  affermò subito dopo il suo ritorno nel 2012 a Wimbledon. In certi periodi non aveva soldi neanche per un pulmino, ridotta sul lastrico da una causa milionaria intentata da IMG: l’accusavano di rovinarsi la carriera con i medicinali, lei ha sempre sospettato che dietro quell’azione ci fosse il padre. Piangeva e cercava di consolarsi guardando i documentari su History Channel. “Avrei fatto l’archeologa. Amo la storia e l’archeologia” disse in un’intervista. 

Adesso che i fantasmi sono passati, la croata griffata Nike punta con decisione a scalare la vetta della classifica mondiale. In un tennis ormai per ultratrentenni, c’è spazio anche per lei. Adesso si prenderà un periodo di pausa e relax, tornando in Florida, dove risiede e dove il marito possiede un ristorante. “Festeggeremo con una bottiglia di champagne…possibilmente tra le più costose del locale!” ha detto, sorridendo, Mirjana.

Giorgio Lupi (Twitter: lupi_giorgio)

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