Karim Maamoun, il tennista diabetico

Karim Maamoun, il tennista diabetico

La storia di Karim-Mohamed Maamoun, il tennista egiziano che a diciannove anni ha scoperto di avere il diabete.

di Pierluigi Serra, @pierluigi_serra

La carriera tennistica di Karim-Mohamed Maamoun sarebbe potuta finire sul nascere circa dieci anni fa; infatti, quando al giovane atleta egiziano (allora appena diciannovenne) fu diagnosticato il diabete di tipo 1, i genitori spinsero perché Maamoun abbandonasse lo sport professionistico. All’epoca il giovane tennista di Giza aveva appena concluso la sua carriera da junior e stava cominciando ad affacciarsi sul circuito dei professionisti. Nessuno nella famiglia di Maamoun è diabetico, quindi l’improvvisa diagnosi arrivò come un fulmine a ciel sereno.

“I miei genitori erano preoccupati per la mia salute e all’inizio non volevano che continuassi nel tennis professionistico. Volevano assicurarsi che prima di tutto fossi in salute”, ha dichiarato Maamoun ai microfoni di The National. “Mi ci sono voluti un paio di mesi per abituarmi a tutti i cambiamenti, ho iniziato a regolare meglio le dosi di insulina che dovevo assumere e ho iniziato a capire come avrei dovuto mangiare e come mi sarei dovuto allenare. All’inizio non è stato facile e c’era la concreta possibilità di dover dire addio al tennis”.

Maamoun non si è dato per vinto e ha deciso di continuare ad inseguire il suo sogno di diventare un tennista professionista. Inizialmente, il giovane egiziano era costretto a limitare i suoi pasti in modo da cercare di capire con precisione come controllare i suoi livelli di glucosio, provando, di conseguenza, una continua sensazione di fame. Dopo un po’ di rodaggio, Maamoun è finalmente riuscito a trovare una dieta rigorosa ed equilibrata capace di tenere sotto controllo il livello di zucchero nel sangue.

Al momento, il ventottenne egiziano è il secondo miglior giocatore del suo Paese e occupa la posizione n. 353 della classifica ATP. Nel 2018 è riuscito a prendere parte alle qualificazioni degli Australian Open, mentre quest’anno si è aggiudicato ben sei titoli ITF.

Di recente Maamoun ha raccontato la sua storia su “Behind the Raquet”, la piattaforma online creata dall’ex tennista americano Noah Rubin per dare voce agli atleti che vogliono aprirsi e confrontarsi con il grande pubblico. Maamoun, tuttavia, non è sempre stato così a suo agio nel parlare della sua condizione: “All’inizio non volevo dirlo a nessuno, mi vergognavo e provavo imbarazzo. La vivevo come una maledizione, non come una condizione che può essere controllata è gestita. Non mi sentivo a mio agio nel condividere le mie sensazioni e credevo che fosse meglio tenerle per me”.

Un incidente avvenuto in un torneo in Germania, però, ha costretto l’egiziano a rivelare al suo amico e connazionale Sherif Sabry le sue condizioni di salute. “Un giorno mi sono sentito davvero male, il mio livello di zucchero nel sangue è sceso in maniera significativa. Ero sdraiato a letto con le vertigini e sudavo tantissimo, non avevo idea di cosa stesse succedendo. Gli ho chiesto di procurarmi qualcosa di dolce e sono riuscito ad aumentare un po’ il livello di glucosio. Era evidentemente preoccupato e scioccato nel vedermi tremare dentro al letto, ovviamente non aveva idea di cosa stesse succedendo. Quindi gliel’ho detto ed è stata la prima persona a cui ho parlato della mia salute al di fuori della mia famiglia”, ha ricordato Maamoun.

Il diabete ha avuto inevitabilmente un grandissimo impatto sulla sua vita da tennista professionista: “Il più grande ostacolo è come controllare la situazione durante le partite. All’inizio, controllavo il livello di zucchero nel sangue ad ogni cambio di campo, eseguendo autonomamente il test sulle dita. Ci voleva molto tempo; dovevo avviare il dispositivo, fare il test e infine controllare i valori del glucosio. Non avevo il tempo per riprendere fiato, o per bere acqua, o per pensare al mio piano di gioco, o per valutare la mia strategia. Non avevo tempo per fare nulla”. Adesso, invece, Maamoun indossa un sensore che gli permette di concentrarsi completamente sulla partita e di sfruttare a pieno il tempo di recupero tra un gioco e l’altro.

 

Tuttavia, il tennista egiziano deva ancora fare i conti con l’instabilità della sua glicemia in campo, come si è recentemente verificato in Coppa Davis contro la Slovenia. “Ciò che è successo in Coppa Davis a settembre è stato estremamente difficile da sopportare. Essere costretto al ritiro mentre rappresentavo l’Egitto in una partita importante come quella (uno spareggio ndr) giocata in casa, non è stato assolutamente facile per me”, ha confessato Maamoun.

”È stata una decisione presa tra me, il nostro capitano e l’arbitro di sedia. Mi sono dovuto ritirare perché ero in una situazione molto pericolosa; il mio livello di glucosio era molto alto e non stava diminuendo nel corso della partita. Ho preso la dose di insulina e continuava a non diminuire, stava diventando veramente pericoloso, soprattutto per il cuore e per gli altri organi del mio corpo. È stato difficile, spero che non accada di nuovo. Sto lavorando con il mio medico per cercare di assicurarmi che ciò accada il meno possibile”.

Nonostante tutto, però, Maamoun continua a guardare al futuro con ottimismo: “All’inizio ho visto il diabete come qualcosa di veramente difficile da affrontare e come uno svantaggio nei confronti degli altri giocatori. Ma presto mi sono reso conto che se mangio sano e faccio attenzione riesco a tenerlo sotto controllo. Il trucco è vedere il diabete come il tuo miglior amico, non come una malattia. È una cosa che posso controllare e se lo faccio riesco a condurre una vita normale. Consiglierei ai giocatori di non abbandonare la carriera per un problema del genere; al contrario, lo sport può solo aiutare a migliorare le cose. È importate non lasciare che una cosa come il diabete ti impedisca di inseguire i tuoi obiettivi”, ha concluso Maamoun.

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