L’insegnamento di vita di Juan Martin

L’insegnamento di vita di Juan Martin

Il tennis di DelPo non è solo precisione e forza, è molto di più. In lui e nel suo modo di giocare c’è un insegnamento di vita che tutti conosciamo, ma che non sempre riusciamo a mettere in pratica.

Juan Martin del Potro la scorsa notte ha battuto Roger Federer ed ha guadagnato l’accesso in semifinale agli US Open. Non accadeva dal 5 luglio 2013 che l’argentino raggiungesse la semifinale di uno Slam: quattro anni fa ci arrivò a Wimbledon, e perse contro Djokovic al termine di una battaglia di cinque set. Ma, da quel giorno, sembra essere passata un’era.

DelPo sta dimostrando (e ha dimostrato) quanto gli infortuni e le operazioni subìte lo abbiano aiutato a maturare, a crescere e ad essere capace di non disperdere neanche la minima parte di energia che possiede in corpo. “Nel periodo di riabilitazione avrò bisogno del supporto di ciascuno di voi”, disse il tennista argentino prima dell’ennesimo intervento al polso; ed ecco che quel tanto richiesto supporto sta arrivando puntuale, e più forte che mai. È difficile ricordare un match di tennis con degli spettatori  tanto coinvolti e in visibilio (per un giocatore al di fuori di Federer) quanto lo sono stati per la torre di Tandil nella sua partita di ottavi contro Thiem. Ci sono dei piccoli gesti che fanno sì che Juan Martin sia davvero visto come un jugador del Pueblo, e che consentano alla gente di rivedersi e innamorarsi di quel ragazzone di quasi due metri, in cui c’è umanità. Il momento in cui si è seduto sulla sedia del giudice di linea, ad esempio, dopo la fine di un game del match contro Thiem, e ha dato il cinque a Mardy Fish, che era in tribuna; da quella situazione il pubblico imparziale del Grandstand non ha avuto dubbi: era lui quello da tifare, perché uno di loro. In quell’incontro aveva la febbre, DelPo, come un qualsiasi tennista del dopolavoro; ma è andato avanti con lo spirito di un amatore che non vuole smettere di divertirsi, concentrando tutte le energie del caso sul manico della sua racchetta. Quella resurrezione sportiva, a partire dal terzo set, ha appassionato anche chi di tennis ci capisce poco e niente, perché in quei tre set c’è un insegnamento di vita pratica, di quelli che siamo soliti etichettare con il proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Ma non è il suo caso. Juan Martin è caduto, ed ha avuto la forza e il coraggio di rialzarsi. Sarà il torneo a dirci se ora è più forte di allora, ma intanto abbiamo la certezza di aver ritrovato uno con il quale probabilmente i Fab sarebbero diventati five, se non avesse avuto i problemi di cui sopra.

DP

Domani notte, DelPo avrà di fronte a sé Rafael Nadal, l’attuale numero uno del mondo. Negli ultimi due scontri sul cemento, a trionfare fu il tennista di Tandil (l’ultimo ai giochi olimpici di Rio nel 2016), ma nel computo generale a comandare è il maiorchino con otto vittorie a cinque. Ma si sa, sono solo numeri: anche con Federer aveva dei precedenti negativi (5-16), ma tutti sappiamo come è andata a finire. E se poi gli spettatori dell’Arthur Ashe verranno contagiati e si trasformeranno negli hinchas, allora sì: ci sarà davvero da divertirsi.

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