L’anti-doping non si ferma neanche col coronavirus

Lo sa benissimo Alison Riske che sabato mattina si è vista arrivare all’alba il “solito” controllo anti-doping, nell’indifferenza fra l’altro della situazione attuale e delle misure di sicurezza basilari, come lamenta il marito della tennista. La tennista americana solo nel 2019 ha avuto bel 28 controlli.

di Anna Lamarina, @annalamarina

In questi giorni di emergenza-totale-coronavirus, in cui persino gli Stati Uniti si sono decisi a dichiarare lo stato di emergenza e in cui lo sport tutto  è letteralmente in stand by da diverse settimane,  l’ultima cosa che un tennista forse si aspetterebbe è un controllo antidoping.

E invece un controllo anti-doping è esattamente quello che ha subito sabato mattina all’alba la tennista americana Alison Riske. La Riske, in realtà, è già da un po’ nell’occhio del ciclone. Nel 2019 infatti ha subito ben 28 controlli da parte della WADA e dell’ USADA. Questa volta però, secondo la Riske e il marito, la situazione è apparsa addirittura grottesca “Adoro il fatto che mi sveglino proprio adesso per i controlli antidoping” scrive infatti non poco ironicamente la n°18 del mondo sul suo account Twitter

E persino suo marito, Stephen Armitraj -nipote di Vijay, vincitore di 32 tornei fra singolare e doppio- sembra non farcela più “Pandemia globale, stato di emergenza dichiarato negli Stati Uniti e in Florida, circuiti ATP e WTA sospesi, auto-isolamento” ha rincarato la dose con un altro tweet. Poi infastidito dalla poca opportunità e dal  rischio da parte dagli enti nel mandare in giro per il mondo i propri dipendenti venendo meno inevitabilmente alle distanze di sicurezza stabilite di circa due metri  “Secondo loro  è sicuro andare di casa in casa per fare i controlli antidoping agli atleti? Interrompete questa pratica e riprendetela quando il prossimo torneo sarà confermato”

Purtroppo però non si sa quando il mondo del tennis potrà rimettersi in pista. Le ultime notizie parlano di rinvio del Roland Garros a Settembre e di Wimbledon.

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