Serena Williams, 33 anni e non sentirli

Serena Williams, 33 anni e non sentirli

Da bambina, viveva, tra gli spari di Los Angeles, all’ombra della sorella maggiore Venus e soffriva di scarsa autostima; ha amato il tennis fin dall’inizio, ha maturato una forte competitività per un profondo desiderio di emulazione. Serena Williams è questo, e molto altro. di G.Lupi

Serenona, la pantera americana ha compiuto ieri 33 anni, ma più passa il tempo, più sembra giocare meglio. Gli anni iniziano a farsi sentire, ma la voglia di competere sembra ancora non voler svanire. A Settembre ha vinto il suo sesto Us Open, diciottesimo Slam in singolare, trentatreesimo in totale nel suo invidiabile e cristallino palmarès, ma nonostante ciò non vuole arrendersi nè ha la minima voglia di abdicare in favore delle più giovani rivali. “ll fatto di giocare di meno, in tutta la mia carriera, mi ha aiutato senza dubbio ad avere una carriera più lunga. E penso che anche il prossimo anno voglia giocare al top soprattutto i grandi tornei per battere ancora qualche record: io mi alleno sempre duramente e non ho voglia di smettere”, ha affermato Serena durante una conferenza stampa a Wuhan.

Il suo obiettivo probabilmente è giocare a questi livelli per almeno altri 2 anni, fino alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, come il suo coetaneo Roger Federer. Due carriere diverse, ma eclettiche: altalenante e ricca di peripezie quella dell’americana, costante e principesca quella dello svizzero. Tuttavia il 2014 della stella americana non è stato per nulla facile. Eliminata prima dei quarti di finale in 3 dei 4 tornei dello Slam, ha dovuto affrontare scottanti delusioni, culminate a Wimbledon con un emblematico ritiro, ambiguo e misterioso, in seguito al quale i dubbi sulla sua supremazia iniziavano ad insinuarsi anche nella sua mente, oltre che in quella dei milioni di appassionati. Problemi fisici o appagamento da successo, tutti ostacoli messi alle spalle, sembrerebbe.

Un dominio assoluto quello della Williams che però è un dominio di famiglia, visti gli anni in cui Venus ha diviso con la sorella più piccola il controllo incontrastato del mondo WTA. Poi l’avvento di Justine Henin, Kim Clijsters, Lindsay Davenport, Ameliè Mauresmo, Maria Sharapova che hanno, nel loro piccolo, contribuito a rendere il tennis femminile uno sport competitivo ed avvincente ed a portarlo in auge. In molti sostengono che Serena abbia approfittato di una mancanza di rivali del suo stesso calibro, negli ultimi due anni, per incrementare le sue vittorie. Ma in realtà, se da una parte è palese che il tennis femminile stia pian piano attraversando una fase di ricambio generazionale, dall’altra bisogna ricordare, ad onor di cronaca, che gli infortuni hanno limitato la carriera di Serena, non ultima l’embolia polmonare a causa della quale sembrava dover appendere definitivamente la racchetta al chiodo.

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Si è rialzata da episodi familiari e di salute gravi, ed adesso sta recuperando tutti gli anni persi. Con il sorriso, con una maggior consapevolezza e maturità tennistica e senza prefiggersi obiettivi precisi, ma vivendo il circuito come viene. I tempi in cui si allenava nei ghetti americani con papà Richard sembrano acqua passata ed insieme a Venus stanno vivendo una seconda giovinezza, o se si preferisce, una seconda vita, nella quale finalmente sono loro stesse le artefici, grazie ad un’esperienza acquisita nel corso degli anni.

Serena Williams è questa, e molto altro. La numero uno del mondo, mito di imbattibilità, troppe volte accusate di aver rovinato il tennis con i suoi bicipiti ed aver abbandonato l’era dei gesti divini. Da bambina, viveva, tra gli spari di Los Angeles, all’ombra della sorella maggiore Venus e soffriva di scarsa autostima; ha amato il tennis fin dall’inizio, ha maturato una forte competitività per un profondo desiderio di emulazione. Ha dovuto respingere accuse ingiuste dentro e fuori dal tennis, ha avuto periodi di depressione, anche dopo la morte violenta della sorella Yetunde. Serena, insaziabile romantica, è alla ricerca continua della sua identità, comprese le visite in Africa per esplorare le sue radici, ricerca che ha richiesto del tempo, ma che ha dato i suoi primi frutti trionfalmente. Il nostro augurio va oltre un semplice “buon compleanno”. Auguriamo a Serena una vita serafica, rosea e ricca di soddisfazioni, giusta ricompensa per un passato tutt’altro che raggiante. Ora è il suo momento. Ad maiora Serena!

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Giorgio Lupi

(Twitter: @lupi_giorgio e @Serena_VenusFan)

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