Andy Murray si racconta al Daily Mail

Andy Murray si racconta al Daily Mail

di Yuri Benaglio, @oceano_di_gomma

Andy Murray ha concesso nelle scorse ore una lunga e splendida intervista al “Daily Mail“. La mente e le domande non potevano non volare sulla recente finale dell’Australian Open disputata contro Djokovic. Dopo due set intensi e tesi, Murray ha ammesso di aver fatto volare la mente troppo oltre. “Oddio, questo trofeo potrebbe essere mio”. Quando vede il match sfuggire di mano Murray si abbandona spesso a un’ingiustificata furia. E ha raccontato lui stesso, con lucidità disarmante, le dinamiche mentali che si vengono a creare in momenti di tale tensione. “Le persone non vogliono comportarsi in questo modo in situazioni di pressione ma a volte, purtroppo, lo fanno. Devo solo dare la colpa a me stesso ma in qualche modo è naturale. E’ un qualcosa su cui sto lavorando costantemente, nella speranza di migliorare. Non sto assolutamente sottovalutando la questione dicendo a me stesso che non è niente”.

Sa che di auto-sconfitta si può parlare. Le urla contro se stesso, il volto segnato dalla rabbia, le grida in direzione del suo team e della sua fidanzata, Kim Sears. “Sono imbarazzanti le cose che dico in campo. Mai e poi mai parlerei così a qualcuno fuori, che sia in un ristorante o nella vita di tutti i giorni, mai lo farei. Sono estremamente autocritico, ma ho imparato come la parte emozionale del cervello prenda il sopravvento e che quello che cerchiamo di fare è incolpare altre persone dicendo a noi stessi che non è colpa nostra. Ma lo so molto bene: quando esco dal campo, la prima persona che incolpo sono proprio io. Non vorrei dire nulla di sbagliato a nessuno mentre gioco, ma succede. Magari mi dico che ho sbagliato un rovescio perché non ho fatto abbastanza pratica, pur sapendo che non è così, che è del tutto irrazionale come cosa”.

Per capire meglio Murray e la sua delicata personalità, serve anche capire qualcosa sulla sua attuale allenatrice, Amelie Mauresmo, e sul perché Murray abbia scelto di collaborare con lei nel giugno dello scorso anno. Molti pensavano che questa partnership avrebbe fallito. E, forse, molti speravano proprio che fallisse. Mauresmo è sempre stata una donna di spessore: nel 1999, in conferenza stampa all’Australian Open, confessò (aveva 19 anni) la propria omosessualità mentre le varie Davenport e Hingis, non certo due grande signore, facevano inopportuni paragoni con il genere maschile. Murray è rimasto profondamente ispirato dalla storia della Mauresmo. Ha chiesto un incontro con lei ed è rimasto folgorato dalle sue parole. Ha apprezzato tantissimo, in primis, la serenità raggiunta da colei che sarebbe diventata il suo mentore. “Ascoltava ogni cosa che dicevo. Mi lasciava parlare anche a lungo, era attenta e concentrata. Non parlava sopra, è molto sensibile. In più, è stata una grande giocatrice capace di variare molto il gioco. A meno che io non farò il Grand Slam con lei, tutti diranno che è stato un insuccesso la collaborazione con lei e che non è un buon coach. Ma io so la verità. So di aver avuto un gran successo con Lendl. Ma era il coach perfetto? No. E’ stato un grande coach? Assolutamente sì. Aveva grandissime qualità ma anche delle cose che non andavano bene. Amelie, invece, è passata attraverso molte cose in quanto essere umano e ha gestito molte questioni della sua vita durante la fase della sua carriera, e anche molto bene. Forse la gente dimentica che è stata numero 1 al mondo e che ha vinto due Slam“.

Sono mesi, ormai, che Murray è costretto a difendere la sua allenatrice dalle critiche e la sua posizione in tal senso. E lo fa con una sincera ammirazione che non può non lasciare stupiti. “Quando sono stato umiliato da Federer nelle ATP Finals sono rimasto sconvolto dalle critiche che ha ricevuto. Non c’erano domande su nessuno del mio team, tranne ovviamente che su Amelie e sulle sue colpe. Dicevano che ero confuso, che non avevo identità e che lei non era adatta a questo ruolo. Io non capivo proprio questa cosa. Non avevo mai visto nulla del genere con altri coach. Non è giusto”.

Murray, a 27 anni, ha raggiunto una consapevolezza nuova e sembra avere le idee chiare anche sul rapporto con i media. “Non permetterò più a me stesso di essere colpito dall’interesse che i media dimostrano per la mia vita privata. Non abbiamo annunciato nessuna data di matrimonio, lo hanno fatto gli altri per noi. E, quando sono in giro, capisco che la mia fidanzata possa essere ripresa sul grande schermo. Ma quando torno a casa, non voglio proprio che i fotografi ci seguano mentre portiamo a spasso il cane. Ma è parte del tutto, non lo gradisco ma lo capisco. Ora so ridere di questo, un tempo non ci riuscivo. Non mi irrito più per le cose riportate male, ma so che per chi mi sta attorno è più difficile abituarsi alla cosa”.

Ora non resta a Murray che cercare di colmare il gap con i tre mostruosi fenomeni capaci di dominare letteralmente questa epoca. “Ho dovuto chiedermi come rimediare a questo distacco. Nella finale in Australia avrei dovuto essere un po’ più forte. Ma questi ragazzi sono davvero incredibili, capaci di migliorarsi ad ogni anno che passa”.

Dichiarazioni di grande umiltà. Forse Murray ignora di far parte a pieno diritto (seppur meno titolato) dei cosiddetti “Fab 4”. Non è il suo stile ricordarlo, però. Forse ora la sua carriera e vita sono entrate in un’altra dimensione. Esattamente come quella instabile ma guerriera Mauresmo capace di raggiungere grandi risultati nella parte conclusiva della sua splendida e sottovalutata carriera.

E dopo un’intervista tanto sincera, non resta che augurare il meglio ad Andy Murray.

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