I coach nel mirino: Marian Vajda

I coach nel mirino: Marian Vajda

Nato a Považská Bystrica, in Slovacchia, è stato un discreto giocatore, anche se lo ricorderemo sempre come coach di Novak Djokovic, con il quale in 11 anni di sodalizio ha vinto 12 Slam e 5 Atp Finals.

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Il nome di Marian Vajda è sempre stato accostato a quello di Novak Djokovic: fra i due per undici anni si è instaurato un rapporto sinergico, che sembrava destinato a durare per sempre. E invece dopo undici anni di connubio professionale, costellati di successi e trionfi (dodici tornei del Grande Slam e più di trenta Master 1000) Novak ha lasciato il suo allenatore storico e tutto lo staff con cui è arrivato a essere il numero uno del mondo, dal preparatore atletico Gebhard Gritsch al fisioterapista Miljan Amanovic. Decisione maturata dopo il torneo di Montecarlo e resa pubblica dallo stesso tennista sul suo profilo Twitter e sul suo sito.

Djokovic ha riservato bellissime parole a Vajda, con cui ha costruito una decade di risultati incredibili. Anche il coach serbo ha ufficialmente avuto parole di comprensione per un Djokovic sostenendo che da troppo tempo non era più lui, con il tennis diventato per sua stessa ammissione non più una priorità. Ci voleva un cambio netto, la tipica scossa per ritrovare stimoli e ritornare il tennista dominante degli ultimi anni. “Il tempo passato con Novak sembra una vita. Siamo stati parte della maggior parte dei suoi incredibili successi, abbiamo vissuto e respirato per il suo successo e per i suoi sogni. Ho dato tutto quello che potevo come allenatore, e sono molto orgoglioso dei nostri risultati. Siamo arrivati al punto di renderci conto che serve nuova energia al team. Novak può fare molto di più, e so che lo farà. Sono convinto che rimarrà al top per molti anni ancora, può fare ancora molto di più e portare ancora molta gioia al mondo del tennis. Ovviamente continueremo a consultarci, vederci e confrontarci, perché siamo una famiglia”. Chi è questo schivo allenatore, che ha sempre preferito rimanere nell’ombra, ma è stato fondamentale per la carriera dell’ex numero uno serbo?

Marian Vajda scherza con Novak Djokovic
Marian Vajda scherza con Novak Djokovic

Marián Vajda nasce il 24 marzo 1965 a Považská Bystrica, città della Slovacca, capoluogo del distretto omonimo nella regione di Trenčín . “I suoi genitori si sono sposati negli anni Cinquanta, sotto un rigido regime comunista. Marian è il più giovane di quattro figli, il padre, medico, per motivi di lavoro si è poi dovuto trasferire a Považská Bystrica a Nimnica, dove negli anni Cinquanta era stata costruita una centrale idroelettrica. Lì ha gettato le basi del centro benessere Nimnica (la più giovane Medical Spa della Slovacchia). “Anche se non abbiamo avuto una vita per nulla facile, la mamma ha mantenuto una bella atmosfera familiare. I miei genitori, i miei fratelli e sorelle erano e sono (mio padre è morto nel 1990), un vero esempio di felicità familiare e successo”. Inizia a giocare a tennis all’età di dieci anni, all’inizio prende la racchetta in mano per fare contento il padre, poi s’innamora profondamente di questo sport. Vince due titoli su terra battuta, a Praga nel 1987, dove sconfigge nettamente il connazionale Tomas Smid e a Ginevra l’anno successivo. Questa volta è lo svedese Carlsson a essere sconfitto con un duplice 6-4. Raggiunge il terzo turno del Roland Garros, nel 1992 fa parte della squadra olimpica della Cecoslovacchia che gareggia a Barcellona.

Marian non era un fuoriclasse, bensì un regolarista e un lottatore che dava sempre tutto in campo. Diventa numero trentaquattro del mondo il 14 settembre del 1987, che rimarrà il suo miglior ranking in assoluto. Una volta terminata la sua attività di giocatore, è stato capitano slovacco di Coppa Davis e Fed Cup, mentre nel 2001 diventa coach di un suo connazionale, Karol Kucera. Vajda sostituisce il “gattone” Miroslav Mecir che aveva portato il giocatore slovacco al suo massimo splendore, raggiungendo insieme nel 1998 la seste posizione mondiale. Quando Marian nel 2001 inizia il connubio con il tennista di Bratislava, il suo pupillo aveva già ventisette anni, non era vecchio ma bersagliato da infortuni di ogni genere che hanno portato a una suo progressivo declino. Ad ogni modo sotto la cura Vajda Kucera vince il suo sesto titolo in carriera a Copenaghen, sconfiggendo Olivier Rochus e riesce nel 2003 ad avvicinarsi nuovamente alle prime trenta posizioni mondiali.

L’anno della svolta per l’allenatore di Považská Bystrica è il 2006 quando inizia la collaborazione con Novak Djokovic. Il duo si è riunito in circostanze alquanto improbabili e devono ringraziare la figlia di Vajda, Natalia. La famiglia di Novak Djokovic gli chiese un incontro a Parigi. In quel periodo Djokovic non era ancora il campione che poi è diventato e Vajda non era troppo entusiasta di andare fino in Francia per incontrare il giovane serbo. E’ stato, infatti, convinto a prendere parte all’incontro dalla figlia, che aveva da sempre voluto visitare la città e le sue attrazioni turistiche “E’ stato tutto molto strano. Io in quel periodo non lavoravo e Novak cercava un allenatore. Il tutto ha combaciato a Parigi, al Roland Garros. Sono arrivato lì con mia figlia Natalia e ho subito incontrato tutta la sua famiglia. Ho avuto la sensazione che fossero molto legati e uniti. C’è stata subito un’ottima comunicazione fra noi e Novak irradiava fiducia in sé stesso. Quel primo incontro mi ha lasciato una bella sensazione, anche se non avevo idea di ciò in cui mi stavo cacciando!”

