Il decimo e ultimo Roland Garros dello zio Toni

Il decimo e ultimo Roland Garros dello zio Toni

Il decimo Roland Garros di Nadal è stato l’ultimo dello zio Toni che a fine anno smetterà di seguirlo per concentrarsi esclusivamente sull’accademia fondata dal maiorchino.

La decisione era già stata presa a Melbourne durante gli Australian Open quando Toni Nadal aveva salutato tutti gli organizzatori perchè sapeva che quella sarebbe stata l’ultima edizione al fianco del nipote Rafa. Così come in Australia, anche a Parigi lo storico coach non tornerà l’anno venturo avendo maturato (congiuntamente con tutta la famiglia Nadal) la decisione di concentrarsi sull’accademia fondata l’anno scorso e smetterla così di seguire il numero due del mondo nei torneo durante la stagione.

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DIECI ROLAND GARROS – Così come per Nadal giocatore, la vittoria di ieri è valsa anche per lo zio Toni il decimo Roland Garros avendo seguito il maiorchino fin da quando era bambino. Dal primo successo nello slam francese datato 2005 a soli 19 anni, molte cose sono cambiate nel gioco di Nadal soprattutto a causa degli infortuni dell’ultimo periodo, ma la voglia di vincere che lo zio ha sempre trasmesso al nipote ha fatto sì che il mancino spagnolo abbia sempre trovato la forza per superare ogni difficoltà.

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MOTIVATORE – Oltre l’aspetto tecnico, la vera forza dello zio Toni è sempre stata quella di motivare al massimo Nadal alzando l’asticella del suo tennis giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Già da quando era bambino Toni ha sempre insistito nel far giocare Nadal con la mano sinistra per avere “il vantaggio dei mancini” nonostante Rafael non sia propriamente mancino.

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IL MIGLIOR ALLENATORE – Toni Nadal ha anche un invidiabile primato: essere l’allenatore di tennis più vincente della storia. Con il dodicesimo slam di Rafa (il Roland Garros 2013) infatti Toni ha superato in questa particolare classifica Lennart Bergelin, coach di Björn Borg, fermo a 11 major.

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IL FUTURO – Toni seguirà Nadal fino alla fine della stagione per poi dedicarsi esclusivamente all’accademia che il tennista spagnolo ha fondato l’anno scorso. L’aver plasmato un simile campione (a detta di Toni il lavoro più importante è stato tra gli otto e diciassette anni a livello mentale) rappresenta il più grande merito per un allenatore e, a maggior ragione, per uno zio. In un’ intervista rilasciata al termine della premiazione Toni ha detto che gli piacerebbe tornare a fare l’allenatore a tempo pieno in futuro, magari seguendo un giovane lanciato dalla scuola a Maiorca.

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