Il 2025 si sta rivelando l’anno della consacrazione per Flavio Cobolli. Dopo un inizio di stagione difficile, segnato da una lunga serie di sconfitte, il tennista romano ha saputo rialzarsi fino a conquistare i suoi primi due titoli ATP, entrare per la prima volta nella Top 20 del ranking mondiale e spingersi fino ai quarti di finale a Wimbledon. Dietro a questa svolta, un cambio radicale nella gestione tecnica e mentale, figlio di intuizioni maturate non solo dal padre-coach Stefano Cobolli, ma anche da due nomi illustri del tennis mondiale: Richard Gasquet e Juan Carlos Ferrero.
Un consiglio prezioso da Richard Gasquet
Il punto di rottura – e al tempo stesso di rinascita – è arrivato dopo un momento particolarmente buio: sette sconfitte consecutive avevano minato la fiducia di Flavio e messo in crisi anche il rapporto col padre, suo allenatore. È stato allora che un inatteso dialogo con Richard Gasquet, poco dopo una vittoria dell’italiano sul francese a Bucarest, ha acceso una nuova luce.
“Mi ha detto che con lui devo avere molta più calma”, ha raccontato Stefano Cobolli nel programma Tennis Talk di SuperTennis. “Gasquet mi ha fatto un discorso complesso, partendo dalle aspettative che c’erano su di lui da giovane. Mi ha fatto capire che in quel momento dovevo lasciar perdere Flavio, smettere di stargli addosso con ansia”. La soluzione? Un silenzio terapeutico.
Padre e figlio hanno continuato ad allenarsi per due settimane senza scambiarsi una parola, lasciando che fosse la musica in campo a riempire lo spazio comunicativo. “Ha funzionato”, ha ammesso con soddisfazione Stefano, sottolineando come quel periodo sia stato l’inizio della rinascita sportiva del figlio.
Il valore degli esempi: Ferrero e l’allenamento con i big
Non è stato solo Gasquet a lasciare il segno nel percorso di crescita del giovane Cobolli. Due o tre anni fa, un altro incontro ha fornito la direzione giusta: quello con Juan Carlos Ferrero, ex numero 1 del mondo e coach di Carlos Alcaraz. “Mi disse che la cosa più importante era far giocare Flavio con i più forti fin da subito. Dovevamo conquistarceli, sia i giocatori che gli allenatori”, ha raccontato Stefano.
Ferrero ha anche fornito i contatti degli allenatori dei primi dieci giocatori al mondo, permettendo a Cobolli di inserirsi nei circuiti di allenamento dell’élite del tennis. Da lì, esperienze fondamentali: dieci giorni a Cincinnati senza gare, ma con sessioni sul campo insieme a Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Grigor Dimitrov. Un’esposizione diretta agli standard più alti del circuito che ha accelerato il processo di apprendimento del giovane italiano.
La maturità tecnica e mentale di Flavio
Una delle qualità più evidenti di Flavio Cobolli è la sua capacità di assorbire rapidamente i concetti, applicarli e farli propri. “Ha migliorato tantissimo il servizio da inizio stagione”, ha sottolineato Stefano, rimarcando non solo l’impegno tecnico, ma anche la nuova consapevolezza mentale del figlio. “Ora mi rispetta di più, aumenta la mia credibilità. E in campo io ci tengo a essere l’allenatore, non il padre”.
L’evoluzione di Cobolli non è solo nei colpi, ma anche nel suo atteggiamento: determinazione, disponibilità al lavoro e una maturità crescente lo rendono oggi uno dei nomi più interessanti del panorama tennistico italiano. E mentre il padre-coach si dice convinto che ci siano ancora “molti margini di miglioramento”, i risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta.


