La confessione di Alison Van Uytvanck: dopo il bullismo, il coming out e una nuova rinascita

La confessione di Alison Van Uytvanck: dopo il bullismo, il coming out e una nuova rinascita

La 25enne tennista belga racconta la sua storia su ‘Behind the Racquet’: “Da piccola ero vittima di bullismo ogni giorno da parte degli altri ragazzini: dicevo che ero brutta e piangevo ogni giorno, senza avere il coraggio di parlarne con nessuno. Non avevo più fiducia in me stessa e nel mio tennis. Ma poi…”

di Michele Alinovi, @MicheleAlinovi1

Ormai sono tantissimi i tennisti che si sono confessati all’interno di “Behind The Racquet“, il progetto, creato prima su Instagram e poi tramite un blog, del tennista americano 23enne Noah Rubin, dove i giocatori hanno occasione per confessarsi e parlare di temi personali, spesso seri, al di là dei loro risultati in campo. La statunitense Nicole Gibbs ha parlato, per esempio, della depressione che la attanaglia sin da quando era piccola, mentre il tedesco Dustin Brown ha spiegato le difficoltà di un ragazzino di colore ad integrarsi in un Paese occidentale come la Germania.

L’ultima “confessione” è stata quella della 25enne belga Alison Van Uytvanck, vincitrice di 5 titoli Wta e con un best-ranking alla 37esima posizione. La Uytvanck, una delle poche tenniste dichiaratamente gay, ha parlato del bullismo di cui è stata vittima da ragazzina. Qui il suo discorso integrale:

“Avevo circa 10 o 11 anni quando arrivai in treno, per la prima volta, al Centro federale del tennis belga. Capii immediatamente che l’ambiente non era quello che mi aspettavo. Fui vittima di bullismo ogni giorno da parte degli altri bambini, soprattutto maschi. Mi prendevano in giro per i miei capelli e mi facevano sentire molto triste. Non mi sono mai sentita così sola, incapace di parlare davvero ai miei genitori. Sentivo che se avessi parlato di bullismo nei miei confronti, soprattutto ai miei genitori, avrei reso loro la vita più difficile, e questa era l’ultima cosa che voleva. Dopo circa un anno di sopportazione silenziosa, ne ho parlato con i miei allenatori: loro hanno riferito il problema agli altri ragazzi e ciò è stato d’aiuto solo per un paio di giorni, poi è tornato tutto come prima. Non potevo contare su nessuno e così mi ritrovavo a piangere nella mia stanza, giorno dopo giorno. Finì quando mi cacciarono via dalla Federazone: ero spesso infortunata e i dirigenti non credevano in me e nei miglioramenti del mio tennis.

Fu il periodo più duro della mia vita, ma ha contribuito a fare di me la persona che sono oggi. C’è voluto molto tempo per superare tutto questo: la mia autostima era molto bassa e avevo smesso di credere in me stessa. Ormai pensavo avessero ragione gli altri bambini, che mi avevano ripetuto continuamente che non ero attraente, e ciò influì negativamente sulla fiducia nel mio tennis. Mi rivolsi a diversi psicologi, le prime persone con le quali ebbi la possibilità di aprirmi totalmente. Come molti sanno, feci coming out circa 3 anni fa, quando avevo 22 anni. Tutto quello che avevo passato mi diede il coraggio di aprirmi sulla mia sessualità e fortunatamente avevo una compagna, Greet Minnen, che è stata al mio fianco negli ultimi tre anni. Lei ha contribuito tantissimo alla mia crescita ed è una delle persone grazie alle quali sono felice oggi. Lei è stata una delle prime persone, al di fuori della mia famiglia, che mi ha dato fiducia e mi ha detto che ero bella così come ero, compresi i miei capelli. Finalmente mi sentivo accettata da qualcuno.

Insieme abbiamo avuto la bellissima esperienza di giocare il doppio insieme nello scorso Wimbledon. Oggi è bellissimo sapere di essere supportata da così tanta gente in tutto il mondo. Quando dichiarai la mia omosessualità ebbi un supporto positivo sui social media: ciò mi sorprese moltissimo. Ora mi sento totalmente me stessa, faccio quello che amo fare, compresa la partecipazione al Pride Day durante gli Us Open. Dopo aver passato tutte queste esperienze, mi sento di condividere la mia storia con altre persone. Io e la mia ragazza a volte ci alleniamo ancora alla Federazione e cerchiamo di parlare sempre con tanti bambini. Diciamo loro che è molto importante mostrare rispetto e che se hanno bisogno di qualsiasi forma d’aiuto e se hanno domande, noi siamo lì per rispondere. Abbiamo già aiutato alcuni ragazzi a superare ostacoli nella loro vita. Ecco perché quello che stiamo facendo merita di essere fatto. Ogni volta che mi demoralizzo, penso a quel bambini che mi hanno bullizzato, loro che venivano considerati “con più potenziale”, e ora non giocano più a tennis. Io, invece, eccomi ancora qui!”.

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“I was around ten or eleven years old when I first went to the Belgium Federation to train. I quickly realized it was not going to be what I thought it would. I began to be bullied every day by the other kids, who were mostly guys. They would constantly make fun of my hair and it would make me feel miserable. I never felt so alone, having no friends and unable to really talk to parents. I felt like opening up about my bullying, especially to my parents, would just make other people’s lives tougher and I never wanted that. After about a year of dealing with this I finally said something to the coaches. They spoke to the kids about the issue, which only helped for about two days until it went back to ‘normal’. I had no one to lean on for help and found myself crying in my room day after day. It came to an end when I was kicked out. Beyond not fitting in I was consistently injured and the people at the top didn’t believe in me and how my tennis was improving. It was the toughest moment of my life, but has made me the person I am today. It took some time to get passed the experiences I dealt with. My self esteem was very low and I stopped trusting myself. I started to believe the kids that once told me that I actually wasn’t beautiful and it led to my lack of confidence in tennis. I first spoke to many psychologists about my traumas, who really were the first people I opened up to. As many know, I came out about three years ago, when I was 22. From what I went through it gave me the courage to open up about my sexuality, which I was nervous to do. I have been fortunate to find my girlfriend, Greet Minnen, who I have been with for the past three years now. It was nice to know that my parents dealt with me coming out well, they just wanted me to be happy and healthy. My girlfriend is a huge piece of why I am so happy today. She is one of the first people, outside my family, to give me confidence and tell me I’m beautiful just the way I am, including my hair. I finally felt accepted by someone. We also had the amazing opportunity to play doubles together in this past Wimbledon…” @alison_van_uytvanck Read full story at behindtheracquet.com (link in bio)

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