Jérôme Golmard non ce l’ha fatta. L’ex numero uno di Francia si è spento all’età di 43 anni

Jérôme Golmard non ce l’ha fatta. L’ex numero uno di Francia si è spento all’età di 43 anni

Jérôme Golmard, che soffriva da anni del morbo di Lou Gehrig, meglio noto come SLA, è morto ieri sera all’età di 43 anni. Il nativo di Digione ha trascorso 13 anni nel circuito professionistico, dal 1993 al 2006, raggiungendo il best ranking di n.22 Atp e vincendo due titoli nel singolare (Dubai nel 1999 e Chennai nel 2000).

Nel primo pomeriggio la Federazione francese, tramite Twitter, ha confermato la triste notizia che il quotidiano Le Bien Public aveva annunciato poco prima. Il tennista francese classe 1973 si è dovuto arrendere alla sclerosi laterale amiotrofica che lo affliggeva ormai da tre anni; una malattia che lo ha colpito gradualmente, facendogli perdere l’uso degli arti inferiori sino alla completa paralisi.

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Golmard ha vissuto il momento più alto della sua carriera nel biennio 1999-2000, in cui, oltre ad aver raggiunto la ventiduesima posizione del ranking mondiale e e ad essere diventato il numero uno di Francia, ha vinto gli unici due titoli della sua carriera: Dubai nel 1999 e Chennai nel 2000.

Giocatore mancino dal braccio potente, Golmard giocò il suo miglior tennis nell’aprile del 1999 durante la 93ª edizione dell’Open di Montecarlo. Oltre alla bravura, aveva avuto un pizzico di fortuna: dopo il successo su Davide Sanguinetti, usufruì del ritiro di Boris Becker. Poi battè Di Pasquale e strapazzò alla distanza Carlos Moya, campione in carica e numero 2 del mondo, regalando una prestazione monumentale, all’interno della quale spicca il 9 a 0 rifilato al campione spagnolo tra secondo e terzo set. Soltanto un grande Marcelo Rios, non senza patemi, riuscì a fermare la sua marcia trionfale verso il titolo.

Jérôme Golmard in azione a Montecarlo
Jérôme Golmard in azione a Montecarlo

Jérôme aveva un fisico fragile, facilmente soggetto agli infortuni, e qualche operazione di troppo gli impedì di spingersi oltre la ventiduesima posizione. Nel 2006 si ritirò nell’anonimato, ma con oltre 2 milioni di dollari in tasca e una famiglia già ben consolidata.

Nell’aprile del 2014 arriva, però, l’annuncio che sconvolge il mondo del tennis; Golmard, infatti, rivela di essere malato di sclerosi laterale amiotrofica, una malattia neurodegenerativa e, purtroppo, incurabile che penetra lentamente nell’organismo, fino ad azzerare le funzioni vitali. Nota alla cronaca italiana per aver colpito diversi ex calciatori, era già entrata nel mondo del tennis nel 2013, quando aveva attaccato e ucciso Brad Drewett, CEO in carica dell’ATP.
Golmard, appena quarantenne, rifiutando di andarsene senza combattere, si affida alle cure di un medico tedesco, Johann Lechner, il quale promette risultati miracolosi; questa coraggiosa decisione scatena un vivace dibattito che accende tutta la Francia, tra lo scetticismo della comunità medica tradizionale, particolarmente dubbiosa nei confronti dei metodi alternativi dello specialista tedesco, e la speranza di amici e familiari, disposti a tutto pur di tenere viva anche la più piccola possibilità di guarigione.

Jérôme Golmard in una delle sue ultime interviste per L'Equipe
Jérôme Golmard in una delle sue ultime interviste per L’Equipe

I primi sintomi erano comparsi, sotto forma di problemi di mobilità alla gamba sinistra. Pochi giorni prima, Golmard si era sottoposto all’estrazione di tre denti; da qui, l’ipotesi che ci fosse una relazione tra l’intervento dentistico e la malattia, ipotesi che ha portato Lechner ad individuare 14 punti di infezione nella mascella, sotto i denti e all’interno dell’osso. Per fermare l’infezione e impedire che si diffondesse in tutto il corpo, sarebbero stati necessari quattro interventi chirurgici. Ma poichè si trattava di medicina alternativa, peraltro in un paese straniero, l’ex giocatore non poteva godere di alcun rimborso. Da qui la necessità di raccogliere fondi, necessità che si concretizza in una richiesta di 300.000 euro lanciata sul sito “Go Fund Me”.
La richiesta scatena un’ondata d’indignazione nella comunità medica francese. In un’intervista riportata da più media, il medico Vincent Meininger (che si occupa di SLA da 40 anni) definisce questa storia “Una delle peggiori truffe mai viste. Capisco che per Golmard sia terribile, ma non posso tollerare una cosa del genere, è pazzesco! Tutti i pazienti si domanderanno perchè non facciamo una cura del genere. So di molti malati che si sono recati in certe cliniche dei miracoli, a Dusseldorf e altrove, ma sono tutti morti. Per me è un’enorme truffa”.

A distanza di tre anni non è, purtroppo, difficile rendersi conto di quanto fossero tristemente profetiche le parole del medico francese. La dolorosa vicenda di Golmard si inserisce nel solco di un annoso dibattito che continua ad interessare trasversalmente la società contemporanea, ovvero il ricorso alla medicina alternativa. Molto spesso, infatti, persone gravemente malate, spinte dalla tentazione di aggrapparsi a una prospettiva di guarigione, finiscono per affidarsi a personaggi poco raccomandabili che promettono cure miracolose, pur fondandosi su teorie prive di qualsiasi riscontro scientifico.

Non c’è dubbio, tuttavia, che non per questo sarà ricordato Jérôme Golmard. Il tennista francese sarà, infatti, ricordato per il grande coraggio con il quale ha affrontato una malattia terribilmente logorante e dolorosa, lo stesso coraggio che mostrava nel buttarsi a rete non appena il suo avversario accorciava lo scambio.

7 commenti

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  1. Vincenza Scognamiglio - 3 settimane fa

    Riposa in pace campione

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  2. Fabrizio Cesari - 3 settimane fa

    Ciaooo IMMENSOOO

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  3. Eugenia Favaloro - 3 settimane fa

    Tristezza infinita

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  4. Giuliana Cau - 3 settimane fa

    Malattia molto brutta ed estremamente difficile per chi la subisce e chi assiste. Possa riposare finalmente in pace, il povero Jerome.

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  5. Camolli Marco - 3 settimane fa

    R.I.P

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  6. Virginia Valdinocci - 3 settimane fa

    dispiciutissima!!

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  7. Stefano Vettore - 3 settimane fa

    Cazzarola … mi spiace molto per lui che s e’ andato cosi’ presto

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