Marian Vajda e Boris Becker
Marian Vajda e Boris Becker

Nole già nel 2006 aveva potenzialità incredibili, le sue straordinarie doti atletiche gli permettevano di muoversi e coprire il campo in modo perfetto, specialmente sulle superfici veloci e aveva radicato in se una grande voglia di vincere e una determinazione feroce. Tecnicamente, però, non è un giocatore completo. La prima di servizio è notevolmente migliorabile, visto che ottiene troppi pochi punti gratuiti con la battuta. Il dritto non è ai livelli del sensazionale rovescio a due mani, a rete ci va poco e quando si trova nei pressi del net sembra un pesce fuor d’acqua. Marian lavora su questa mancanze, il desiderio di migliorare di Djokovic e la sua innata professionalità ed etica del lavoro hanno fatto il resto. Nella prima stagione di collaborazione con Vajda, sulla terra di Anersfoort giunge il primo titolo ATP per Novak, che in finale affronta il cileno Nicolás Massú superato per 7-6, 6-4. Il 1° aprile il serbo trionfa a Miami sconfiggendo nettamente Canas in tre set. L’anno successivo raggiunge la top dieci e per coronare un 2007 in continua crescita arriva anche la prima finale Slam a New York. Qui incontra ancora Federer, ma non riesce a ripetere l’exploit di Montréal (dove aveva sconfitto l’elvetico in finale, vincendo il suo secondo Master 1000); lo svizzero, infatti, conquista il suo dodicesimo Slam battendolo per 7-6, 7-6, 6-4.

Il 2008 è l’anno della consacrazione per il nativo di Belgrado che vince il suo primo Major in Australia, dopo un torneo perfetto in cui non perde nemmeno un set fino alla finale dove supera in quattro parziali Jo-Wilfried Tsonga. A questo punto si mette in moto una macchina da guerra devastante con Djokovic che conquista altri undici titoli del Grande Slam su ventuno finali disputate (6 Australian Open, 1 Roland Garros, 3 Wimbledon e 2 US Open), e altri ventotto tornei Masters 1000. Completano il palmarès colmo di vittorie e di record della coppia Vajda-Djokovic 5 ATP World Tour Finals (di cui 4 consecutivi), la medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Pechino 2008 e una Coppa Davis con la Serbia. Detiene una delle più lunghe strisce di vittorie consecutive dell’era Open, ottenuta fra novembre 2010 e giugno 2011. E’ il tennista che ha guadagnato di più in montepremi nella storia del tennis. Il serbo collaborerà anche con Mark Woodforde nel 2008 per cercare di migliorare il suo gioco di volo, con Tod Martin nel 2010 per rendere il suo servizio più efficace e con Boris Becker che è inserito nello staff tecnico di Nole all’inizio del 2013. Vajda, però, rimarrà sempre un punto fermo. “Sono contento di essere rimasto fedele a me stesso e che per me ogni giorno è prezioso. Di fare ogni giorno ciò che mi dà soddisfazione, che le mie figlie siano sane e che stiano cercando il vero senso della vita. Sono molto contento di aver incontrato Nole e di supportarlo ancora nel suo obiettivo di essere il migliore al mondo”.

Roland Garros 2016: Novak Djokovic con l'ambita Coppa dei Moschettieri
Roland Garros 2016: Novak Djokovic con l’ambita Coppa dei Moschettieri

Il 5 giugno 2016, dopo un inizio da stagione da cannibale con le vittorie agli Australian Open, Doha, India Wells, Miami e Madrid. Djokovic trionfa per la prima volta a Parigi ottenendo il “Career Grand Slam”. Il Roland Garros era diventato una sorta di ossessione per il serbo che riesce nell’impresa dopo undici partecipazioni e tre finale perse. E’ il periodo di massimo splendore per la coppia Djokovic/Vajda, era dal 1969, infatti, che un tennista non s’imponeva in quattro prove del Grande Slam consecutive, il numero due del mondo Andy Murray ha poco più della metà dei suoi punti ATP, il dominio del serbo sembra totale. Da qual momento, però, qualcosa s’inceppa, visto da allora è arrivato solo un titolo importante, il Masters 1000 del Canada, in mezzo a tante sconfitte e rovesci del tutto imprevisti.

La crisi di risultati della seconda parte del 2016 poteva essere attribuita alla mancanza di motivazioni dopo l’aver raggiunto uno dei grandi obiettivi della sua carriera, ma il periodo no di Djokovic si è prolungato oltremodo, tirando in ballo anche la vita privata del giocatore di Belgrado con una presunta crisi matrimoniale con la moglie Jelena Ristic. Alla fine della stagione 2016 s’interrompe il rapporto con Boris Becker, l’anno successivo dopo la sconfitta con Goffin a Montecarlo con tutto il resto del team. “Voglio ritrovare la scintilla che mi serve per vincere”. Questa una delle motivazioni che Novak Djokovic pone alla base di una delle decisioni più radicali della sua carriera. Dopo essere rimasto un po’ senza coach Nole alla fine, ha individuato in Andre Agassi la persona giusta per rivitalizzare la sua carriera. Antonelli Venditti in “Amici mai” cantava che i grandi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano: chissà se in futuro ci potrà essere di nuovo posto per Marian Vajda nello Staff di Djokovic o quello di Montecarlo è stato veramente un addio.

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