La legalizzazione e i suoi effetti sullo Slam newyorkese
Dal 2021 a New York è consentito fumare cannabis a scopo ricreativo per le persone maggiorenni. Una scelta legislativa che ha avuto ripercussioni anche sullo sport, in particolare sullo US Open, dove diversi tennisti hanno denunciato il fastidio per il persistente odore di marijuana nelle aree di Flushing Meadows. L’aroma, avvertibile tanto nei campi di allenamento quanto durante i match ufficiali, è diventato un elemento ricorrente nelle conferenze stampa dei giocatori.
Le parole di Djokovic
Il più diretto è stato Novak Djokovic, che non ha nascosto il proprio disagio: “Si sente, non è che non si senta. Qui più che altrove. A volte dà fastidio, a volte meno. Personalmente non mi piace nemmeno quell’odore, anzi lo definirei puzza. Ma qui è permesso, bisogna accettarlo così com’è”.
Nonostante la situazione, il campione serbo ha continuato il suo percorso nel torneo, sottolineando dopo la vittoria in rimonta contro lo statunitense Zachary Svajda che il suo obiettivo resta sempre quello di “trovare il modo di vincere, anche nei giorni in cui non si riesce a esprimere il proprio miglior tennis”.
Ruud e altri giocatori in difficoltà
Anche Casper Ruud si è unito al coro di critiche, dichiarando che “la cosa peggiore di New York è l’odore di cannabis. È ovunque, anche dentro al torneo. Non è divertente per noi giocatori dover inalare l’odore mentre siamo già stanchi”. Il norvegese ha sottolineato come non vi sia molto da fare, a meno di un improbabile cambio legislativo.
Già in passato altri colleghi avevano ironizzato sul tema. Alexander Zverev, ad esempio, aveva scherzato sulla vicinanza della Court 17 al parco Flushing Meadows-Corona: “La pista 17 odora come la stanza di Snoop Dogg. Sono felice per loro”.
Un contesto difficile per la concentrazione
Il problema non riguarda soltanto la cannabis. L’ex finalista di Wimbledon Agnieszka Radwanska ha ricordato come l’ambiente del torneo newyorkese sia in generale più caotico rispetto ad altri Slam: rumore costante, traffico, odori di cibo e distrazioni continue. “Tutto ti toglie energia e la assorbe. Non è solo la marijuana, è un insieme di stimoli che rendono complicato giocare al massimo livello”, ha spiegato.
Conclusione
Il dibattito sulla cannabis allo US Open riflette un contrasto evidente tra la normativa cittadina e le esigenze degli atleti di alto livello. Se da un lato la legge newyorkese tutela la libertà dei cittadini, dall’altro i professionisti dello sport si trovano a convivere con un contesto che influisce sulla concentrazione e sulle prestazioni. Djokovic e Ruud hanno acceso i riflettori su un tema che va oltre il tennis: il delicato equilibrio tra libertà individuale e rispetto per chi lavora, anche in uno dei palcoscenici sportivi più prestigiosi del mondo.


