Cincinnati Open, il bilancio di un torneo contrassegnato dai ritiri 

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Il Master 1000 di Cincinnati chiude i battenti con un bilancio che mette in evidenza i numerosi ritiri. 

L’inizio del torneo 

L’inizio del torneo di Cincinnati non è stato dei migliori sia per i colori azzurri sia per altri. 

La nota comune sin dai primi giorni è stata quella dei ritiri, quasi ogni giorno qualcuno dava forfait. 

Una condizione quasi insolita per un Master 1000, che ha visto il ritiro di sette giocatori, portandolo ad entrare nel novero dei tornei caratterizzati dai maggiori ritiri nella cosiddetta Era Open. 

La causa principale di queste defezioni sembra sia da attribuire al caldo intenso che ha colpito l’Ohio, considerando che negli anni precedenti una situazione del genere non si era mai verificata. 

Il prosieguo del torneo 

Non è stato da meno il prosieguo del torneo, i giocatori, anche se non si ritiravano, avevano sempre da lamentarsi per le condizioni climatiche, sulle quali gli organizzatori di sicuro non potevano fare molto, fanno parte della natura, che decide da par suo. 

Sul piano del gioco le aspettative sono state grosso modo confermate, sin dagli esordi si profilava un arrivo in finale dei “primi della classe”, i quali attualmente non hanno molti rivali nelle persone degli altri partecipanti ai vari tornei e Slam. 

“Come più volte rimarcato, siamo entrati nella cosiddetta era dei “big two”, che ha sostituito la precedente era dei “big three”. 

Novak Djokovic, dei tre, è l’unico in attività, dopo il ritiro di Roger Federer nel 2022 e di Rafael Nadal nel 2024. 

Nonostante questo, il Campione serbo non partecipa sempre ai tornei, ultimamente ha concentrato i suoi sforzi e le sue fatiche negli Slam. 

L’epilogo del torneo 

L’epilogo del torneo è stato dei peggiori, quello che nessuno mai vorrebbe vedere, il ritiro in finale di uno dei contendenti. 

Quest’anno a Cincinnati è accaduto, il giorno della finale ha visto uno stremato Jannik Sinner costretto a gettare la spugna dopo ventitré minuti di gioco, quando perdeva 5-0 nel primo set. 

Mi dispiace, non ce la faccio. Mi sento male, non posso muovermi”, le parole del numero uno del mondo prima di annunciare il suo ritiro, alle quali si sono aggiunte le sue scuse al pubblico nel discorso a margine della premiazione. 

Gli ha fatto eco un rammaricato Carlos Alcaraz, il quale, sia subito dopo il ritiro del tennista altoatesino, sia nel suo discorso post premiazione, ha sottolineato di non essere affatto contento del mondo nel quale aveva vinto, augurando il meglio al suo avversario e amico.

A proposito di questa spiacevole situazione che ha contrassegnato la finale del Cincinnati Open, mi sembra oppurtuno ribadire come scritto in precedenza in altri articoli, il fatto che il tennis odierno abbia come caratteristica gli impegni ravvicinati, una condizione non favorevole ai giocatori. 

E’ vero che coloro che non vogliono partecipare non sono obbligati a farlo, però è anche palese che i top ten se non partecipano perdono terreno in quella che prende il nome di classifica ATP Ranking, rischiando di perdere preziose posizioni. 

Nel partecipare, il rovescio della medaglia è rappresentato dal rischio di doversi ritirare perché stremati, a volte, come nel caso di Cincinnati, ostacolati anche dalle condizioni climatiche sfavorevoli, che se aggiunte alla stanchezza e allo stress hanno di sicuro il loro peso. 

A parte il l’ATP 250 di Winston Salem che si svolge questa settimana, il prossimo imminente e più importante appuntamento sono gli US Open, in programma dal 24 agosto al 7 settembre sul cemento di New York, si spera in condizioni meno proibitive per i partecipanti. 

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