Dopo una partenza incerta, Jasmine Paolini ha ritrovato il sorriso — letteralmente — per conquistare l’accesso al secondo turno di Wimbledon. La numero uno azzurra ha superato Anastasija Sevastova in tre set (2-6 6-3 6-2), dimostrando ancora una volta quella resilienza mentale che l’ha portata tra le protagoniste del tennis mondiale. Ma nonostante la rimonta e le aspettative legate alla storica finale dello scorso anno, Paolini resta con i piedi per terra: “Pensare troppo avanti è pericoloso”, ha sottolineato più volte in conferenza stampa.
“Sorridi lo stesso”: il segreto mentale di Jasmine
La vera svolta del match è arrivata nella testa, prima ancora che nella tecnica. Dopo un primo set disastroso, Paolini ha cercato di cambiare approccio mentale: “Cercavo di dirmi: ‘Non importa, sorridi lo stesso’. Le cose stavano andando male, allora ho provato a rilassarmi un po’. Pensavo: ‘È una brutta giornata, ma sei qui. Se perdi, perdi solo una partita di tennis’”. Un atteggiamento che, come lei stessa ha ammesso ridendo, è più facile a dirsi che a farsi: “Anche se oggi, sinceramente, è stato davvero difficile trovare quel sorriso”.
Il sorriso non è solo un gesto, ma un’arma per alleggerire la pressione. E proprio la gestione delle pressioni è diventata una delle chiavi del percorso di Paolini, che ammette: “Tenere le aspettative basse mi aiuta. È ovvio che tengo molto a far bene, ma cerco di pensare partita dopo partita. L’erba è una superficie dove può succedere di tutto”.
Nessun confronto col passato: “Ogni anno è diverso”
Sebbene il pubblico e gli addetti ai lavori si aspettino un’altra corsa memorabile come quella del 2024, Paolini invita a non fare paragoni: “Questo è un anno nuovo, ed è inutile fare confronti con la finale della passata edizione. Cerco di portarmi dietro le sensazioni positive, ma ogni stagione ha la sua storia”. Anche il suo esordio quest’anno non è stato brillante, e lei non lo nasconde: “La prima partita è andata malissimo, ho fatto tanti errori. Ma spero di trovare un po’ più di livello nel prossimo match. L’anno scorso era successo lo stesso: poi, partita dopo partita, avevo trovato ritmo”.
Contro Sevastova, il tennis non è stato dei migliori — specialmente nei primi due set — ma la tenuta mentale ha fatto la differenza. “Oggi non sono riuscita a esprimere il mio miglior tennis, però sono contenta di come è finita. Meglio vincere male che perdere giocando bene”, ha detto con onestà.
Il doppio come palestra per il singolare
Parte del merito della sua crescita, secondo Paolini, va anche all’esperienza nel doppio, soprattutto con Sara Errani, con cui ha vinto cinque titoli nell’ultimo anno, inclusi quelli olimpici. “Il doppio mi ha aiutato molto, soprattutto con volée e servizio. Hai più possibilità di andare a rete, rispondere, servire. Tutti aspetti utili anche nel singolare, specie sull’erba”.
Anche se non è ancora certo quando torneranno in campo insieme, Paolini è convinta che un’altra partita di doppio sull’erba possa farle bene: “È sicuramente una cosa positiva per prendere confidenza con la superficie”.
Obiettivo: ritrovare il proprio livello
La prossima avversaria sarà Kamilla Rakhimova, una giocatrice che Jasmine conosce bene: “È regolare, solida. Dovrò sicuramente limare un po’ gli errori”. L’obiettivo dichiarato? Non è una vittoria o un turno preciso, ma qualcosa di più profondo: “Spero di riuscire a portare un buon livello in campo. Sentirmi bene mentre gioco, avere buone sensazioni e poter fare partita con tutte”.
Con lucidità e una rara autoironia, Paolini si conferma un’atleta che ha imparato a convivere con le aspettative senza esserne schiacciata. Il sorriso, a Wimbledon, può essere un’arma vincente. E Jasmine, anche nei momenti più difficili, non se lo dimentica.


