Una nuova era più accessibile
Nick Kyrgios è pronto a rientrare in campo al Roland Garros, dove prenderà parte al doppio insieme all’amico e connazionale Jordan Thompson. E, come da tradizione, l’australiano non ha perso occasione per far parlare di sé anche fuori dal campo. Ospite del podcast The Changeover, Kyrgios ha offerto un’analisi pungente e sincera dell’attuale panorama tennistico, confrontandolo con l’epoca in cui era al suo apice.
Per l’ex finalista di Wimbledon 2022, i tornei del Grande Slam oggi offrono maggiori possibilità a un numero più ampio di giocatori. A differenza di dieci anni fa, quando il dominio dei “Big Three” – Federer, Nadal e Djokovic – era assoluto, l’attuale scena è più aperta grazie anche all’assenza o al declino di alcune di queste leggende.
“Penso che quando ero al top della mia carriera, quando giocavo i tornei del Grande Slam, arrivavo al terzo o quarto turno, e sapevo che probabilmente non mi sarei spinto oltre”, ha dichiarato. “C’erano i tre grandi, Murray al suo apice, Wawrinka, Del Potro, Cilic, tutti i grandi giocatori al servizio, Isner, Berdych, Monfils. Era un muro invalicabile.”
Un sogno mancato: giocare oggi al massimo della forma
Kyrgios non ha nascosto un certo rimpianto. Osservando la scena attuale, dominata ma non monopolizzata da giovani campioni come Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, ritiene che l’accesso ai turni finali di uno Slam oggi sia più plausibile anche per outsider di talento.
“Se Sinner o Alcaraz hanno una giornata no, quella sezione del tabellone si apre per tutti”, ha spiegato. Proprio per questo motivo, Kyrgios ha ammesso: “Avrei voluto essere nel mio fiore degli anni in quest’epoca. Penso che oggi avrei fatto il quarto turno o i quarti abbastanza facilmente, per essere onesti.”
E aggiunge, con il suo consueto stile diretto: “Quando vedevi Federer, Djokovic o Nadal nel tuo quarto di tabellone, era come chiedersi: ‘Come voglio tornare a casa stavolta?’. Erano semplicemente troppo forti. Tre dei più grandi di tutti i tempi che lottavano tra loro e ignoravano tutto il resto.”
La rivalità personale con Rafael Nadal
Tra i tre giganti che hanno segnato la sua carriera, uno in particolare ha lasciato un segno più profondo: Rafael Nadal. Kyrgios ha raccontato apertamente la sua antipatia per lo spagnolo, rivelando che il loro rapporto è sempre stato freddo, se non apertamente ostile.
“Io e Roger siamo sempre andati d’accordo, ma io e Rafa proprio no. Non ci piacciamo affatto. Rispettiamo i rispettivi giochi, ma siamo due personalità completamente diverse, due storie opposte”, ha affermato.
Il rapporto difficile ha radici lontane. Kyrgios ha spiegato che, durante i suoi anni in accademia, i coach lo paragonavano continuamente a Nadal, prendendolo come modello assoluto: “Era sempre Rafa, Rafa, Rafa. Dovevi avere il cuore di Rafa, lavorare come Rafa. A un certo punto ero stufo, completamente sopraffatto da quel culto.”
L’antipatia si è poi riversata anche in campo. “Ogni volta che giocavo contro di lui volevo solo distruggerlo. Quando perdevo contro Federer mi dicevo ‘vabbè’, ma con Rafa mi bruciava dentro. Non lo sopportavo.” Un’ostilità che si è tradotta in match ad alta tensione, come l’epica sfida di Wimbledon nel 2019 e l’infuocato incontro ad Acapulco nello stesso anno.
Tra nostalgia e provocazione
Nick Kyrgios si conferma ancora una volta un personaggio fuori dagli schemi, capace di mescolare riflessioni lucide a provocazioni cariche di personalità. Le sue parole non sono solo lo sfogo di un campione in cerca di riscatto, ma anche una fotografia sincera dei cambiamenti che il tennis ha attraversato negli ultimi dieci anni.
In un’epoca dove il ricambio generazionale ha reso il circuito meno prevedibile e più competitivo, Kyrgios si chiede – e fa chiedere a tutti – quanto avrebbe potuto ottenere se avesse avuto oggi la sua miglior versione in campo.


