La vecchia generazione era più versatile?

La vecchia generazione era più versatile?

Andiamo ad analizzare, attraverso i dati a disposizione, quale tra la vecchia e nuova generazione, capitanata da Roger Federer e Rafael Nadal, si è adattata meglio alle varie superfici dei campi.

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Versatilità: una parola usata molto nel mondo del tennis, che sta a significare le doti di un giocatore nel saper giocare bene in tutte le superfici. E non è facile, anzi, pochi sono i tennisti che riescono ad adattarsi nelle varie superfici. Negli ultimi periodi si è notato come alcuni giocatori nel corso della stagione spariscano in termini di risultati e vittorie, dunque perdono quella continuità che per un tennista è fondamentale per la corsa al titolo ed un buon piazzamento in classifica. Continuità e versatilità sono due aspetti tanto vicini e fondamentali per una carriera prolifica di un tennista. Ma i giocatori di oggi, evoluzione dei campi a parte, sono più o meno versatili dei tennisti della vecchia generazione? Andiamo a vederlo, prendendo esempi e mettendoli a confronto, nonostante mettiamo in conto che i dati a disposizione per i tennisti della nuova generazione sono pochi e che la velocità dei campi si è andata a modificare nel corso degli anni, ma la differenza vi è ancora tra le varie superfici.

Roger Federer e Rafael Nadal
Roger Federer e Rafael Nadal

VECCHIA GENERAZIONE: NADAL “TERRA” DEI SE E DUBBI INCOMPLETI – Partiamo da lui, mattatore della terra rossa. Nadal è il classico tennista spagnolo amante della terra rossa (vedi anche Ferrer, Verdasco ecc). In Spagna è la terra dove i tennisti crescono e diventano i campioni di oggi. Lo spagnolo lo inseriamo ovviamente nella categoria della vecchia generazione, nonostante abbia solamente 30 anni. Rafa durante la sua carriera ha ottenuto l’81% di vittorie. Ma il dato che deve impressionare non è questo, ma un altro. Nadal sulla terra rossa ha ottenuto il 90% delle vittorie, contro le “sole” e non invidiabili, 77% di vittorie sull’erba e 78% sul cemento. Bene, Nadal è un caso un po’ particolare, perché i contrasti tra i dati ci sono. Perché ha vinto 1 Australian Open,2 volte Wimbledon e 2 volte lo Us Open, aggiungendo le 9 vittorie al Roland Garros, che dimostrino come ami la terra rossa a confronto delle altre superfici. Giocatore continuo ma che dimostra le sue lacune nelle altre superfici, anche se il suo gioco è perfetto per la terra rossa, potenza muscolare, colpi vincenti da fondocampo e capacità di fare grandi recuperi, insomma, le caratteristiche della terra rossa. Ma forse, durante la sua carriera, ci si aspettava di più nelle altre superfici, anche sperando in una piccola evoluzione del suo gioco, per renderlo perfetto, ma che ci lascia con dei dubbi: quanto poteva vincere di più Nadal nella sua carriera, Roger a parte?

QUANDO ESSERE NUMERO 1 SIGNIFICA ESSERE VERSATILI – Abbiamo raccontato delle statistiche di Nadal come eccezione alla regola. Ora vediamo i campioni del passato, e del presente, che non fanno parte di questa nuova generazione, tutta da scoprire. Partiamo dall’uomo del momento, Roger Federer, 18 volte vincitore di uno Slam. Roger Federer ci mostra una certa versatilità. Già, perché Roger ha l’82% di vittorie (1% in più di Nadal!), distribuite in 82% sul cemento, 86% sull’erba ed un modesto 75.5% sulla terra rossa, contro il quale Federer ha sempre un po’ patito, ma si è sempre difeso benissimo come lo testimonia questo dato. Essere versatili consiste anche in questo, adattarsi e superare le difficoltà, come ha ben fatto Roger. Nel passato, in termini di versatilità che hanno contraddistinto anche premiandoli come numeri 1 del mondo, sono altri due campioni, Pete Sampras e Andre Agassi. Il rendimento di Pistol Pete è impressionante: ha avuto nella sua carriera il 79%di vittorie, distribuite in 82% sul cemento, 84% erba e 70%, sulla terra rossa, terreno dove dal 1992 al 1996 ha raccolto solo 11 sconfitte su 57 partite.

