Svetlana Kuznetsova nel firmamento celeste

Svetlana Kuznetsova nel firmamento celeste

Dal 27 giugno 2015 in cielo brilla una stella nominata SK27, un acronimo di Svetlana Kuznetsova.

di Samantha Casella

TENNIS –Per aspera ad astra”, recita un proverbio latino, la cui origine deriva probabilmente dalla mitologia greca, dove l’ascesa sul monte Olimpo degli eroi implicava l’aver compiuto una serie di imprese maestose in quanto, per l’appunto, solo “attraverso le asperità si giunge alle stelle”.

Il nome di Svetlana Kuznetsova è stato ufficialmente accolto nel firmamento il 27 giugno del 2015, giorno del suo trentesimo compleanno quando un gruppo di aficionados ha deciso di contattare un osservatorio australiano per nominare una stella con un acronimo riconducibile alla fuoriclasse russa: SK27. Un pensiero, un riconoscimento, da parte di una trentina di persone provenienti dai paesi più svariati, dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Russia all’Italia, dall’Australia, alla Gran Bretagna, passando per la Cina e gli Emirati Arabi, unite dalla passione per Svetlana Kuznetsova.
Certo, a livello metaforico nell’Olimpo dei grandi la russa già ci risiedeva dall’11 settembre del 2004, quando appena diciannovenne si prese la briga di conquistare New York e da quel giorno innescare una catena di ipotesi, tra chi la dipingeva come prossima dominatrice del circuito a cui la considerava un bluff, aspettative e giudizi sommari che hanno finito col rimarcare quell’ambigua sospensione che sempre l’ha vista oscillare tra la luce e l’oscurità. Un’ambivalenza che le ha fatto assumere le sembianze di una sorta di “eroina romantica” nelle cui corde grava il peso e la responsabilità di poter sbranare chiunque, compresa sé stessa, perché come disse un rassegnato Bud Collins: “Nessuno come Sveta sa strappare la sconfitta dalle fauci della vittoria”. Svetlana Kuznetsova, forse non a caso nata a San Pietroburgo come Fedor Dostoevskij,  definito  un “genio crudele”. Svetlana Kuznetsova tanto, troppo, determinante tanto nelle sue vittorie, quanto nelle sue sconfitte da arrivare persino ad abolire il contorno delle sue gesta. In fondo, come mi disse un’anziana signora elvetica con cui ho avuto modo di vedere un suo incontro, finito male: “Sweetheart… She is not a tennis player. She is Svetlana Kuznetsova”.

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Recentemente Svetlana ha ammesso che “se mi fossi trovata dalla parte di un fan, non avrei mai tifato per me”. Che provi a convincere quei trenta, ai quali se ne aggiungono ovviamente molti altri solo venuti a conoscenza troppo tardi del progetto legato alla stella, oppure a coloro che da anni resettano il loro orologio biologico in base ai tornei a cui prende parte; veri e propri missionari impegnati in una sorta di viaggio parallelo a volte scandito da sveglie puntate alle ore più impensabili della notte, altre da pellegrinaggi sulle tribune degli stadi di tutto il mondo. C’è chi, come Naomi, giapponese e probabilmente la prima devota assoluta, non perde occasione per esternare la gioia che le procura anche solo “vederla colpire la pallina in allenamento”, oppure Vivien, cinese, sempre pronta a pubblicare su Instagram splendide immagini accompagnate da frasi tese a rimarcare che: “non importa se vinci o perdi, noi siamo sempre al tuo fianco”.

Se chiedete di Svetlana a Marc, australiano, “speciale” è un aggettivo che sentirete risuonare spesso. Il nome Svetlana Kuznetsova lo ha letto per la prima volta nel 2004 in occasione del torneo di Gold Coast e questo principalmente perché giocava in doppio con Martina Navratilova, ma ha pensato che “se una campionessa capace di vincere 18 slam aveva deciso di dare fiducia a quella ragazzina, doveva averci visto qualcosa di speciale”. Poi venne l’U.S Open e la russa dimostrò a tutto il mondo di che pasta era fatta, non solo alzando al cielo il trofeo: “durante la premiazione, il suo fu un discorso toccante, speciale”. Sabina, italiana, ha visto per la prima volta un match con Svetlana Kuznetsova in occasione della finale-derby contro Anastasia Myskina a Doha 2004. “Tifavo per Anastasia poi nel mezzo della partita mi sono resa conto che dentro di me avevo piacere vincesse Svetlana e durante la premiazione mi sentii triste”.

Persone che la seguono “da sempre”, persone che sono rimaste conquistate dal “gioco imprevedibile”, “dalla tempra da lottatrice”, persone nel cui cuore Svetlana Kuznetsova “ha preso dimora e non ne è più uscita, tanto meno durante i momenti difficili che ha attraversato durante la sua carriera”. Per quanto mi riguarda, Svetlana Kuznetsova mi ha conquistata per il suo tennis, ma ancor di più per una miriade di sfumature, come la gentilezza che dimostra nei confronti di chiunque la avvicini e per quel dono raro a cui personalmente attribuisco un valore assoluto: l’educazione. In definitiva, ritengo che siamo gli aficionados più fortunati del mondo. La stella è la conseguenza di tutte queste emozioni. È un piccolo segno di stima, è per dirle “grazie”.

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