Andre Agassi e Pete Sampras
Andre Agassi e Pete Sampras

NOVAK DJOKOVIC E ANDY MURRAY – Non stiamo parlando di giocatori ritirati o sulla via del tramonto, ma comunque possiamo dire che sono giocatori di una generazione diversa a quella che sta per arrivare a comandare e prendere la scena. Stiamo parlando di due campioni che si stanno distinguendo in questi anni e hanno dato vita difficile alla rivalità Federer-Nadal. Novak Djokovic e Andy Murray sono giocatori terribilmente versatili e continui, ed i numeri sono impressionanti. Già, perché il serbo ha un totale di 82% di vittorie distribuite in: 85% cemento, 82% terra rossa, 81% erba. Numeri pazzeschi per un giocatore perfetto in tutto, ma che ha perso un po’ di lucidità e forma fisica in questo momento. Questa capacità che ha Nole di adattarsi a tutte le superfici, sicuramente è una delle armi e segreto del perché è stato a lungo numero 1 del mondo, e Murray non è da meno. Partendo da essere un grande giocatore su erba e cemento, per diventare poi uno spietato giocatore capace di prendersi quasi tutto nella stagione della terra rossa durante lo scorso anno, Murray ha raccolto il 77% delle vittorie, distribuite in 70% terra rossa, 78% cemento e 80% erba. Murray è un giocatore formidabile sotto tutti i punti di vista, con sicuramente la sua potenza fisica arma principale, persa in questa prima parte di stagione dopo un 2016 formidabile.

CANTIERE APERTO PER LA NUOVA GENERAZIONE – Cominciare a parlare con i dati, per il nuovo che avanza è sbagliato. Ma possiamo cominciare a trarre le prime conclusioni e fare paragoni. Dominic Thiem, soprattutto lo scorso anno, ci ha dimostrato 2 facce, sarà per i troppi tornei o un problema di adattamento? Sulla terra rossa, l’austriaco ha avuto il 73% di vittorie, 25 vittorie su 32 partite solo nel 2016! Numeri stratosferici, per passare poi al 54% erba e 57% cemento, mostrando come il giovane talento, debba ancora adattarsi e migliorare su queste superfici. Caso analogo il croato Borna Coric dove ha uno scarso 37% su erba, con molte eliminazioni al primo turno, con circa una media del 60% su tutte le altre superfici. Non sono di questo avviso Kyrgios e Zverev, con l’australiano soprattutto che ha i dati più attendibili ed interessanti. Ha il 68% di vittorie con la distribuzione in 69% cemento, 64% terra e 69% erba. Con questi numeri potremmo dire che l’australiano è già pronto sotto questo aspetto, aiutato anche dal suo potentissimo servizio e dal suo fisico imponente, che lo rende duttile sia sui campi lenti che sui campi veloci.

Dare conclusioni ora è difficile, ma a prima vista si può dire che la vecchia generazione, Murray e Djokovic inclusi, sia migliore sotto questo aspetto. Ma credo che nel corso degli anni, le cose sicuramente cambieranno. Anche perché tra i ragazzi della nuova generazione ci sarà la battaglia per diventare il nuovo numero 1 tra un paio di anni, quando Federer, Nadal e compagnia non ci sarà più, e solo uno potrà stare sul tetto del mondo e vincere più slam possibili, e quella persona sarà il giocatore più versatile e continuo, che sarà bravo a tenere alta la concentrazione per intere stagioni.

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